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Ott 12

Rosatellum bis, sì della Camera a prime due fiducie tra le proteste

Fonte: La Repubblica

di Annalisa Cuzzocrea e Monica Rubbino

Di Battista a Circo Massimo: “Solo Mussolini aveva fatto cose simili”. Grillo ai cittadini: “Impedite il ritorno della melma”. Napolitano: “Ambito costretto, interverrò in Senato”. Renzi: “Non è un colpo di mano”

Dopo il primo ok della Camera alla fiducia sul Rosatellum (con 307 sì e 90 no) è arrivato anche il secondo via libera, con 308 voti a favore e 81 contrari. Questo secondo voto ha chiuso la seduta odierna (si riprende domani alle 9), mentre continuavano le  proteste fuori dal Palazzo dei militanti del Movimento 5 stelle e non solo.
Dalla folla salgono fischi rivolti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e arrivano le dichiarazioni infuocate dei pentastellati e dello stesso Beppe Grillo. Mdp e Sinistra italiana convocano nel pomeriggio i loro sostenitori a piazza del Pantheon: “Come mai nessuno in Forza Italia fa notare che con 308 voti Berlusconi salì al Colle? A proposito di chi sta all’opposizione e chi no…”, dice Pier Luigi Bersani che, arrivando alla manifestazione, commenta: “Da Gentiloni non me lo sarei mai aspettato, ha perso di credibilità”. Anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, critica il metodo con cui la legge è arrivata in aula e annuncia che al Senato dirà tutto quello che pensa al riguardo.
Da parte sua il segretario del Pd Matteo Renzi contrattacca: “Assurdo parlare di fascistellum. La fiducia non è un colpo di mano, come dice Ezio Mauro (nel suo editoriale su Repubbica, ndr), ma una possibilità che il diritto parlamentare esprime. La usò anche De Gasperi”, afferma durante la presentazione del libro di Piero Fassino “Pd davvero”.  Oltre al voto di fiducia sui primi due articoli della legge, oggi è stato dato parere positivo anche a un emendamento che  modifica l’articolo 4 (su cui non è stata posta la fiducia) sull’ineleggibilità nella circoscrizione estero di quegli italiani con doppia cittadinanza che hanno ricoperto negli ultimi 10 anni cariche politiche o di governo, nella magistratura o nelle forze armate nel Paese di emigrazione. Quel limite è stato abbassato da 10 a 5 anni.
Domani sono previsti il voto sulla terza fiducia e quello finale, a scrutinio segreto. Che – sperano i 5 stelle – potrebbe far saltare tutto, visto che tra tutte le forze che sostengono la legge si contano circa 130 franchi tiratori. “Fare pressione è dovere dei cittadini. Non si scende in piazza solo per contestare la nazionale di calcio quando gioca male”, è l’invito di Alessandro Di Battista alla trasmissione Circo Massimo, su Radio Capital.

•DI BATTISTA A RADIO CAPITAL: “FERMIAMO QUESTA PORCATA”
“La fiducia sulla legge elettorale è un atto eversivo. Solo Mussolini aveva fatto cose simili”, continua Di Battista. Intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, già senza voce per la sfortunata performance di piazza di ieri, il deputato del M5s ha invitato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a “pensarci 100, 1000 volte prima di firmare il Rosatellum bis”. E fa un nuovo appello: “Venite in piazza Montecitorio oggi alle tredici. Bisogna essere in tanti per fermare questa porcata. La democrazia è in pericolo. Il Parlamento viene composto dai rappresentanti del popolo. Con questa legge sarà composto da rappresentanti dei partiti”.
Sull’errore di piazza di ieri, quando si è ritrovato contestato dal movimento dei forconi al grido di “schiavo della Goldman Sachs”, Di Battista dice: “Io in piazza ci vado sempre” e se arriva qualche fischio “non me ne frega niente, mi sono sempre comportato bene. Penso che i cittadini abbiano il diritto di fischiare i parlamentari”.
Poi, sul “favore” che il Pd starebbe facendo ai 5 stelle, regalando loro un ottimo argomento in campagna elettorale (la costruzione di una legge ad hoc per sconfiggerli), il deputato pentastellato risponde: “A noi non interessa quel che è bene per il Movimento, ma per i cittadini. Altrimenti non avremmo combattuto contro l’Italicum, che ci favoriva. Lo abbiamo contrastato perché era incostituzionale”. Così, il M5s non farà alleanze prima del voto, confidando che i cittadini votino in massa per il Movimento. Solo dopo, “sulla base di punti programmatici precisi, vedremo chi ci sta. Ma chiederemo al Parlamento di fare il Parlamento, cioè le leggi”.
Non sceglie tra la stampella di Pier Luigi Bersani o Matteo Salvini, Di Battista. “Può non piacervi, ma il Movimento non è né di destra né di sinistra, non ragioniamo su differenze politico-culturali ideologiche che non esistono. Si tratta di categorie del ‘700, obsolete”. Così sposa in toto – “sottoscrivo” – le parole di Luigi Di Maio contro i sindacati, che – spiega – non c’entrano niente con le iniziative anti-sindacali del ventennio fascista. Perché Cgil, Cisl e Uil “non difendono più i lavoratori, si sono svenduti al capitale finanziario. E la prova è che i loro segretari generali finiscono sempre dritti dritti in Parlamento. Sono certo che si stia già cercando un posto per Susanna Camusso”.
Di Battista non teme più Matteo Renzi: “Non dovremmo neanche nominarlo. Si è totalmente bruciato. Il Pd pensa già ad altro”. E sostiene senza alcuna riserva il candidato premier del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio: “Non solo lo stimo profondamente, ma gli voglio bene. Da lui in questi anni ho visto un’abnegazione totale”. Così non parla del suo futuro politico, ma dice solo: “Farò campagna elettorale. Non sono interessato a parlare di poltrone”.

•LE CRITICHE DI GRILLO E NAPOLITANO
Dal blog, interviene anche Beppe Grillo con un lungo post: “Se lasciate che vengano di nuovo cambiate le regole elettorali per far sì che la melma del paese torni in alto, ancora una volta saranno i vostri figli a farne le spese”, dice il fondatore del M5s rivolto ai cittadini.
E arriva un’altra presa di posizione molto critica, quella dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in una nota annuncia la sua volontà di prendere la parola a Palazzo Madama: “Con la fiducia posta in blocco dal governo sulle parti sostanziali del testo, prima che si aprisse il confronto sugli emendamenti all’art.1, non mi resta che la sola possibilità di intervenire in Senato nel corso del dibattito in Assemblea sulla fiducia. Ed è ciò che intendo fare, anche per mettere in luce l’ambito pesantemente costretto in cui qualsiasi deputato oggi, o senatore domani, può far valere il suo punto di vista e le sue proposte, e contribuire così alla definizione di un provvedimento tra i più significativi e delicati”.

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