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Gen 17

Scontro su reddito e pensioni, i dubbi sul rinvio del consiglio

Fonte: Corriere della Sera

di Claudia Voltattorni

Prima slitta, poi è confermato. Boeri: non calpestare l’autonomia dell’Inps


Potrebbe essere oggi la giornata decisiva per il «reddito di cittadinanza» e «quota 100». «Finalmente diventeranno leggi» ha annunciato ieri sera il premier Giuseppe Conte con un post su Facebook, confermando per oggi pomeriggio il consiglio dei Ministri che approverà il «decretone» che darà il via alle due misure più care agli alleati di governo. «Un consiglio importantissimo — ha scritto Conte —, approveremo i due provvedimenti chiave di questo governo, misure che molti italiani aspettano da tempo».
Ma fino alla tarda sera di ieri c’è stato il rischio di un nuovo slittamento anche perché i testi definitivi delle due misure non erano ancora arrivati alla Ragioneria generale dello Stato. E su alcuni punti l’accordo tra gli alleati ancora non c’è del tutto. Ecco perché il Cdm di oggi sarà anticipato da un vertice politico tra il premier i suoi vice, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Le coperture restano il nodo da sciogliere. «Ci sono alcune esigenze di calcolo» ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni: «Più sulla parte pensioni che non sul reddito di cittadinanza». Perché il problema, spiega ancora, è «la quantificazione», cioè «in base alle persone che possono accedere, si declina la platea con richieste economiche differenti». Ma comunque, sottolinea Buffagni, «sul decreto non ci sono manine e stiamo lavorando con collaborazione e un po’ di frenesia». E pure il Movimento Cinque Stelle, in un post su Facebook, ribadisce che sul reddito non c’è «alcun taglio e non riduciamo nulla rispetto a quanto già annunciato». Inoltre il vicepremier Luigi Di Maio, al termine del vertice notturno M5S, ha confermato: «Non ci sono sorprese. Il sito per il reddito di cittadinanza parte a marzo e da fine aprile lo eroghiamo».
Salvini, da parte sua, assicura che «i soldi ci sono», e aggiunge: «Lasciamo che i tecnici facciano il loro mestiere su provvedimenti che riguardano milioni di italiani: ecco perché abbiamo chiesto loro che i conti siano perfetti sino all’ultima virgola». Il fondo dei disabili è ancora una delle questioni da risolvere, con la Lega che chiede di ampliare la platea cui assegnare il reddito e Di Maio che «offre» una copertura a circa 260mila famiglie con invalidi civili, almeno il 67%. Ma per l’alleato leghista non sarebbe ancora sufficiente. E le modifiche potrebbero arrivare direttamente durante l’esame del Parlamento. Ecco perché la deputata di Forza Italia Mara Carfagna attacca: «Operazione disgustosa, la maggioranza scarica i suoi contrasti sui disabili, cittadini inconsapevoli». Ma c’è anche la questione dell’anticipo del Tfr per i dipendenti pubblici che già ha scatenato la protesta di lavoratori e sindacati costringendo la ministra leghista perla Pa Giulia Bongiorno a correre ai ripari promettendolo a tutti gli statali che sceglieranno di andare in pensione prima.
E ieri c’è stato il saluto d’addio del presidente dell’Inps Tito Boeri che si appresta a lasciare l’istituto (la scadenza è a metà febbraio) dopo 4 anni al vertice e soprattutto dopo 7 mesi di tensioni con il governo. La nomina del suo successore è un’altra fonte di frizioni tra gli alleati e lo stesso Boeri ieri ha ricordato che «l’Inps è un patrimonio di tutti e la sua autonomia, garantita dalla legge, non deve essere mai calpestata». E invitato il governo a «fare subito il presidente» rinunciando all’ipotesi di un commissariamento, «perché l’Inps ha bisogno di stabilità nella sua azione politico amministrativa, soprattutto in questo momento».

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