Riforma giustizia, in aula il 30 luglio. Cartabia chiede la fiducia. Ma il Csm critica il progetto

Fonte: La Repubblica

di Liana Milella

La discussione inizierà alla Camera venerdì prossimo. La sottosegretaria M5S per il Sud Dalila Nesci ai suoi: “No allo strappo sulla riforma su cui i nostri ministri hanno già mediato a palazzo Chigi”

Sulla riforma della giustizia verrà posta la fiducia. È quanto emerge dal consiglio dei ministri che si è tenuto questo pomeriggio sul green pass ma nel quale è stato affrontato anche il nodo della riforma del processo penale. Ed è stata proprio la Guardasigilli Marta Cartabia a chiedere l’autorizzazione a porre la questione di fiducia in Parlamento, dove il provvedimento approderà il 30 luglio. Autorizzazione che è stata concessa dal cdm.

Intanto con un voto a maggioranza nella sesta commissione del Csm, che valuta le riforme del governo, arriva un parere critico sulla riforma della giustizia. Il testo, appena approvato, dovrà essere discusso e votato dal plenum. Ma il presidente della commissione, il laico di M5S Fulvio Gigliotti, rende pubblica una prima anticipazione di cui dà notizia l’Ansa. Dice Gigliotti: “Riteniamo negativo l’impatto della norma”. Perché comporta “l’impossibilità di chiudere un gran numero di processi”. Il presidente della commissione anticipa ancora che “la disciplina non si coordina con alcuni principi dell’ordinamento come l’obbligatorietà dell’azione penale e la ragionevole durata del processo”. Il testo, che ha impiegato una decina di giorni per essere messo a punto, ha visto il voto favorevole del presidente Gigliotti e dei consiglieri della sinistra di Area Elisabetta Chinaglia e Ciccio Zaccaro e di Sebastiano Ardita. Astenuti invece il laico di Forza Italia Alessio Lanzi e la consigliera di Magistratura indipendente Loredana Micciché. In mattinata, a Radio anch’io, il vice presidente del Csm David Ermini aveva detto che l’allarme dei procuratori “è un richiamo su cui bisogna mettere attenzione”. E ancora che nella riforma esistono “alcune criticità tecniche soprattutto sui tempi dell’Appello”.

La riforma in aula il 30 luglio

Comincerà venerdì 30 luglio, nell’aula della Camera, la discussione sulla riforma della giustizia. A deciderlo sono stati i capigruppo di Montecitorio riuniti con il presidente Roberto Fico. Il rinvio del provvedimento si presenta inevitabile, rispetto all’originaria convocazione per domani, dopo la richiesta del presidente della commissione Giustizia Mario Perantoni di M5S, costretto al rinvio perché non è ancora cominciata la discussione sui 1.631 subemendamenti – ben 917 di M5S – presentati sui 21 emendamenti all’originaria riforma, assunta come testo base, dell’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Stiamo parlando della riforma del processo penale che riscriverà anche i tempi dei processi, cambiando le regole della prescrizione e introducendo il meccanismo dell’improcedibilità per la durata dei dibattimenti in Appello e in Cassazione. In queste ore è in corso la trattativa sulla possibilità di introdurre una norma transitoria, proposta dalla capogruppo del Pd  Debora Serracchiani per cui la riforma, fino al 2024, funzionerebbe con 3 anni per i processi di Appello, mentre poi a regime gli stessi dibattimenti dovranno durare due anni, e tre solo per i reati più gravi. M5S ha bocciato come “troppo poco” la proposta rispetto alle sue critiche alla riforma. Proseguono i contatti per raggiungere un accordo.

A questo punto però è inevitabile che la discussione e il voto sulla riforma slittino alla prima settimana di agosto. Ma, come ha ribadito più volte il premier Mario Draghi, la sua intenzione è di chiudere assolutamente il prima possibile. Già oggi, in consiglio dei ministri, Draghi potrebbe affrontare il tema della questione della fiducia. In ogni caso, poiché il semestre bianco parte dal 3 agosto, e la politica entra nel periodo in cui non è più possibile sciogliere le Camere, il voto avverrebbe già in quel periodo, come del resto quello successivo al Senato che non potrebbe cadere prima di settembre.

 

 

Ma il rinvio scatena le polemiche sia di Matteo Salvini che di Enrico Costa di Azione. Il primo invita Draghi “a tirare dritto” perché “spiace che Pd e 5stelle stiano rallentando sulla giustizia, come sulla riforma fiscale o della burocrazia. Noi dobbiamo tornare a correre, a vivere. Quindi 900 emendamenti dei 5stelle per bloccare una delle riforme più importanti del governo non sono un buon servizio”. Costa invece ricorda che “la riforma del processo penale era calendarizzata in aula Camera il 28 giugno: rinviata. Poi il 23 luglio: rinviata. M5S sta tenendo in ostaggio il governo. Il tempo è scaduto. Si vada avanti, senza Conte e i grillini. Ed il Pd smetta di inseguirli”.

Il pianeta M5S sulla giustizia intanto è nella massima agitazione. Continua il richiamo – da parte del fronte di Conte e Bonafede – alle parole dei procuratori Gratteri e Cafiero De Raho, molto duri nelle audizioni in commissione Giustizia, contro la riforma Cartabia, che “farebbe cadere il 50% dei processi e metterebbe in pericolo la democrazia”. Però, a fronte delle critiche alla riforma di molti grillini, oggi la sottosegretaria per il Sud Dalila Nesci in un’intervista al Mattino dichiara che lo strappo sulla giustizia “non è la soluzione”. Aggiunge che “governo e Camere sono già al lavoro per trovare una mediazione”. Per Nesci “la giustizia è un patrimonio democratico universale su cui ci sono sensibilità diverse”. E ancora: “L’obiettivo è quello di non smantellare la riforma Bonafede. Ma è altrettanto vero che il Guardasigilli non è più del Movimento. In democrazia bisogna saper mediare e i nostri ministri in Cdm lo hanno fatto benissimo”.

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