Perché Mattarella ha deciso di convocare Draghi, e non di andare al voto

Fonte: Corriere della Sera

di Davide Casati

Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, preso atto del fallimento delle consultazioni del presidente della Camera Roberto Fico per tentare il varo di un governo politico sostenuto dalla maggioranza che aveva supportato il Conte-bis, ha tenuto nella serata del 2 febbraio un discorso nel quale ha spiegato perché — di fronte alla scelta tra elezioni immediate o varo di un governo tecnico — ha deciso questa seconda strada.
Nel suo discorso— che trovate qui in versione integrale — non ha fatto il nome di l’ex presidente della Banca d’Italia e della Banca centrale europea per le 12 di mercoledì al Quirinale, per affidargli l’incarico di formare un governo «di alto profilo».

Le ragioni per cui Mattarella non ha scelto la strada delle elezioni
Il capo dello Stato ha spiegato che la strada del voto anticipato, in quanto «esercizio di democrazia», andasse «attentamente considerata».
Ma ha elencato le ragioni per le quali ha «avvertito il dovere di rivolgere alle forze politiche un appello per un governo di alto profilo» per far fronte «con tempestività alle gravi emergenze in corso e non rinviabili».
Ecco i motivi elencati dal presidente della Repubblica:
– Siamo in un momento decisivo nella lotta alla pandemia. Secondo il capo dello Stato, nelle prossime settimane — e nei prossimi mesi — o sarà segnata la vittoria contro il virus, o si rischia di esserne travolti. La lotta al Sars-CoV-2 richiede, secondo il capo dello Stato, l’azione di un governo nel pieno delle sue funzioni.
– Lo stesso – ha detto Mattarella — «vale per lo sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione, da condurre in stretto coordinamento tra lo Stato e le Regioni».
– il percorso che porta alle elezioni, e dopo di esse alla formazione di un nuovo governo, sarebbe inesorabilmente lungo: Mattarella ha ricordato che, nel 2018, dal momento dello scioglimento delle Camere alla formazione del nuovo governo sono trascorsi 5 mesi. Occorre infatti sciogliere le Camere, garantire 60 giorni per la campagna elettorale e, dopo il voto, garantire «poco meno di venti giorni per proclamare gli eletti e riunire le nuove Camere», consentire la formazione di un governo, che deve poi ottenere la fiducia. Secondo il presidente della Repubblica, l’Italia, in questo momento, non può permettersi un «vuoto» di questa portata: «Si tratterebbe di tenere il nostro Paese con un governo senza pienezza di funzioni per mesi cruciali, decisivi, per la lotta alla pandemia, per utilizzare i finanziamenti europei e per far fronte ai gravi problemi sociali. Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte concrete e rapide ai loro problemi quotidiani».
– Mattarella ha ricordato come, entro aprile, andrà presentato un piano per ottenere i fondi del Next Generation Eu: «È auspicabile che la presentazione del piano avvenga anche prima, perché quegli indispensabili finanziamenti vengano impegnati presto, e prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione», ha spiegato. Quei fondi «vanno poi usati, e un governo ad attività ridotta non potrebbe farlo», ha spiegato il capo dello Stato: «e non possiamo mancare questa occasione fondamentale per il nostro futuro».
– Mattarella ha anche spiegato che si avvicina la scadenza del blocco dei licenziamenti: «a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale».
– Secondo Mattarella, poi, «ci troviamo nel pieno della pandemia. Il contagio del virus è diffuso e allarmante; e se ne temono nuove ondate nelle sue varianti. Va ricordato che le elezioni non consistono soltanto nel giorno in cui ci si reca a votare ma includono molte e complesse attività precedenti per formare e presentare le candidature. Inoltre la successiva campagna elettorale richiede – inevitabilmente – tanti incontri affollati, assemblee, comizi: nel ritmo frenetico elettorale è pressoché impossibile che si svolgano con i necessari distanziamenti. In altri Paesi in cui si è votato – obbligatoriamente, perché erano scadute le legislature dei Parlamenti o i mandati dei Presidenti – si è verificato un grave aumento dei contagi. Questo fa riflettere, pensando alle tante vittime che purtroppo continuiamo ogni giorno – anche oggi – a registrare».

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