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Set 13

Tra Gran Bretagna e Unione europea lo spettro dei visti

Fonte: Corriere della Sera

Theresa May

di Paola De Carolis

La premier May cerca un compromesso. Ma Johnson incalza: «Riprendiamo il controllo dei confini». Il ministro degli Interni Rudd: «Il dialogo sulla Brexit va in due direzioni»

 

L’arrivo di un visto per i britannici che vogliono viaggiare in Europa e viceversa «non si può escludere». Il ministro degli Interni Amber Rudd non ha illusioni sulle difficoltà dei negoziati con l’Unione europea in preparazione della Brexit. Se durante il fine settimana è emerso che Bruxelles sta considerando la possibilità di estendere alla Gran Bretagna la tariffa di 60 euro per l’accesso alla zona Schengen, applicabile ai cittadini di alcuni Paesi extracomunitari, Rudd ha precisato che le voci sono «la conferma che il dialogo sull’uscita dall’Unione va in due direzioni».
La Gran Bretagna, ovvero, non può credere di ottenere ciò che vuole senza compromessi. Meglio quindi prepararsi al peggio. «Non credo — ha detto — che sia un risultato particolarmente desiderabile per l’Ue o per la Gran Bretagna, ma dobbiamo poter condurre le trattative liberamente».
Rudd, che ha ereditato la guida dell’Home Office proprio da Theresa May, ha fatto sapere che il suo dicastero sta prendendo in esame una serie di possibilità sui permessi di lavoro per i cittadini Ue. Senza raggiungere la piena libertà di movimento, il governo May sembra interessato a mantenere la porta parzialmente aperta, e se il premier ha escluso un sistema a punti sul modello australiano, sta studiando invece come permettere a ditte e aziende di spostare il personale dall’Ue alla Gran Bretagna senza eccessivi problemi. May sarebbe particolarmente interessata a mantenere agibili i canali di scambio nella scienza e nelle nuove tecnologie.
Il governo, però, non è unanime nell’appoggio alla linea di May. Il ministro degli Esteri Boris Johnson, ad esempio, ha aderito alla campagna «Change Britain», il cui obiettivo è assicurarsi che il premier mantenga le promesse fatte dal fronte del «Leave» durante il referendum. «La Brexit — ha detto Johnson — deve permettere alla Gran Bretagna di riprendere il controllo delle sue leggi, dei suoi confini, dei suoi soldi e del suo commercio». La decisione di Johnson sembra indicare una mancanza di fiducia nell’operato di May e nella strategia che ha intenzione di seguire sulla Brexit. Non sarà solo Bruxelles a darle filo da torcere.

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