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Mar 13

Regole sì, ma chiare

Fonte: Corriere della Sera

di Roberto Gressi

Le norme non devono lasciare spazio, come è avvenuto, a interpretazioni. Contrastanti in una situazione normale, devastanti quando si combatte con il virus. È indispensabile vietare o consentire con parole limpide


Non è tempo di polemiche stucchevoli e irresponsabili. Il governo in questi giorni è riuscito a accumulare un piccolo capitale di credibilità. Lo ha fatto assumendo decisioni difficili, mettendo al primo posto la difesa della salute, accettando il rischio economico e sociale di scelte radicali per fermare il virus. Un’azione che ha avuto un passo diverso rispetto agli altri Paesi europei e non solo perché in Italia il contagio ha colpito prima.
Si è creato un clima di fiducia, nonostante qualche confusione dell’inizio, con i decreti che si sono rincorsi, cambiando e aumentando contenuti e raggio d’azione. È importante che questo clima non sia incrinato, come rischia di avvenire in queste ore.
Le persone stanno affrontando questi giorni con spirito di collaborazione, non mancano atteggiamenti sbagliati ma prevale assolutamente il senso di responsabilità, che smentisce il luogo comune che vuole gli italiani incapaci di fare squadra anche di fronte a un problema comune.
Tutti chiedono però una cosa sola che non riescono ancora a ottenere: chiarezza. Risposte nette, univoche, senza zone grigie. Per poter adeguare di conseguenza i propri comportamenti e per aiutare chi non lo fa a seguire le regole con scrupolo. E il governo deve essere all’altezza dell’apertura di credito che ha ricevuto, anche da tantissimi che non condividono la sua politica e che mai lo voterebbero al momento del confronto elettorale. Servono regole che non lascino dubbi sui luoghi di lavoro, sui trasporti, per la vita di tutti i giorni.
Un esempio per tutti. La possibilità di uscire di casa, oltre che per lavoro o per necessità, anche per passeggiare, fare sport, correre al parco. Non è la stessa cosa dire: bisogna restare a casa ma non è vietato uscire per una passeggiata. Oppure dire: si può passeggiare, correre, fare sport e andare al parco, pur tenendo presente che restare a casa è la ricetta migliore per frenare il virus. Nel primo caso avremo due passi per una boccata d’aria, nell’altro libertà di star fuori quanto si vuole, magari con amici che resteranno più o meno a un metro di distanza. Eppure sono esponenti del governo ad aver dato le due interpretazioni. Contrastanti in una situazione normale, devastanti quando si combatte con il virus. È indispensabile vietare o consentire con parole limpide. Se è giusto chiedere all’opposizione di essere responsabile, è doveroso chiedere al governo di non lasciare margini di ambiguità. Non è il momento.

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