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Set 22

Referendum: e adesso che succede? Cosa cambia con la vittoria del Sì

Fonte: La Repubblica

di Emanuela Laria

Se non ci saranno elezioni anticipate, il taglio dei Parlamentari sarà applicato alla prossima legislatura, a partire dal 2023. La riforma riduce il numero dei collegi per il Senato: sarà pertanto necessario un corredo di riforme per non far inceppare il sistema


Con la vittoria del Sì al referendum il Parlamento riduce il numero dei suoi componenti (945 più i senatori a vita) che era stato fissato nel lontano 1963. Il taglio che porta la cifra complessiva di deputati e senatori a 600 non si applicherà da subito: varrà solo per la prossima legislatura. Dunque, se non ci saranno elezioni anticipate, sarà applicato a partire dal 2023. Nel frattempo, il Parlamento dovrebbe approvare una legge elettorale sulla base della nuova geografia dei collegi. E’ all’esame della Camera un testo che prevede – al momento – il ritorno al sistema proporzionale con uno sbarramento al cinque per cento e il diritto di tribuna per le formazioni politiche più piccole. Anche qualora il Parlamento non approvasse una legge elettorale, la riforma costituzionale è (quasi) immediatamente applicabile: dal momento della pubblicazione della riforma che ha avuto il via libera degli elettori, il governo ha 60 giorni per adottare un decreto legislativo che ridisegna i collegi elettorali. La riforma, in ogni caso, prevede che il numero dei collegi per il Senato (su base regionale) scende da sette a tre, con l’eccezione di Val d’Aosta (un seggio) e Molise (due). Le Province di Trento e Bolzano hanno tre seggi a testa. Le regioni maggiormente penalizzate sono Umbria e Basilicata, che perdono il 57,1 per cento della rappresentanza a Palazzo Madama (da sette a tre seggi).
Resta dunque il “nodo” delle altre riforme da varare, che sono il necessario corollario del taglio dei parlamentari per non fare inceppare il sistema: oltre a una nuova mappa di collegi che corregga le distorsioni figlie della nuova norma (in alcune Regioni l’opposizione potrebbe non essere rappresentata al Senato), bisogna rivedere il sistema di elezione del presidente della Repubblica (dovrebbe essere rivista al ribasso l’attuale quota di 58 delegati regionali) e soprattutto i regolamenti parlamentari, per riscrivere ad esempio il ruolo delle commissioni, che avranno meno rappresentanti. E’ un pacchetto di “correttivi” che fanno parte di un accordo di maggioranza firmato a ottobre, subito dopo la nascita del governo giallorosso, dal quale dipende l’efficienza del sistema istituzionale rimodellato dal Sì al referendum.

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