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Nov 27

Renzi chiude la Leopolda: “Referendum una sconfitta, ma noi più forti di prima”

Fonte: La Stampa

di Francesco Schianchi

Il segretario del Pd: «Aiutare le famiglie con figli. La prima proposta? Il servizio civile obbligatorio»

«Siamo ancora qui, più forti di prima». Esplode la platea della Leopolda, i fedelissimi che non lo mollano, «gli amici che ho di fronte», come li definisce Matteo Renzi nel discorso di chiusura dell’appuntamento fiorentino quintessenza del renzismo. Circa un’ora di intervento spesso rivolto al passato, alla rivendicazione dei mille giorni di governo, punteggiato di citazioni (da Blade Runner a J.P. Rowling, l’autrice di Harry Potter, per le sue riflessioni sul fallimento, fino a una frase sul «presente assonnato» forse di Kafka, «ma l’ho rubata a Cuperlo e non mi ricordo più»), che solo nel finale alza lo sguardo verso il futuro, la campagna elettorale imminente, chiedendo al suo partito di «smetterla di litigare da mattina a sera, di farla finita con il congresso permanente» e partendo all’attacco degli avversari, Berlusconi e Di Maio, «sarà un testa a testa per sapere chi sarà il secondo gruppo parlamentare dopo di noi».

Sotto le volte della vecchia stazione fiorentina, quasi un anno dopo, parte dall’elaborazione del «fallimento e della sconfitta» del referendum, «è l’ultima volta che lo faccio, è giusto farlo da qui»: «Abbiamo perso quella sfida ma la rifarei domani mattina perché era giusta». E allora predica la ripartenza, il non mollare mai, «no al virus dell’autocommiserazione, se fallite non è colpa degli altri ma perché non ci avete provato abbastanza». E parallelamente rivendica quanto fatto, aggiornandolo: a cominciare dal cavallo di battaglia, gli 80 euro, che «vanno estesi anzitutto a famiglie con figli». La prima proposta del Pd nella prossima legislatura però «non sarà un bonus, anche se lo rivendico», quanto piuttosto «il servizio civile obbligatorio»; parla di anziani, di femminismo, di fake news che preferisce non contrastare con una legge, che pure il capogruppo in Senato Zanda ha già fatto preparare, ma con un monitoraggio assiduo: «Ogni 15 giorni faremo un report sulle schifezze che troviamo in rete».

E poi la campagna elettorale: solo un passaggio sulle alleanze, quelle che arriveranno e quelle che probabilmente non fioriranno: «Chi ci sta, avrà pari dignità. Chi non vuole starci avrà il nostro rispetto e non il nostro rancore», con un ringraziamento «a Prodi, a Veltroni, a tutti quelli che hanno dato una mano». E poi gli attacchi alle altre forze politiche, avversari e non nemici, giura («a sinistra cambiano nemici ogni anno: io sono fuori categoria, noi invece non abbiamo nemici») per ironizzare che «noi abbiamo aumentato i posti di lavoro, Berlusconi lo spread e Di Maio i followers», per dire che «noi siamo diversi dai Cinque stelle e dal centrodestra, noi l’Europa la vogliamo cambiare senza doppia moneta o referendum sull’euro». Dal bozzolo rassicurante della Leopolda, dalla culla che lo ha visto crescere e lanciarsi all’assalto del partito, parte la corsa al voto.

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