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Dic 22

Poletti sui giovani, propaganda irrispettosa

Fonte: Corriere della Sera

poletti

di Beppe Severgnini

Perché ha colpito tanto, l’infelice uscita del ministro Giuliano Poletti? Vediamo. Perché da lui non ce l’aspettavamo. Perché è sembrato uno sfogo a lungo trattenuto, non un infortunio linguistico come i «choosy» di Elsa Fornero. Perché la dichiarazione va contro tutto ciò per cui il governo Renziloni (crasi natalizia) s’è battuto. Perché rischia di alimentare una spaccatura di cui non si sentiva il bisogno. Noi e loro. Chi sta dentro e chi sta fuori. Come se non fossimo tutti italiani d’Europa.

I fatti
A Fano, lunedì, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha incontrato giornalisti e telecamere. S’è messo a parlare della fuga dei cervelli. «Intanto bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno centomila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i centomila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei ”pistola”. Permettetemi di contestare questa tesi». Poi, non contento, ha aggiunto: «Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi».

Poi si è scusato
Con l’Ansa, su Facebook. Ma certe frasi — lo sanno i coniugi, dovrebbero impararlo i ministri — restano. Nella diaspora professionale italiana c’è di tutto: la paura e l’avventura, la scienza e l’incoscienza, la frustrazione e l’amarezza. Il blog da cui questa rubrica prende il nome si occupa del fenomeno da diciotto anni. So quello che dico perché l’ho visto: la stragrande maggioranza dei nostri connazionali all’estero merita rispetto. Giuliano Poletti è stato irrispettoso.
Come è potuto succedere? Ho un sospetto: il ministro del lavoro cercava di ingraziarsi gli elettori a portata di mano. Qualcosa del genere ha fatto Matteo Renzi quando, in vista del referendum, ha cominciato a criticare l’Europa lontana e a vezzeggiare gli italiani vicini. Non sono convinzioni: sono esibizioni. E bisogna saperle interpretare: Salvini è capace, Poletti no. Dia retta, ministro: vada a trovare i giovani siciliani a Berlino, i ragazzi sardi a Londra, i milanesi di domani a Barcellona, i piemontesi e i pugliesi a Bruxelles. Li troverà delusi dall’Italia. Buon segno. Vuol dire che le vogliono ancora bene.

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