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Nov 02

Spiegare l’indipendenza catalana e perché il referendum non risolve il problema

Fonte: sito spagnaitalia

Cercheremo di spiegare brevemente la storia recente dell’indipendentismo catalano, da come questo sia passato dal 13% al 47% , il massimo storico in Catalogna. Parleremo anche del perché l’indipendenza catalana resta un’utopia

La Catalogna è una regione tra le più ricche di Spagna, ha una grande autonomia, ha sofferto come tutti la crisi del 2011 che in Spagna ha interessato tantissimo il mercato immobiliare. Gli attuali politici indipendentisti catalani del ”neonato” Partito PDeCAT leader della coalizione Junts Pel Si, prima facevano parte di un altro partito che si chiamava Convergència Democràtica de Catalunya (CDC) questo partito faceva parte della coalizione Convergencia y Unión. Il vecchio partito, che ha governato la Catalogna della crisi economica, era un partito unionista, non credeva nella scissione e non aveva nessuna intenzione di proclamare un referendum d’indipendenza perché ”avrebbe solamente diviso la Catalogna in due”.
Poco tempo dopo, con la crisi economica le proteste in Catalogna si fecero frequenti, e soprattutto i tagli alla sanità proclamati dal governo regionale (la sanità è competenza della regione catalana), per uscire fuori dal problema Artur Mas e compagnia escogitarono un piano geniale: addossare la colpa al Governo Spagnolo. A quel punto il presidente della regione Artur Ma decise di chiedere maggiori finanziamenti direttamente a Mariano Rajoy : più soldi per la Catalogna, in pieni crisi economica spagnola Rajoy rispose che non poteva finanziare ulteriormente la Catalogna dal momento che non era solo la Catalogna a vivere la crisi ma l’intera Spagna (ed il mondo occidentale).
L’iniziativa di Artur Mas e risposta negativa di Mariano Rajoy fecero infiammare gli animi in Catalogna, Artur Mas divenne un eroe, mai nessuno avrebbe immaginato che un umile presidente di regione potesse andare a chiedere più soldi al Presidente del Governo spagnolo e , dall’altro lato il No del Governo spagnolo venne utilizzato a livello mediatico ed istituzionale per dimostrare che la Spagna sfrutta e maltratta i catalani, utilizzarono cioè un capo espiatorio eccellente: la Spagna ci deruba, se fossimo indipendenti saremmo più ricchi del Qatar. L’idea prese piede, le proteste contro la Generalitat della Catalogna si trasformarono in proteste contro il governo spagnolo, la Diada, che cadde pochi giorni dopo l’impresa di Artur Mas (chiedere più soldi a Rajoy) fu un vero e proprio successo indipendentista. Nel frattempo uscì fuori lo scandalo del 3%, mentre la campagna populista diventava sempre più forte, gli slogan contro la Spagna presero il sopravvento, la Spagna divenne il male assoluto che aveva generato la crisi, i leader indipendentisti sostenevano che i catalani pagano troppe tasse e ricevono pochi soldi dal governo centrale, che il governo centrale stava sfruttando la Catalogna, che in una Catalogna indipendente i cittadini pagheranno meno tasse. Ovviamente, tutti i cittadini di qualunque posto sperduto del mondo vorrebbero pagare meno tasse, vorrebbero essere ricchi e, se arriva un politico che dice loro che pagheranno meno tasse, i cittadini sono già di per sé predisposti a fidarsi, un po’ perché sognare piace a tutti, un po’ per frustrazione e via dicendo, molti cittadini catalani presero per sante quelle parole. Per dare manforte a queste parole, che da sole erano solo parole pronunciate da un politico, la Generalitat iniziò una vera e propria campagna elettorale per l’indipendenza, una campagna elettorale che non si è mai fermata, va avanti da anni. La campagna pro indipendenza è stata, ed è tuttora, molto cara per le tasche dei cittadini spagnoli (anche ai catalani, ovviamente). Da sola, la consulta (o referendum consultivo) del 9 novembre 2014 sull’indipendenza della Catalogna è costata 13 milioni di euro, una cifra assurda. In questi anni i soldi spesi per promuovere la catalanità sono stati sprecati, gettati letteralmente al vento, facciamo alcuni esempi, i più lampanti:

