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Lug 08

Tasse, il piano della Lega: Flat tax in tre anni con quoziente familiare

Fonte: La Repubblica

l sottosegretario Bitonci parla di aliquota al 15%, iniziando con i contribuenti con redditi tra 35 e 50 mila euro che ora pagano al 24%: costerebbe una decina di miliardi

Dopo la promessa di Matteo Salvini, che si è detto pronto a discutere con la Ue per portare a casa un taglio delle tasse con la Manovra del 2020, è il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, a dare indicazioni un po’ più concrete su come ciò dovrebbe avvenire.
La Lega punta a un “piano triennale” per la flat tax, che parte nel 2020 con un taglio delle tasse per i “redditi tra i 35mila e i 50mila euro” che ora pagano “una aliquota media del 24%”. Bitonci sottolinea all’Ansa che la riduzione cui lavora la Lega avrebbe un impatto anche nella fascia 15-35mila euro, dove si paga in media tra il “16 e il 17%”, mentre tra 0 e 15mila euro l’aliquota media è “il 5,41%”. Nella fase iniziale il 15% si applicherebbe ai redditi individuali, studiando però “una soluzione compatibile con il quoziente familiare”.
In una intervista al Messaggero pubblicata stamattina, lo stesso Bitonci spiegava che sulla riforma fiscale “c’è un tavolo di confronto tecnico-politico aperto al Mef e stiamo valutando diversi modelli”. L’idea di base “è ridurre il carico fiscale sul ceto medio, attraverso la flat tax, in quella fascia di contribuenti che galleggia tra 15 e 50 mila euro. Si tratta di circa 18 milioni di soggetti e al loro interno c’è una fascia di 3 milioni di individui, tra 35 e 50 mila euro, che paga un’aliquota media del 24,9%. E’ evidente che la flat tax, che noi immaginiamo al 15%, deve poter incidere su queste tipologie di contribuenti”.
Secondo le ultime statistiche del Mef sulle dichiarazioni Irpef, tra i 35 e i 50 mila euro di reddito complessivo si trovano quasi 2,9 milioni di contribuenti che assommano redditi per quasi 117 miliardi di euro, con una media poco sopra i 37 mila euro nel primo scaglione (35-40) e poco sopra 44 mila nel secondo (40-50). Sempre il database del Tesoro assegna a queste due fasce di stipendi un reddito imponibile intorno a 109 miliardi, con 26 miliardi di imposta netta per una incidenza intorno al 24%. Livello in linea con quello che ha indicato lo stesso Bitonci. Se dunque, facendo il calcolo per sommi capi, si immaginasse di applicare una imposta del 15% a quell’imponibile, si avrebbe un minor gettito di una decina di miliardi.
Tra le ipotesi in campo, sempre Bitonci ha spiegato al quotidiano che “un passo in avanti potrebbe consistere nell’applicare un’aliquota ridotta del 15% sull’incremento di reddito maturato da un anno all’altro”. Un meccanismo che avrebbe un “impatto positivo nella lotta all’evasione fiscale e potrebbe imprimere una spinta alla produttività”.
Per le imprese, invece, l’idea è andare “verso una ulteriore riduzione dell’Ires, che è già scesa dal 27 al 24% Il traguardo finale è portare l’aliquota al 20% entro il 2021”.

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