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Ott 11

Rosatellum bis, governo pone fiducia. Insorgono M5s e Mdp: “Subito in piazza”

Fonte: La Repubblica

di Monica Rubino

L’esecutivo accoglie la richiesta del Pd di blindare il testo per evitare che la riforma elettorale cada di nuovo sotto i colpi dei franchi tiratori. Speranza: “Attacco alla democrazia”. M5s: “Atto eversivo”. Critico anche Pisapia: “Grave strappo istituzionale, è uno spartiacque”

Il Consiglio dei ministri ha posto la fiducia sul Rosatellum bis. Il ministro per il Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, ha posto nell’Aula della Camera la questione di fiducia sulla proposta di legge di riforma elettorale nel testo licenziato dalla commissione Affari Costituzionali. Le opposizioni hanno reagito chiedendo l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma dopo che il Colle ha fatto sapere che, pur apprezzando l’impegno delle Camere, nulla può decidere nel merito, hanno annunciato manifestazioni di piazza: Mdp si riunirà domani alle 17,30 in piazza Pantheon, Beppe Grillo ha convocato a partire da domani alle 13 “un presidio permanente davanti Montecitorio fino al voto finale, previsto per giovedì sera”.
La decisione della fiducia è stata presa al termine di una riunione del Consiglio dei ministri convocato d’urgenza dopo la richiesta da parte del Pd di blindare la riforma elettorale e metterla al riparo dai voti segreti (un centinaio). Ma tra le file dem c’è già chi, come il deputato democratico Marco Meloni, direttore della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta, annuncia che voterà contro la fiducia.

• ROSATO: “CHI CONTESTA AFFOSSò IL PROPORZIONALE”
“I due partiti che oggi contestano la riforma elettorale chiedendo il proporzionale – ha dichiarato il capogruppo dem Ettore Rosato – sono gli stessi che hanno affossato il modello tedesco che era proporzionale”. “In loro – aggiunge – c’è solo la volontà di non fare la legge elettorale” che torna nell’Aula di Montecitorio a quattro mesi dall’incidente sull’emendamento di Micaela Biancofiore che fece saltare l’accordo tra Pd-Fi-Lega e M5S sul cosiddetto Tedesco”.

• FIDUCIA CONTRO IL VOTO SEGRETO
La più grande preoccupazione della maggioranza, fugata ora dalla fiducia posta dal governo, era che la riforma fosse nuovamente affossata sotto il tiro dei franchi tiratori, protetti dai circa 50 voti segreti richiesti dalle opposizioni. Un’incognita a cui Pd, Forza Italia, Ap e Lega (le forze del nuovo patto a quattro sulla legge elettorale) pensavano di rispondere in un primo tempo con la tecnica parlamentare del ‘canguro’, ossia con emendamenti predittivi che avrebbero fatto cadere automaticamente tutti gli altri. Ma poi l’ipotesi del ricorso alla ‘fiducia tecnica’ ha prevalso. In mattinata il capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato (che dà il nome alla legge), ha reso pubblica la richiesta del Pd al governo: “Dopo la riunione di maggioranza ho telefonato al premier Paolo Gentiloni riferendo che è opportuna la fiducia per superare il ricorso ai voti segreti”. Saranno dunque poste tre fiducie tecniche sui primi tre articoli della legge, quelli oggetto degli emendamenti su cui le opposizioni avrebbero voluto il voto segreto. Il voto finale sul provvedimento sarebbe comunque segreto, come previsto dal Regolamento della Camera.

