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Giu 05

Stati Generali dell’Economia? Si rischiano ambiguità e tempi lunghi

Fonte: Corriere della Sera

di Massimo Franco

Conte ha annunciato che «le migliori forze del Paese» si troveranno a Palazzo Chigi per raccogliere «le idee più efficaci» per il rilancio. Ma pesano le ambiguità nella maggioranza

Quelli che sono stati annunciati pomposamente come «Stati generali dell’Economia», si presentano zavorrati da una serie di ambiguità. Si terranno a Palazzo Chigi con «le migliori forze del Paese per raccogliere le idee più efficaci», spiega il premier Giuseppe Conte.
Si vuole dare il senso di una svolta, e di un governo in grado di gestire non solo l’emergenza del coronavirus, ma anche la fase successiva: una sfida sulla quale perfino nella coalizione si scommette più per necessità e assenza di alternative che per convinzione.
Soprattutto, c’è da chiedersi che cosa farà l’esecutivo se nel mega-vertice sarà sollevato il tema dell’utilizzo del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità: 37 miliardi di euro a disposizione per riformare il sistema sanitario.
A parte il Movimento Cinque Stelle, assecondato almeno in apparenza da Conte, sono tutti favorevoli a chiederlo quanto prima: anche perché permetterebbe di avere denaro liquido entro poche settimane, a differenza di altri fondi europei per i quali si dovrà aspettare come minimo il 2021. L’economista Carlo Cottarelli ha osservato che con il prestito del Mes l’Italia risparmierebbe 5 miliardi di euro di interessi in dieci anni. Le pregiudiziali grilline, però, finora hanno impedito il «via libera», scaricando sul Parlamento la responsabilità di decidere; e senza che il governo abbia offerto un’indicazione univoca. Il M5S ha ribadito il proprio veto ufficiale, sostenendo che il Mes indebolirebbe l’Italia. E il premier ha sottolineato a più riprese che non è quello lo strumento adatto. Si prende, o si perde tempo, a seconda dell’ottica.
La nebbia decisionale acuisce lo scetticismo di chi teme una ripresa segnata da annunci solenni ma circondata da un’enorme incertezza.
I partiti della maggioranza ora assicurano all’unisono che al governo Conte non c’è alternativa, e questo è positivo. Perfino alcuni settori dell’opposizione sembrano rassegnati all’esecutivo nel breve periodo. Ma la novità impone una risposta rapida alle imprese e alle famiglie; e il coinvolgimento dell’opposizione. «Ben vengano le consultazioni del premier», avverte il capogruppo del Pd, Graziano Delrio. Ma «il tempo non è molto e attardarsi nell’elenco delle intenzioni non sarebbe compreso né perdonato». Messaggio chiaro.
La nuova iniezione di soldi decisa giovedì dalla Bce fa dire a Federico D’Incà, ministro grillino per i rapporti con il Parlamento, che in due mesi «l’Europa ha fatto un salto in avanti superiore a quelli di 10 anni». La tentazione, però, è di dedurne che il Mes diventa inutile: tesi condivisa dai leghisti più euroscettici. Eppure, i 172 miliardi del Fondo per la ripresa non arriveranno subito, mentre occorrono interventi veloci.
Si vedrà se con gli «Stati generali» finirà questo limbo, o si aprirà una lunga trattativa destinata a scontentare tutti.

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