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Mag 21

Segni di ripresa Ue. Ma asimmetrica

Fonte: Corriere della Sera

di Danilo Taino

Un’analisi del think-tank Oxford Economics, pubblicata ieri, ha cercato di individuare quali sono i Paesi meglio e peggio piazzati per riprendere vigore nella seconda metà del 2020


Una serie di piccoli segnali indica che le economie europee sono in una fase iniziale di ripresa, dopo i lockdown: l’Indice Apple della mobilità è passato da poco più di 30 a metà marzo a quasi 70 in questi giorni (a inzio febbraio era a oltre 130). Il recupero, però, non sarà omogeneo nel continente. Questa è d’altra parte una delle ragioni per le quali Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno proposto il Recovery Fund da 500 miliardi, in gran parte a fondo perduto destinato alle economie più deboli: per evitare che l’asimmetria della ripresa produca tra gli Stati della Ue differenze tali da mettere in pericolo il mercato unico. Un’analisi del think-tank Oxford Economics, pubblicata ieri, ha cercato di individuare quali sono i Paesi meglio e peggio piazzati per riprendere vigore nella seconda metà del 2020. Per farlo ha utilizzato tre fattori. Il primo riguarda il danno provocato alle economie dai lockdown, che sono stati diversi per lunghezza e severità.
La chiusura delle attività in Italia è stata la più stringente, anche se un po’ meno lunga di quella di Francia e Spagna. Unita al calo dei Pil nel primo trimestre dell’anno — 4,7% in Italia, 5,2% in Spagna, 5,8% in Francia — indica che questi tre Paesi arriveranno a metà 2020 in condizioni peggiori, ad esempio, della Germania che ha avuto una caduta del Pil del 2,2% e un lockdown breve e meno severo. Il secondo fattore è un calcolo della vulnerabilità strutturale, interna ed esterna, alla pandemia per ogni Paese. Qui la debolezza maggiore è quella della Grecia ma l’Italia viene subito dopo: in entrambi i casi la dipendenza dal turismo è forte. I due Paesi hanno un Indice di vulnerabilità rispettivamente di 1,5 e 1,1, contro il meno0,6 della Germania e il meno 0,9 della Francia. Il terzo fattore è lo spazio di bilancio che i diversi governi hanno per attenuare gli effetti economici della pandemia, cioè quanto possono permettersi di spendere oltre agli stabilizzatori automatici (per esempio la cassa integrazione) e le spese per la Sanità: l’Italia circa il 2% del Pil (su un deficit 2020 dell’11%), mentre Francia, Spagna, Belgio molto meno. La somma dei tre indicatori segnala che i Paesi messi meglio per riprendere nella seconda metà dell’anno sono, nell’ordine, Danimarca, Polonia, Germania. Quelli con maggiori difficoltà: Spagna, Belgio, Francia, Olanda, Slovacchia, Italia.

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