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Giu 17

Se i nemici lavorano per Salvini

Fonte: Corriere della Sera

di Angelo Panebianco

Esistono due diverse categorie di sostenitori occulti el vicepremier: quelli che non sanno di esserlo e quelli che lo sanno benissimo. I primi, per lo più, sono mossi da sentimenti religiosi e da una «etica della convinzione» per definizione disinteressata alle possibili conseguenze negative delle azioni da loro intraprese. I secondi sono arruffa-popolo in tutto e per tutto simili al loro avversario ufficiale


Matteo Salvini, al momento,è in una botte di ferro. Ci sono, praticamente dappertutto, persone che lavorano (gratis) per lui, pur sostenendo, in genere, di essergli nemici e lanciandogli contro ogni giorno insulti e accuse infamanti. Facciamo qualche esempio . Nella città in cui abito i titolari e gli impiegati di quasi tutti gli esercizi di un particolare settore (non importa quale) hanno votato compattamente Lega sia alle politiche dello scorso anno che alle Europee di qualche settimana fa. Si erano convinti che l’autorità pubblica avesse scelto di riservare un trattamento di favore agli esercizi di quello stesso settore gestiti da persone di altra nazionalità (non importa quale). Appariva evidente — per la verità, anche a chi non era direttamente coinvolto o interessato — che agli esercenti non italiani fosse stata concessa l’autorizzazione tacita, non scritta, di fare concorrenza sleale nei confronti degli italiani(i quali, a differenza dei primi, subivano continue ispezioni e multe salatissime per qualunque irregolarità anche di infimo ordine). Oppure prendiamo il caso, di qualche tempo fa, dell’islamica che in un ospedale del nord non voleva che «uomini» (nello specifico, il figlio e il coniuge)visitassero la signora , italiana e, presumibilmente, cattolica, ricoverata nella sua stessa stanza. Quando le autorità dell’ospedale , anziché dire all’islamica «noi ti curiamo ma tu devi accettare le nostre regole», scelsero di spostare in altra stanza l’italiana, stavano, anche loro, lavorando per Salvini.
La diffusione della notizia, presumibilmente, gli portò più voti di chissà quanti comizi. Oppure prendiamo l’ultimissima. Salvini ha chiesto al Guardasigilli di investigare sulle eventuali irregolarità commesse da quel magistrato che ha messo subito fuori un non italiano (anche in questo caso la nazionalità è irrilevante) colpevole, oltre che di altri reati, anche di pesanti molestie nei confronti di una poliziotta. La vicenda sembra costruita apposta per alimentare i consensi alla Lega. Perché stupirsi quando si scopre che nei quartieri popolari, un tempo egemonizzati dalla sinistra politica, la Lega è oggi il partito più gettonato? Xenofobia? Razzismo? Mah. Ammesso (e non concesso) che sia davvero così , mai sentito prima il detto secondo cui «il razzismo è lo snobismo dei poveri»?
Se ci solleviamo dall’aneddotica , dobbiamo renderci conto che l’unica possibile alternativa alle scelte di Salvini è una diversa politica dell’immigrazione. Non può essere invece il rifiuto puro e semplice di dotarsi di una qualunque politica , ciò che di fatto propongono i (sedicenti) nemici di Salvini quando sostengono che bisogna accogliere chiunque si affacci. Ciò equivale a confondere la società aperta con una società senza confini, con una non- società. Dire «accoglienza, accoglienza» e basta significa disinteressarsi dei vincoli, dei problemi di sostenibilità economica e sociale, nonché delle questioni della sicurezza, significa porre le basi per feroci guerre fra poveri, significa innescare un processo che porta verso svolte autoritarie. Così come conduce allo stesso risultato imporre trattamenti differenziati a favore dei non italiani che qui risiedono.
La politica della chiusura non può funzionare in un Paese in declino demografico che, in quanto tale, ha vitale necessità di manodopera straniera. Ma non può funzionare nemmeno la scelta di non controllare gli ingressi o di usare per i migranti (quali che siano il loro credo religioso, i loro usi, eccetera) trattamenti diversi da quelli riservati agli italiani. Nel precedente governo l’allora ministro dell’interno, Marco Minniti, impostò una politica dell’immigrazione che ebbe successo. Ma Minniti venne allora aggredito da tanti della sua stessa parte politica , nemici, in nome dell’accoglienza, dell’idea stessa di una politica dell’immigrazione.
E’ difficile non porsi la domanda: ma perché lo fanno? Distinguerei due diverse categorie di sostenitori occulti di Salvini , quelli che non sanno di esserlo e quelli che lo sanno benissimo. I primi, per lo più, sono mossi da sentimenti religiosi (o meglio: da una particolare interpretazione dei doveri pubblici che discenderebbero dal loro credo religioso). Detestano sinceramente Salvini ma non si rendono conto di quanto i loro atteggiamenti lo favoriscano. Sono mossi da una «etica della convinzione» per definizione disinteressata alle possibili conseguenze negative delle azioni da loro intraprese . Non sono disposti a riconoscere ciò che l’esperienza dimostra, ossia che è sempre di buone intenzioni che è lastricata la via dell’inferno. La seconda categoria (quella consapevole) dei sostenitori occulti di Salvini è composta da arruffa-popolo in tutto e per tutto simili al loro nemico ufficiale. Costoro non mancano mai, sono il prezzemolo di ogni situazione pubblica. Sostengono Salvini fingendo di avversarlo. L’immigrazione è solo una scusa. Essi hanno semplicemente bisogno di un nemico. E non di un nemico qualsiasi. Di un nemico che, almeno per un po’, vinca o stravinca. E’ l’unico modo di cui dispongono per giustificare (ai propri stessi occhi) la loro presenza pubblica. L’esistenza del nemico vincente consente a costoro di arringare, infervorare e mobilitare un po’ di persone sentendosi così vivi e , a loro volta, vincenti.
Quando si tratta di un materiale infiammabile come l’immigrazione, i costi di questi giochi per il Paese possono diventare assai pesanti. Molti (compreso chi scrive) pensano che selezionare — per quanto possibile — gli ingressi sia necessario ma che chiuderli sia sbagliato. Pensano che , anziché ispirarsi alla massima «prima gli italiani», occorra imporre una uguaglianza di trattamento per italiani e non italiani che vivano in questo Paese. Però, ciò che oggi viene contrapposto alla politica del governo non serve o è controproducente. Al momento, con nemici così, Salvini non ha alcun bisogno di amici.

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