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Mar 21

Perché Ousseynou Sy non doveva guidare quel bus sulla Paullese

Fonte: Corriere della Sera

di Venanza Postiglione

Da oggi la strada tra Mantova e Milano è il simbolo della strage mancata, del giorno del terrore, degli alunni che scappano dalle fiamme e commuovono l’Italia

I bimbi che urlano, alle porte di Milano. L’autista che è pronto a fare una strage. Il bus che prende fuoco e gli alunni tutti in salvo: per un soffio o forse per un miracolo, stavolta si può dire. La follia, il fanatismo, i cancelli dell’orrore a casa nostra: dopo averlo raccontato nelle strade di mezzo mondo. Le fiamme avvolgono una carcassa, come uno specchio di questo tempo, dove tutto è connesso e tutto rimbalza. A partire dalla violenza. E poi la parola, immaginata e allontanata per ore, alla fine pronunciata: terrorismo. Terrorismo. Non perché Ousseynou Sy sia affiliato all’Isis: ma perché ha creato il panico, ha annunciato il massacro e ha lanciato un messaggio (in qualche modo) «politico». Con la volontà di vendicare i migranti del Mediterraneo. Dai barconi di Lampedusa fino allo scuolabus in Lombardia.
Senegalese di nascita, cittadino italiano, 46 anni. La retorica nazionale prevede già due filoni, subito, con i bambini che tremano ancora. Il primo porta dritto al sovranismo ideologico: immigrati, quindi cattivi, ma comunque sono troppi. Il secondo va dalla parte opposta: Matteo Salvini soffia sul fuoco e poi, ecco, una mente sconvolta quel fuoco lo accende sul serio.
Le opposte demagogie. Ci sarebbe un’altra strada, in realtà, ma prevede un po’ di lavoro, un’analisi dei controlli e delle negligenze e (addirittura) una riflessione più equilibrata. L’autista ha minacciato e messo a rischio la vita di 51 bambini, con la benzina gettata nel bus e l’accendino pronto: un crimine orrendo. Che ha sconvolto tutti i genitori e i professori italiani. Ma si scopre che questa persona aveva alle spalle una condanna per abusi su un minore e anche una denuncia per guida in stato d’ebbrezza. E faceva l’autista di un bus con i bambini? Così, come fosse un mestiere qualsiasi? Tutto normale? Ma quanti conducenti hanno lo stesso curriculum? Quali controlli si fanno e ogni quanto tempo? Dire che «serve chiarezza» è fin troppo poco. Comincia un’attività importante per la Procura, certo. Ma anche per la politica che non viva sempre di propaganda istantanea. Le verifiche (vere) sugli autisti di camion, pullman, autobus che percorrono il nostro Paese sono un tema solo e soltanto dopo gli incidenti. Per qualche ora o qualche giorno, se va bene. Come se non riguardasse le vite quotidiane nostre e dei nostri figli. È il passato dell’autista che andrà indagato. È l’iter dei controlli che andrà riavvolto per capire se e quando qualcosa non ha funzionato. A volte il presunto scontro di civiltà nasce più banalmente da una verifica non fatta o da una denuncia ignorata o da un dettaglio perduto. Ma il fuoco della strada Paullese racconta anche un altro mondo. Luminoso. Tre bambini si fanno coraggio tanto da riuscire a telefonare e a chiedere aiuto: due sono figli di immigrati (una famiglia marocchina e una egiziana), così la storia diventa ancora più paradossale e riesce a oltrepassare gli stereotipi. Arrivano i carabinieri e si rivelano bravissimi nelle condizioni più difficili. Bloccano e arrestano Ousseynou Sy dopo che aveva annunciato il massacro dei piccoli italiani a Linate in nome «di chi muore in mare per colpa di Di Maio e Salvini», come dicono i testimoni. Ma soprattutto fanno uscire dallo scuolabus e portano in salvo i 51 allievi della scuola media di Crema. I ragazzi che immaginano la cosa giusta meglio dei grandi, lo Stato che interviene immediatamente con le sue forze. Forze vicine, sul campo. Come da manuale della sicurezza.
La Paullese è un pezzo di anima della regione. Taglia le campagne verso sud-est, unisce Mantova a Milano, si immerge tra le cascine e i campanili lombardi, accompagna migliaia di pendolari verso il lavoro e decine di gite in pullman, tutti i giorni. Da oggi è anche il simbolo della strage mancata, del giorno del terrore, degli alunni che scappano dalle fiamme e commuovono l’Italia. La vera angoscia è non lasciare ai bambini del bus un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.

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