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Lug 31

Quanto è difficile il lavoro dei funzionari dei Beni culturali

Fonte: Corriere della Sera

di Gian Antonio Stella

La richiesta di danni causati da interventi di sovraintendenti, troppo spesso considerati un intralcio alla libera impresa cementizia, non è una novità

Chiamarlo un «pizzino» via tivù sarebbe troppo. Ma certo il messaggio inviato in questi giorni dai promotori del progetto del mega-porto di Siracusa ai dirigenti della Soprintendenza ha qualcosa di molto storto: cari funzionari dei Beni Culturali, d’ora in poi fatevi bene i conti prima di mettere i vincoli perché, se riterremo che intralciate pretestuosamente i lavori, sarete chiamati a risponderne di tasca vostra.
In realtà, la richiesta di danni causati dagli interventi di sovraintendenti decisi ad applicare le regole fissate dai codici, troppo spesso considerati un intralcio alla libera impresa cementizia, non sarebbe una novità. A Siracusa è già successo almeno due volte. La prima quando l’intervento di tre funzionari dei Beni Culturali bloccò il progetto su citato, «Marina di Siracusa», che partiva da una fabbrica dismessa, la «Spero», per ricavarne un porto turistico ampliato con l’aggiunta di un’isola artificiale di 40mila metri quadri, quanto lo stadio di San Siro. La seconda quando gli stessi funzionari si misero di traverso alla costruzione sul pianoro dell’Epipoli (dove esisteva l’«inedificabilità assoluta») di 71 villette e due centri ricettivo-direzionali. Nel primo caso i costruttori stoppati chiesero un risarcimento di 200 milioni, nel secondo addirittura di 283.821.669 euro. Somme immense. Inarrivabili per i soprintendenti se a rispondere avessero dovuto essere direttamente loro e non la regione o lo stato. Ma comunque utili a mostrare la volontà di spaventare gli autori dei provvedimenti, talora presi contro la stessa volontà di superiori disposti a qualche compromesso. Risarcimenti evaporati nel nulla grazie alle sentenze favorevoli ai vincoli e grazie agli scandali giudiziari che hanno travolto i palazzinari.
Questa volta, però, è diverso. Annunciando che la «Spero» tornerà ancora una volta alla carica ripresentando il primo progetto bocciato, il più impattante e contestato, il presidente della società Vittorio Pianese ha detto che la prossima volta chiederà conto di intoppi a suo avviso ingiusti direttamente ai sovrintendenti. Uno ad uno. Magari non le cifre assurde dell’altra volta, ma… Il tutto in coincidenza, oggi, con la scadenza dei contratti dei tre dirigenti a suo tempo premiati. Esposti ora a esser trasferiti chissà dove. Per non dire del messaggio inviato a chi si insedierà al posto loro: occhio al portafogli…

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