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Nov 13

Renzi-Berlusconi, accordo a metà su Italicum Manca l’intesa su lista e sbarramento

POLITICA

Fonte: La Stampa

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Consenso raggiunto solo sul numero di collegi (100) e sulla soglia per il premio (40%). Minoranza dem: «Non ratifichiamo il Patto del Nazareno»

Le differenze restano ma la volontà politica di un lavoro comune «nell’interesse del paese», inclusa la partita Quirinale, vince sulle distanze. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi blindano il Patto del Nazareno e, pur lasciando irrisolti alcuni punti dell’Italicum, come l’assegnazione del premio e la soglia di sbarramento, confermano l’intesa «più solida che mai» anche in vista di prossimi passaggi cruciali. Una intesa di «sistema», come viene definita in ambienti vicini all’ex premier e che soddisfa i due leader anche se lascia volutamente aperti alcuni punti, a cominciare da quelli relativi alla legge elettorale, che potranno essere definiti «strategicamente» nelle prossime settimane. Tanto che il Cav ai suoi fedelissimi avrebbe sintetizzato la situazione con una battuta: alcuni temi sono ancora aperti perché devono rimanere aperti.

L’INTESA UN CAPOLAVORO DI EQUILIBRISMO 

Dopo quasi due ore di vertice e un comunicato definito sia nel Pd sia in Fi «un capolavoro di equilibrismo», sia Renzi sia Berlusconi possono mostrare i muscoli davanti alle rispettive minoranze. Il premier, che stasera sfida la direzione Pd, ha dalla sua l’impegno, per lui prioritario, da parte di Forza di arrivare al via libera alla legge elettorale in Senato entro dicembre e alla riforma del Senato entro gennaio. Per il presidente del Consiglio il timing è fondamentale per chiudere «il tempo dei rinvii», convinto che le distanze saranno appianate in commissione al Senato.

MANCA L’INTESA SU LISTA E SBARRAMENTO 

Renzi e il Cavaliere concordano sulla soglia per il premio di maggioranza al 40 per cento, rispetto al 37% del testo votato alla Camera, e l’ex premier cede «sulle preferenze dopo i capilista bloccati in 100 collegi».

Berlusconi potrà però rivendicare la «schiena dritta» chiesta da Raffaele Fitto per non aver ceduto oggi sul premio alla lista e sulla soglia di sbarramento. Il Cavaliere, a quanto si apprende, avrebbe condizionato la soglia del 3 per cento al premio alla coalizione e non alla lista. Nella nota congiunta si prende, infatti, atto delle «differenze» e si rinvia ai lavori parlamentari la soluzione dei nodi.

Ma il premier ai suoi spiega che prevarrà l’accordo sul premio alla lista e la soglia di sbarramento al 3 per cento, definiti nel vertice di maggioranza. E in direzione Pd spiega: «Sulla soglia di sbarramento si è aperta una discussione: noi abbiamo detto che bisognava impedire ai piccoli il potere di veto ma se dai il premio alla lista il potere di veto non è più sulla governabilità. Non è un tributo ai piccoli ma un concetto logico». D’altra parte i numeri in commissione a Palazzo Chigi sono dalla parte della maggioranza. Ed infatti Angelino Alfano esulta per un «incontro ottimo». Ma per oggi il Cavaliere può dimostrare di non aver ceduto e soprattutto di essere ancora al centro della partita.

L’IMPEGNO A PROSEGUIRE LA LEGISLATURA FINO AL 2018

Dal canto suo, Berlusconi incassa l’impegno a proseguire la legislatura fino al 2018 e a restare al tavolo delle trattative anche su altre partite, il Colle in primis. E su questi dossier Renzi, si ragiona in ambienti parlamentari, avrebbe garantito che non utilizzerà in nessun caso la politica dei «due forni». Dopo una settimana di ultimatum e contro-ultimatum, con il patto del Nazareno sull’orlo della rottura, il segretario Pd ed il leader azzurro decidono di giurarsi fiducia reciproca. Troppo rischioso per entrambi dirsi addio: il premier sa che l’apertura di nuovi forni con M5S è troppo difficile mentre il Cavaliere non può permettersi di restare fuori dai giochi. «Un percorso difficile ma significativo» si ammette nel comunicato finale dove si fissano i punti fermi e quelli ancora in discussione dell’Italicum, da oggi incardinato in commissione a Palazzo Madama.

LA MINORANZA DA’ BATTAGLIA IN DIREZIONE 

Prima della direzione Pd, la minoranza dem, in una riunione svoltasi alla presenza di Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema e il ministro Maurizio Martina, ha chiesto che non ci sia un voto in direzione questa sera, perché «non può essere utilizzata come organo di ratifica del patto del Nazareno». Proposta accettata dal presidente del Pd Matteo Orfini. Nel corso dell’incontro è anche emersa la “bocciatura” alla proposta dei capilista bloccati. Alfredo D’Attorre ha sottolineato che la minoranza Pd «ribadisce netta contrarietà al modello elettorale proposto» nell’incontro Renzi-Berlusconi: «Non si può sottrarre ai cittadini la scelta dei parlamentari che la Consulta gli ha restituito».

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