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Mar 17

Renzi: “Non siamo da mettere dietro la lavagna”

POLITICA
Fonte: La Stampa

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Oggi vertice tra il presidente del Consiglio e la cancelliera Merkel:
se faremo bene il nostro dovere, saremo una guida nell’Ue

ROMA

Matteo Renzi si presenta alla Bundeskanzleramt, la Cancelleria di Berlino, con un pacchetto di misure e un eloquente auto-spot: «Ad Angela Merkel voglio semplicemente mostrare il percorso di riforme che l’Italia ha in testa, un percorso che non ha fatto nessuno in Europa in questo tempo». In una intervista rilasciata al Tg5 poche ore prima di partire per Berlino, dove oggi pomeriggio incontrerà Angela Merkel, il presidente del Consiglio ripropone alcune metafore collaudate sul tema degli esami all’Italia: «Non siamo gli alunni da mettere dietro la lavagna, siamo l’Italia» e «se facciamo bene il nostro dovere, noi saremo alla guida dell’Europa e non l’ultimo vagone tra quelli ritardatari».

 

 

E sul tasto a lui caro dell’orgoglio nazionalista, Renzi insiste: «Se abbiamo fatto errori siamo pronti a rimediare, ma siamo l’Italia e dobbiamo riprenderci l’orgoglio di essere italiani». Sui provvedimenti in gestazione una battuta: «Semplificare le norme sul lavoro non significa dare più precarietà ma consentire ai ragazzi di lavorare. A me interessano loro, non gli addetti ai lavori, che siano sindacalisti o le associazioni dei categoria».

 

Parole che confermano un dato consolidato: Matteo Renzi non considera l’incontro di oggi a Berlino come un esame. E non soltanto perché il presidente del Consiglio abbonda di autostima, ma soprattutto perché ha più volte spiegato che la “sua” Italia non vuole sfondare i parametri europei e proprio per questo non intende subire esami né a Bruxelles né a Berlino. Tra l’altro l’enfasi che i mezzi di informazione stanno creando attorno al summit con la Merkel non corrisponde ad un’ansia da prestazione da parte del presidente del Consiglio.

 

Tanto per cominciare il vertice intergovernativo di oggi a Berlino è un appuntamento ereditato dal precedente governo e non cercato da Renzi, il quale – come si sa – per la sua prima visita all’estero ha scelto Tunisi. E d’altra parte Angela Merkel è la personalità europea che meglio conosce Matteo Renzi: nello scorso luglio l’allora sindaco di Firenze fu ricevuto a Berlino in forma privata e riservata, mentre il secondo incontro si è svolto, brevemente, al recente vertice europeo d’emergenza sulla questione Ucraina.

 

Ma il loro terzo incontro è sicuramente il più importante. Su entrambi i versanti. Angela Merkel non ha nascosto una certa simpatia per Matteo Renzi, del quale la Cancelliera apprezza «l’audacia», come sostiene il direttore di Die Welt Thomas Schmid. E quanto al presidente del Consiglio, per quanto non abbia concepito il suo mini-tour nelle principali capitali europee – due giorni fa Parigi, oggi Berlino – come un road-show delle sue riforme, naturalmente Renzi attende con curiosità il giudizio della Merkel non solo sulle misure, ma soprattutto sull’escamotage immaginato per realizzarle: la lievitazione del rapporto deficit dal 2,6 al 2,9-3%. Da questo punto di vista le premesse della vigilia sembrano rassicuranti: a Berlino si considera come irrinunciabile il canonico tetto del 3%, mentre sullo sforamento degli obiettivi già programmati, pare non ci siano imperativi categorici per Roma.

 

Renzi arriva a Berlino reduce dall’incontro col presidente francese Hollande, un incontro giudicato positivamente all’Eliseo. Un incontro – sottolineano a Firenze – che soltanto una certa enfasi giornalistica ha potuto etichettare come asse Renzi-Hollande in fuzione anti-Merkel. Il presidente del Consiglio non intende combattere altri leader europei e nemmeno consolidare assi con nessuno, ma semmai – questo sì – stringere rapporti personali di una certa profondità con i singoli leader, rapporti destinati a diventare utili nei momenti topici, quelli nei quali un Paese o un leader hanno bisogno di alleanze.

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