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Set 01

Sblocca Italia, Squinzi: “La cifra non basta per ripartire”. Delrio: “Abbiamo dato scosse forti”

 

ANSA - La Stampa

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ECONOMIA

Fonte: La Stampa

Il leader di Confindustria: «Mancano i fondi per sostenere gli investimenti previsti». Il sottosegretario: «Stiamo disincagliando la nave»

 

Al Meeting di Rimini, venerdì, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, commentando i dati sull’occupazione aveva parlato di una situazione «drammatica» e di un Paese da rialzare al più presto togliendolo dalle secche in cui è caduto. Dal palco della Festa nazionale dell’Unità, il numero uno di Via dell’Astronomia rincara la dose. Nel decreto “Sblocca Italia”, quello con cui il Governo conta di rilanciare l’economia tricolore, i denari messi a disposizione – argomenta – non saranno sufficienti a «far ripartire il Paese».

Lo dice a fianco del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio che, giusto un attimo prima, parlando del provvedimento non aveva esitato a sostenerlo, tratteggiando il profilo di un Esecutivo che ha dato «scosse molto forti» e che ha una «forte volontà di disincagliare la nave».

Un quadro che sembra divergere da quello disegnato, invece, dal leader degli industriali. Per quanto riguarda «l’ammontare reale e disponibile» contenuto nello “Sblocca Italia”, «secondo la nostra sensazione non sarà sufficiente a far ripartire il Paese». Certo, concede, «i concetti che ci sono all’interno» del decreto «sono condivisibili: il problema è la quantità e la reale disponibilità dei fondi per sostenere questi investimenti, ad esempio quelli infrastrutturali, e tutta una serie di investimenti che erano stato decisi già cinque governi fa. Mi auguro – ha concluso Squinzi – che sia il momento per fare andare avanti le cose». Rinfrancando un Paese che ha la necessità di rialzarsi, a partire dal fronte del lavoro, sfiancato da anni di crisi.

L’intervento del ministro Poletti «con la delega sul lavoro – puntualizza Squinzi – è solo un primo passo nella direzione» che dovrebbe essere quella «del contratto unico che sia conveniente per le imprese e i lavoratori». Un contratto di lavoro, intende, a tempo indeterminato e non quello a tutele crescenti. Anche perché, osserva, «noi siamo per incrementare i salari e non per diminuirli»: il problema, spiega, «è aumentare il lavoro: bisogna ricreare le condizioni per crearlo», partendo dal sostegno alle imprese.

Considerazioni indirizzate a un Governo da cui le aziende «per il momento» non si sentono «ancora» protette o quanto meno «non sufficientemente». Un Governo, aggiunge Squinzi, cui «chiediamo semplificazioni» e a cui gli industriali italiani tendono comunque la mano. «Da parte della mia Confindustria non ci sarà nessun ostacolo di tipo corporativo a un progetto di innovazione vera per il nostro Paese». Soprattutto se si muoverà con pragmatismo: «Mi sembra che il termine di 1000 giorni sia realistico – chiosa – ma bisogna fare le cose che servono per sbloccare questo Paese».

E senza incrementare le tasse. Tema su cui concorda anche Delrio. «La pressione fiscale va fermata – scandisce -: Io sono un sostenitore del fatto che le tasse servono, non sono un loro nemico», ma la situazione attuale non permette di andare oltre, tanto che «abbiamo cominciato la più grande operazione di riduzione fiscale».

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