  • finanziamenti a testate giornalistiche e riviste indipendentiste, alcune nate proprio con lo scopo di promuovere l’indipendenza e distribuite gratuitamente sui treni, nelle scuole, nelle biblioteche e nei luoghi pubblici.
  • manifesti pro indipendenza in ogni luogo e in ogni dove
  • finanziamenti ad associazioni pro indipendenza
  • finanziamenti a radio e tv pro indipendenza che hanno creato un clima surreale in Catalogna
  • creazione di programmi scolastici pro indipendenza, con libri di testo ed attività ricreative e sportive pro indipendenza
  • finanziamenti ai partiti extra parlamentari indipendentisti (e talvolta violenti)
  • Per mettere in piedi tutto questo sono stati spesi tantissimi soldi pubblici, pare che l’indipendenza costi ai catalani più di 800 milioni di euro l’anno.
    Non un solo euro è stato mai speso per informare davvero su cosa comporta l’indipendenza, nessun politico ha mai illustrato con sincerità quali sono i rischi dell’indipendenza e cosa comporta, economicamente parlando, la creazione di un nuovo Stato, quali i problemi pratici legati all’uscita della regione dalla Spagna e dall’Unione Europea, al contrario la campagna pro indipendenza ha trovato solo vantaggi dall’indipendenza, talvolta anche surreali, è stato detto ai catalani che:

          • Non ci sarà bisogno di negoziare nulla, dopo l’indipendenza la Catalogna resterà automaticamente in Unione Europea.
          • La Spagna è tenuta a continuare a finanziare la Catalogna anche dopo l’indipendenza.
          • Il porto di Barcellona diventerà il porto d’Europa.
          • Si pagheranno meno tasse.
          • Non si pagheranno i pedaggi.
          • Lo stile di vita diventerà ancora più alto.

        Questi sono solo alcuni esempi di come è stata gestita l’idea di indipendenza nella Catalogna.Ad una ipotetica indipendenza della Catalogna, come reagirebbe la popolazione quando, scontrandosi con la realtà, realizzerebbe che non è tutta rose e fiori come gli è stato raccontato fino ad ora? Non lo sappiamo, aggiungiamo poi il fatto che il 52% della popolazione è palesemente contrario all’indipendenza, cosa dobbiamo aspettarci?
        Perché è assolutamente illogico parlare di indipendenza della Catalogna o di un Referendum per l’indipendenza della Catalogna?
        Perché i partiti secessionisti sono consapevoli di non avere la maggioranza della popolazione catalana dalla loro parte. Nell’intervista per la trasmissione Salvados di domenica 25 settembre, il giornalista Jordi Evolé al presidente della regione Carles Puigdemont, alla domanda ”come si può portare avanti una legge tanto importante come quella del referendum di indipendenza senza avere una maggioranza qualificata?” (cioè tre quarti del parlamento regionale), Puigdemont risponde ”mi sarebbe piaciuto avere un’altra maggioranza, più ampia, ma questo è per noi l’unico modo per ottenere il referendum d’indipendenza”, a quel punto il giornalista incalza domandano a Puigdemont che se gli indipendentisti sono convinti di avere ragione e di parlare per tutta la Catalogna, perché non dimettersi, sciogliere il parlamento della regione, tornare a votare ed ottenere quella grandissima maggioranza che potrebbe, in qualche modo, giustificare una legge di rottura. A questa domanda Puigdemont risponde ancora che questa maggioranza attuale è l’unica che può portare avanti la legge del referendum indipendentista. Ciò che vuole dire davvero il presidente della Catalogna è che non c’è prospettiva di avere il 90% della popolazione dalla sua parte, per cui bisogna fare così, con una maggioranza risicata ed il 47% dei voti (ottenuti grazie ad una legge elettorale che premia i piccoli centri rurali da sempre indipendentisti).
        Perché l’indipendenza catalana resta un’utopia?
        Semplice, i catalani indipendentisti che riempiono le strade di Barcellona sono illusi che con l’indipendenza tutto andrà bene, andrà meglio, lo Stato Spagnolo provvederà a loro mentre le loro tasse resteranno in Catalogna, sono convinti che il mondo intero li acclama, sono stati bombardati da slogan positivi e non riescono a vedere la realtà. L’altra parte della popolazione, quella che per il momento è la maggioranza, prova vergogna intellettuale per la demagogia populista dei partiti indipendentisti, sono persone che non sono cascate nel tranello. Di tranello si parla perché è impossibile guardare con serietà al movimento indipendentista catalano dal momento che, se gli esponenti politici uscissero allo scoperto annunciando problemi economici legati all’indipendenza, parlando della realtà insomma, il movimento perderebbe almeno la metà dei consensi. Oltretutto, la Catalogna non è ricca in modo omogeneo, la parte ricca è quella della costa, dopo l’ipotetica indipendenza la zona ricca potrebbe stancarsi di finanziare la parte povera (in Catalogna su un totale di 947 comuni, 498 Comuni non raggiungono i mille abitanti, piccoli comuni montani di economia rurale).
        I manifestanti in piazza sono stati ingannati da una propaganda che è stata massacrante. I leader indipendentisti dovrebbero parlare con sincerità, spiegare che la creazione di uno Stato nuovo comporta delle spese extra, che l’economia della regione maggiormente finanziata dalla Spagna non sarebbe in grado di sostenere. Perché la Catalogna è la regione in cui la Spagna investe di più, per non parlare del debito della Catalogna coperto dal governo.

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