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Lug 09

Quella cena in rosa tra alfaniane e forziste: è disgelo tra i centrodestra

POLITICA
Fonte: Corriere della Sera
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Rossi, Santelli, De Girolamo e Saltamartini: l’incontro «top secret»

Tutte a quattro insieme, soprattutto se a cena, avrebbero dato nell’occhio. E non sarebbero passate inosservate, come invece prevedevano gli «accordi» di un incontro che doveva rimanere segreto. Perché trattasi di quattro persone che appartengono a due fronti che – più che semplici «avversari» – sono formalmente «nemici». Per questo hanno scelto un quartiere al di fuori dal triangolo del potere Chigi-Montecitorio-Palazzo Madama, un ristorante di quelli non troppo frequentati e, soprattutto, una serata infrasettimanale che avesse nel palinsesto tv un’attraente partita dei Mondiali, nella fattispecie del Brasile.

E così pochi giorni fa – ben riparate dai taccuini dei giornalisti, dagli obiettivi dei fotografi e dalle malelingue dei colleghi – Mariarosaria Rossi, accompagnata da Jole Santelli, e Nunzia De Girolamo, accompagnata da Barbara Saltamartini, si sono ritrovate a cena. Di sera tardi, nella saletta di una trattoria del quartiere Prati, a Roma. Un poker di donne. Due berlusconiane, di cui una – la Rossi – braccio destro e sinistro dell’ex premier. Due alfaniane, di cui una – la De Girolamo – capogruppo alla Camera di Ncd.

Non si è trattato di «una cena per farle conoscere», come quella dell’omonimo film di Pupi Avati, anche perché le quattro si conoscono da una vita. E nemmeno di una «cena delle beffe», come quella raccontata da Alessandro Blasetti in uno dei capolavori del cinema italiano dell’Anteguerra. «È stata una cena politica», avrebbe spiegato a un amico Maurizio Lupi, uno dei pochissimi esponenti del «fu» centrodestra unito a conoscere i dettagli dell’operazione. Una cena politica che si è svolta dopo che ciascuna delle partecipanti aveva avuto l’esplicita autorizzazione di Berlusconi e Alfano a sedersi a quel tavolo.

Berlusconi e Alfano non si parlano da mesi. L’ultima telefonata lunga tra i due, probabilmente, risale agli auguri di Natale. Poi ci sono stati solo contatti indiretti, tra l’altro improntati al reciproco gelo. Per di più il ministro dell’Interno, come ha ribadito anche nell’intervista di domenica al Corriere , per i prossimi «mille giorni» non ha intenzione di schiodarsi di un millimetro dal perimetro della maggioranza che sostiene il governo Renzi. Perché allora autorizzare «un tavolo segreto»? Perché imbastire un dialogo tra diplomazie? Perché pianificare quella che assomiglia tanto – visto che la cena è andata benissimo – all’inizio di una lunga «marcia della pace»? Per rispondere a questa domanda bisogna puntare il radar su Arcore. Dove Berlusconi avrebbe dato alla Rossi un mandato pieno per riallacciare «qualche contatto esplorativo» con gli esponenti del Nuovo centrodestra. Non uno «scouting» né tantomeno «una campagna acquisti». Anzi, è stato proprio l’ex Cavaliere a premere perché Alfano venisse avvisato per tempo dalla De Girolamo. Sia chiaro, la distanza politica con gli alfaniani rimane. Ma l’ex premier, che è preoccupato per la sentenza del 18 e che non ha per nulla intenzione di legare il suo futuro politico solo all’«accordo» con Renzi, è tornato a immaginare un centrodestra di nuovo unito. E quella cena a quattro, in prospettiva, potrebbe essere la prima, piccola, pietra sul cantiere di «un altro centrodestra» da ricostruire dopo l’estate. «Un centrodestra giovane».

Ma non ci sono soltanto la paura per la sentenza Ruby e il patto con Renzi dietro la scelta berlusconiana di attivare «un tavolo segreto» con Ncd. Nella (lontana) prospettiva di un futuro comune, infatti, la fronda di Raffaele Fitto dentro Forza Italia perderebbe consistenza. E così, berlusconiani e alfaniani rimangono distanti. Ma, a guardali senza essere visti, molto meno di quanto sembri. Prova ne è che non sono soltanto Rossi e De Girolamo a condividere «cene politiche». Tanto per fare un altro esempio, all’alba di un’estate rovente, altri due «ambasciatori» di FI e Ncd si sono fatti sorprendere l’altra sera allo stesso tavolo. Trattasi del berlusconiano Paolo Romani e dell’alfaniano Luigi Casero. Parlavano, giurano diversi testimoni, fitto fitto. Sottovoce.

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