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Mag 03

Si scioglie il Parlamento, la Spagna si prepara a votare di nuovo

Fonte: La Stampa

Voto Spagna

di Francesco Olivo

E’ il risultato del fallimento dei negoziati tra i partiti, dopo che nel voto dello scorso 20 dicembre nessuno aveva ottenuto la maggioranza assoluta. Si torna alle urne il prossimo 26 giugno

Un governo non è riuscito a trovarlo e da mezzanotte la Spagna non ha neanche il parlamento. Las Cortes di Madrid, dalle 24, sono sciolte in vista delle elezioni del prossimo 26 giugno. E’ il risultato del fallimento dei negoziati tra i partiti, dopo che nel voto dello scorso 20 dicembre nessuno aveva ottenuto la maggioranza assoluta.
Quattro mesi non sono bastati per trovare un accordo, l’unico tentativo concreto è stato quello del socialista Pedro Sánchez, che dopo aver siglato un patto con i centristi di Ciudadanos, si è presentato al Congresso in cerca della fiducia. Nessuno però si è accodato, né Podemos, né i popolari, né i partiti nazionalisti. Da un punto di vista costituzionale, però, la mossa di Sánchez è servita a qualcosa: dal momento del primo voto del Parlamento sono scattati i due mesi pevisti per trovare un governo, finiti i quali le camere vengono sciolte automaticamente.
La campagna elettorale formalmente durerà due settimane, ma di fatto i partiti sono già impegnati in comizi e dibattiti tv. L’impegno, almeno a parole, è quello di risparmiare. Un’indicazione in questo senso è arrivata anche dal Re Filippo VI: «La gente è stanca» ha detto alle delegazioni politiche ricevute la settimana scorsa.

Il calendario istituzionale
3 maggio Scioglimento delle Camere
10-24 giugno Campagna elettorale
26 giugno Elezioni politiche
Fine luglio Nuovo parlamento

I sondaggi dicono che i voti potrebbero grosso modo restare quelli dello scorso dicembre, con qualche oscillazione non sostanziale. Quello che, però, potrebbe cambiare è il dato dell’affluenza, il Paese è stanco e deluso dall’incapacità dei partiti nel trovare un accordo di governo e, dicono tutte le ricerche, saranno meno gli spagnoli che si recheranno al seggio (a dicembre furono il 73%).
L’astensionismo tradizionalmente favorisce la destra, il Partito Popolare, mentre la sinistra, in particolar modo i socialisti, soffre degli umori negativi della propria gente. Il Psoe vive giorni difficili, dopo aver sfiorato la Moncloa (”ci ho creduto”, ha confessato Sánchez) adesso la paura è quella di vedersi superato a sinistra da Podemos, che nel frattempo sta per chiudere un’alleanza con i post comunisti di Izquierda Unida. Con un buon risultato di Ciudadanos aprirebbe le porte a una maggioranza assoluta di centrodestra (anche se il nuovo partito di Albert Rivera ha fatto sapere di non volere Rajoy al potere).

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