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Gen 21

Quel cimitero in mare Affidarsi alla Libia è una partita mortale

Fonte: Corriere della Sera

di Franco Venturini

Giusto intervenire in Africa ma i risultati si avranno dopo anni. Nel frattempo si potrebbe dare la caccia ai basisti che i trafficanti di carne umana hanno in Italia


Una strage nella notte tra venerdì e sabato, ieri altri morti al largo di Misurata, eppure questo Mediterraneo trasformato in cimitero commuove sempre di meno, lascia spazio semmai a una lugubre assuefazione e persino al cinismo di un ministro che ama troppo le battute. Le sembra opportuno, ministro Salvini, dire proprio ieri che «meno persone partono, meno persone muoiono»? Non è nemmeno vero, di questi tempi i migranti diminuiscono e le morti aumentano. Oggi si riunisce a Bruxelles il consiglio Affari generali. Temi in discussione: Venezuela, Siria, Yemen, Repubblica Democratica del Congo. Soltanto domani si parlerà di Africa in una riunione di routine e il ministro Moavero potrà chiedere più aiuti dall’Europa. Ma questa è una Europa che non capisce come i flussi migratori siano per lei l’unico vero pericolo di distruzione.
Matteo Orfini, del Pd, dice una cosa giusta: non bisogna affidarsi alla Libia. La critica investe dunque anche il collega Minniti, come investe la linea di Salvini. L’avete sentito, quel grido di un sopravvissuto «meglio morti che in Libia»? Non sappiamo come lì vengono trattati e torturati gli aspiranti migranti? E non sappiamo in che stato è la Libia, non sappiamo che a Tripoli si spara, abbiamo il coraggio di parlare della conferenza di Palermo? La Libia è perduta, e per questo va fermata o almeno isolata dalle vie del Sahel, cosa che i nostri militari contribuiscono a fare nel Niger. Ma bisogna allargare il raggio d’azione.
Il presidente del Parlamento europeo Tajani dice che bisogna intervenire in Africa con un massiccio piano di investimenti. Giusto, anche se per vederne i frutti servirebbero molti anni e nel 2050 l’Africa avrà due miliardi e mezzo di abitanti. Nell’attesa si potrebbe dare la caccia ai basisti che i trafficanti di carne umana hanno in Italia, e modificare le lungaggini giuridiche che ci impediscono di effettuare rimpatri. Non in Libia, però. Basterà ad evitare i morti? No. Ma almeno avremo tentato di fare qualcosa, senza nasconderci dietro la chiusura dei porti.

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