Quale ambizione per il G20 dell’Italia

Fonte: Corriere della Sera

di Danilo Taino

L’Italia ha le carte in regola per svolgere la leadership necessaria nel 2021, anno decisivo per indirizzare il mondo fuori dalla pandemia e dalle recessioni? Dal punto di vista della realizzazione degli obiettivi che il G20 stabilisce ogni anno, Roma non esce male


Conta ancora qualcosa il G20, il gruppo delle maggiori venti economie del mondo del quale l’Italia ha assunto la presidenza annuale il 1° dicembre? I vertici immediatamente successivi alla crisi finanziaria dell’autunno 2008, in particolare quelli di Londra e di Pittsburgh nel 2009, furono importanti per impostare lo sforzo comune necessario ad affrontarla e per evitare divisioni che l’avrebbero peggiorata. Poi, negli anni il G20 ha perso tono e forza: ora, ci si domanda che ruolo possa giocare di fronte alla crisi da Covid-19. E la seconda parte della domanda è se l’Italia abbia le carte in regola per svolgere la leadership necessaria nel 2021, anno decisivo per indirizzare il mondo fuori dalla pandemia e dalle recessioni. Dal punto di vista della realizzazione degli obiettivi che il G20 stabilisce ogni anno, Roma non esce male. Il G20 Information Center — formato dal Trinity College dell’università di Toronto e dall’accademia Ranepa di Mosca — calcola il tasso di conformità agli obiettivi. Per il G20 di Osaka del 2019, l’ultimo per il quale ci sono i dati, l’Italia è alla posizione numero sette con l’82% degli obiettivi raggiunti.
Negli anni precedenti è andata così così: 68% degli obiettivi stabiliti a Buenos Aires nel 2018, 88% di quelli di Amburgo del 2017, 66% di quelli di Hangzhou nel 2016, con un minimo del 56% sui goal del 2014 a Brisbane. Questi obiettivi riguardano per lo più salute, istruzione, ambiente e clima, occupazione, demografia, criminalità, terrorismo, disuguaglianze. Nei prossimi 12 mesi, dunque, il governo italiano può svolgere un ruolo credibile sui progetti che intende portare avanti, che ha riassunto nelle Tre P, People, Planet, Prosperity. Nel 2021, in vista del vertice del 30 e 31 ottobre con i capi di Stato e di governo che Giuseppe Conte vuole tenere a Roma fisicamente e non via web, servirà però di più. Si tratta di garantire la distribuzione globale e non discriminatoria del vaccino anti-Covid, di sostenere i Paesi più poveri indebitati, di mettere in sicurezza i sistemi bancari che saranno stressati dai fallimenti di milioni di imprese. Il multilateralista Joe Biden alla Casa Bianca potrebbe favorire un’impostazione ambiziosa. Lo scontro tra Washington e Pechino, che continuerà, mantiene però nel dubbio la collaborazione tra le due maggiori economie del G20. Sarà un test non da poco per la diplomazia italiana.

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