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Lug 07

Soldi per la Libia e navi, sì all’Italia

Fonte: Corriere della Sera

di Dino Martirano

A Tallinn i ministri dell’Interno accettano alcune misure chieste da Roma. Nuove regole per le Ong, ma nessun Paese apre i porti ai migranti salvati

Il vertice informale dei ministri dell’Interno dell’Unione europea è iniziato in salita per l’Italia perché molti dei partecipanti hanno ribadito davanti ai media, prima ancora che si aprisse la sessione presieduta dall’estone Anders Anvelt, di essere contrari all’apertura di altri porti dell’Unione per accogliere i migranti salvati in mare. Eppure, a Tallinn, l’Italia — per il peso che porta nell’immane sforzo di accogliere l’85 per cento dei migranti che partono dalla Libia — ha avuto un trattamento particolare dal momento in cui al ministro dell’Interno, Marco Minniti, è stato offerto il podio per una relazione introduttiva in cui sono state illustrate le richieste dell’Italia concordate con la commissione guidata da Jean-Claude Juncker. Proposte che vanno dagli aiuti economici alla Libia al codice di regolamentazione per le Ong impegnate nel soccorso in mare, all’implementazione della politica dei rimpatri con la concessione di pacchetti di visti ai Paesi che si riprendono gli immigrati irregolari.

La questione dei porti
La questione cruciale dei porti, con la «regionalizzazione» degli sbarchi verso altri partner mediterranei, «non era all’ordine del giorno», ha chiarito Minniti: «Rimangono posizioni distanti, se ne discuterà l’11 luglio a Varsavia in sede Frontex…». Così nel documento finale del vertice rimane l’espressione neutra che sottolinea come «si è preso nota» della richiesta italiana di ridiscutere i termini operativi della missione Triton dell’agenzia Frontex. Minniti ha lanciato un appello ai colleghi dei 27 Paesi (c’era anche il Regno Unito) che ha avuto la cifra della presa comune di responsabilità piuttosto che quello della velata minaccia: «Non lasciate che il ministro dell’Interno Italiano rimanga da solo perché, se l’Italia viene lasciata sola, potrebbe essere costretta a procedere da sola. Io non voglio, ma non posso escluderlo… Questo però dipende dalle decisioni che prenderemo insieme». E per essere chiari, il responsabile del Viminale ha ricordato che nei quattro giorni di giugno, in cui ben 25 navi cariche di migranti sono giunte nei nostri porti, «l’Italia ha compiuto un vero miracolo» per accogliere migliaia di persone.

«Passo dopo passo»
A Tallinn l’Italia non ha fatto marcia indietro sull’eventualità di intraprendere, ove l’emergenza lo rendesse necessario, il passo unilaterale di limitare l’uso dei nostri porti come «via di fuga» per le navi civili che operano il salvataggio nel Mediterraneo centrale. Ma in Estonia l’Italia ha scelto la politica del «passo dopo passo», con l’obiettivo di «non rompere per non rimanere isolata». Ed esercitando «fermezza, prudenza e pazienza», i primi risultati sono arrivati. Tutti i Paesi Ue (titubante solo la Svezia) hanno accolto con favore la delega conferita alla Guardia costiera italiana di stilare il codice di comportamento per le navi e gli equipaggi delle Organizzazioni non governative che, è bene ricordarlo, spesso fanno capo a organizzazioni con sede in Francia, Germania e Olanda: sul punto l’avallo della commissione Ue è stato cruciale perché, probabilmente, l’Italia da sola non ce l’avrebbe fatta a reggere il confronto con le Ong continentali, vere e multinazionali umanitarie.

L’appello all’Europa
Dopo aver dato il «segnale dell’urgenza e dell’allarme», l’Italia chiede all’Europa di intervenire su più fronti perché, come non si stanca di ripetere Minniti, «in questa partita non c’è una singola mossa risolutiva». Ma un punto di forza dell’azione europea dovrà essere, ha chiarito il commissario Ue all’immigrazione Dimitris Avramopoulos, il rimpatrio dei tanti migranti irregolari che non hanno i requisiti per l’asilo: «La maggior parte dei migranti in Italia sono economici e sono da rimpatriare», ha spiegato l’estone Anvelt. Poi c’è il capitolo spinoso delle ricollocazioni dei richiedenti asilo sbarcati in Italia per i quali solo la Germania (che passa da 550 a 750 migranti al mese), la Francia (da 100a 200) e la Lituania hanno accettato di aumentare le quote. Eppure a Tallinn, ha chiosato Minniti, mentre a Roma Renato Brunetta (Forza Italia) parlava di «porta sbattuta in faccia all’Italia», «non si è visto il blocco di Visengrad» che fa muro contro l’Italia sui temi dell’immigrazione.

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