L’INSURREZIONE DEL M5S E IL NO DI MDP. ANCHE PISAPIA DURO
La possibilità del voto di fiducia scatena la sollevazione del M5s e degli altri partiti contrari alla riforma. Il candidato premier del Movimento Luigi Di Maio annuncia su Facebook due giorni di manifestazioni di protesta: “Siamo in piena emergenza democratica – dice nel videomessaggio – abbiamo bisogno di voi.  Si comincia domani alle 13, in piazza Montecitorio, raggiungeteci per fermare questa vergogna”.
Nelle ore precedenti, quando la fiducia era ancora solo un’ipotesi, era intervenuto Danilo Toninelli, deputato M5s ed esperto di sistemi elettorali, invocando su Twitter l’intervento del Capo dello Stato: “Qui si sta scherzando col fuoco – aveva invece commentato Roberto Speranza, coordinatore di Mdp che ha convocato per domani alle 17,30 una manifestazione al Pantheon –  è una legge che toglie la sovranità ai cittadini di scegliere i propri eletti viene approvata togliendo la sovranità al Parlamento. È oltre i limiti della democrazia”. Critico nei confronti della decisione anche Giuliano Pisapia: “Avevano il terrore che ci fossero voti a scrutinio segreto. Credo che mettere la fiducia sia un grave strappo istituzionale, soprattutto pensando al premier che aveva detto che il governo non si sarebbe occupato della legge elettorale”. E il leader di Campo progressista, riagganciandosi alle recenti aperture di Matteo Renzi rispetto ad alleanze a sinistra, ha sottolineato: “Non è possibile chiedere unità a sinistra e poi fare una legge elettorale con Alfano e Berlusconi e chiedere la fiducia sulla legge elettorale. Io avrei iniziato con colloquiare con la sinistra per fare la riforma elettorale”. E chiusa che la decisione di oggi “è uno spartiacque”.

IL ‘QUADRIPARTITO’ TUTTO A FAVORE
Con il Pd si schierano altre tre forze politiche. Per Maurizio Lupi, capogruppo di Ap, “la fiducia è un atto di responsabilità”. Forza Italia “voterà sì alla legge, pur non partecipando – chiarisce il capogruppo dei deputati azzurri, Renato Brunetta – alla votazione sulla fiducia”.”Diremo sì e lo faremo con convinzione, in modo compatto e leale, al voto finale”, garantisce Silvio Berlusconi. Lo stesso farà la Lega, con il segretario Matteo Salvini che vuole chiudere la partita al più presto.

• DI BATTISTA SBAGLIA PIAZZA: PRIMA GLI APPLAUSI, POI GLI INSULTI
Sulla scia del richiamo del M5s, già questa mattina in piazza Montecitorio alcuni militanti del Movimento si erano dati appuntamento tramite la piattaforma Rousseau. Ai manifestanti pentastellati se ne sono successivamente uniti altri di diversa estrazione: dagli ex forconi del generale Antonio Pappalardo ai no vax, dai leghisti a sostegno del referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia agli indipendentisti neoborbonici con tanto di bandiere del Regno delle Due Sicilie. In mezzo alla variegata protesta è capitato – per sbaglio – il deputato M5s Alessandro Di Battista, che, inizialmente, aveva pensato si trattasse solo di cittadini vicini al Movimento. Zainetto in spalla, maniche di camicia e megafono alla mano, ha cominciato a parlare contro la legge elettorale alla folla davanti all’obelisco della piazza. Inizialmente accolto da un applauso, al neo papà sono stati poi indirizzati diversi “vaffa”, “che c… ci fai qui?” e “sei un abusivo” soprattutto dai seguaci di Pappalardo.

GLI EMENDAMENTI
Ne sono stati presentati in tutto 200. Il M5S ne ha depositati 55, fra cui uno con il quale si chiede il vaglio preventivo della Corte costituzionale, senza il quale la legge elettorale non potrebbe entrare in vigore. Mdp ha presentato invece 28 proposte di modifica, tra cui l’introduzione del voto disgiunto e delle preferenze, “a tutela della libertà dell’elettore e contro i nominati”, spiega il deputato di Articolo 1 Alfredo D’Attorre. Altri 18 gli emendamenti di Sinistra italiana-Possibile: anche qui l’inserimento del voto disgiunto, l’eliminazione delle coalizioni e delle liste bloccate nel collegio plurinominale, la riduzione del numero di pluricandidature da 5 a 3, la riduzione delle firme per presentare le liste a sottoscrizione digitale. Nessuna modifica è stata richiesta invece da Ap e Pd, mentre sono 7 gli emendamenti di Forza Italia, fra cui due a firma di Francesco Paolo Sisto che però non incidono minimamente sull’impianto: riguardano infatti le modalità di voto degli italiani all’estero. Niente emendamenti dalla Lega, mentre sono 13 le modifiche presentate da Fratelli d’Italia, che chiede un premio di governabilità per chi raggiunge il 40% dei seggi.

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