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Ott 25

Sui «porti aperti» la prova di una coalizione sfilacciata

Fonte: Corriere della Sera

di Massimo Franco

Il voto del Parlamento europeo ha ieri bocciato l’apertura dei porti alle navi delle Ong, grazie all’astensione dei 5 Stelle. La maggioranza agisce in ordine sparso, ricordando governi passati


Lo sfilacciamento della coalizione è difficile da ignorare. Si manifesta quasi quotidianamente, evocando le convulsioni di precedenti governi, compreso quello di Giuseppe Conte con M5S e Lega. Dall’Europa all’Umbria, i segnali che arrivano mostrano la difficoltà a coordinare una politica comune: a vantaggio delle opposizioni di destra, pure divise. Il voto di ieri del Parlamento europeo che ha bocciato l’apertura dei porti alle navi delle Ong ha lasciato il segno. In più, Forza Italia chiede al Quirinale se il decreto fiscale presenti aspetti di incostituzionalità nel modo in cui prevede manette per gli evasori.
A decidere la vittoria a Bruxelles di un fronte tra Popolari e sovranisti è stata l’astensione dei deputati grillini. Al di là del merito controverso per l’effetto di un eventuale «sì» sugli approdi in Italia, a colpire è stata l’assenza di una strategia comune tra sinistre e M5S. Il risultato è una polemica velenosa; e il depotenziamento dell’accordo di Malta del settembre scorso in materia di redistribuzione e rimpatri dei migranti. La Lega esulta e ironizza sulle istituzioni di Bruxelles dalle quali «ogni tanto» arriverebbero «notizie positive».
La maggioranza M5S-Pd-Iv-Leu, invece, reagisce in ordine sparso. E la spaccatura finisce per dare ragione a quanti diffidano di un’alleanza vera con il Movimento di Luigi Di Maio. È il motivo inconfessato per il quale oggi la coalizione governativa manifesterà in Umbria, regione dove si vota domenica, ma senza Italia viva: uno smarcamento dovuto al timore di una sconfitta probabile, ma non solo. Si tratta di avvisaglie di divergenze politiche destinate a acuirsi.
Il premier Conte ripete di non temere sgambetti da Matteo Renzi, leader di Iv, che cerca di rassicurare quanti nel governo diffidano delle sue intenzioni. E mentre incontra l’arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, Conte nega di essere lì per le Regionali. E declassa il voto di domenica a fatto locale senza riflessi nazionali. È l’opposto di quanto sostengono Salvini e il fondatore di FI, Silvio Berlusconi: forse perché sentono odore di vittoria. Ma è possibile che qualche effetto si produca, soprattutto in caso di crollo dei Cinque Stelle.
A sentire Di Maio ci sarebbe stato un chiarimento con Conte, dopo le tensioni delle ultime settimane. In più, la maggioranza ha avuto buon gioco a sottolineare come il premier abbia chiarito almeno in parte al Copasir gli incontri tra servizi segreti italiani e americani sulla Russia: al contrario di Salvini che sui presunti finanziamenti alla Lega non ha mai riferito al Parlamento. Berlusconi garantisce che Salvini non ha preso soldi: «Me l’ha detto Putin». Parole a doppio taglio, di chi fa capire di avere su questo informazioni di prima mano.

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