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Ott 24

Siria, Trump annuncia il ritiro delle sanzioni contro la Turchia

Fonte: La Stampa

Trump ha anche dichiarato che “un piccolo numero” di soldati americani resteranno nelle regione petrolifera del Paese

Le forze russe hanno raggiunto la frontiera fra Siria e Turchia, dove sono state dispiegate per garantire il ritiro di tutte le forze curde dall’intera area frontaliera in applicazione dell’accordo raggiunto martedì a Sochi da Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan. Qualche ora prima avevano attraversato il fiume Eufrate, dirigendosi appunto verso il confine turco. E dalla serata, sempre in virtù dell’accordo stretto a Sochi, i russi hanno cominciato i primi pattugliamenti nel nord della Siria. La Turchia spiega che una nuova offensiva non è necessaria visto che entro lo scadere della tregua le Ypg si sono ritirate dalla zona concordata e Donald Trump, dal canto suo, canta vittoria: parlando di “grande successo al confine Siria/Turchia”, comunica la revoca delle sanzioni che aveva imposto ad Ankara a metà ottobre. Grazie ad accordi separati con Usa e Russia sul cessate il fuoco dell’offensiva contro i curdi in Siria, Recep Tayyip Erdogan è riuscito a incassare quella che riteneva la sua principale rivendicazione: allontanare le forze curdo-siriane dell’Ypg dalla frontiera turca. Ma da questi accordi, come dal ritiro militare degli Usa dalla Siria, escono vincitori più d’ogni altro Vladimir Putin e il suo alleato Bashar Assad: in virtù dell’intesa raggiunta a Sochi da Putin ed Erdogan, infatti, Mosca si è impegnata ad agevolare il ritiro delle Ypg curde dal confine tra Siria e Turchia, ma il tutto in coordinamento con l’esercito siriano di Assad; e al tempo stesso ha accettato pattuglie congiunte russo-turche nelle zone di frontiera.
Dunque la Russia ottiene un ruolo chiave riempiendo il vuoto lasciato dagli Stati Uniti e il regime di Assad ritorna protagonista nelle zone del finora governo autonomo dei curdi. Perdenti su ogni fronte, invece, i curdi: i nuovi sviluppi mettono la parola fine al loro progetto di autonomia, incubo di Ankara. Tutto è cominciato a metà ottobre quando Ankara, dopo una telefonata con Erdogan, ha annunciato a sorpresa che gli Usa si ritiravano dalla Siria lasciando soli i curdi, storico alleato nella lotta contro l’Isis. L’annuncio era parso un via libera all’offensiva di Erdogan contro i curdi, che la Turchia ha lanciato il 9 ottobre, e aveva scatenato un’ondata di indignazione anche fra i repubblicani: Trump aveva allora fatto marcia indietro minacciando Erdogan e imponendo sanzioni economiche. Ora, dopo l’accordo di Sochi, ne he annunciato la revoca: “Stamattina il governo della Turchia ha informato la mia amministrazione che fermeranno combattimenti e offensiva in Siria e renderanno il cessate il fuoco permanente”, dunque “ho chiesto al segretario al Tesoro di revocare tutte le sanzioniimposte il 14 ottobre in risposta all’offensiva della Turchia”, ha comunicato Trump dalla Casa Bianca. Quanto ai soldati Usa ritiratisi dal nordest siriano, ha spiegato che “un piccolo numero” resterà a presidiare i campi petroliferi in Siria. La Turchia di Erdogan, che controllava già delle parti del nord della Siria a seguito di due precedenti operazioni all’ovest dell’Eufrate, estenderà la sua presenza a est del fiume con l’attuazione di una cosiddetta ‘zona di sicurezza’, profonda 30 chilometri. È nella cosiddetta ‘safe zone’ che Ankara intende far rientrare parte dei 3,6 milioni di rifugiati siriani al momento in Turchia, fuggiti dalla guerra, riscrivendo in pratica la demografia dell’area a discapito dei curdi.

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