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Apr 23

Perché Farage può vincere le elezioni europee e diventare il vero protagonista del 2019

Fonte: La Repubblica

di Antonello Guerrera

Boom di iscritti e donazioni, il suo Brexit Party è primo partito nelle intenzioni di voto. Il “mago dei sondaggi” oltremanica, Sir John Curtice, ci spiega perché, dopo il voto Ue di maggio, la politica britannica potrebbe non essere più la stessa: tutto gioca in favore dei partiti euroscettici

“Nigel Farage sarà il politico del 2019”. A scriverlo sul Daily Telegraph di oggi è Matthew Goodwin, professore all’università del Kent e autore dell’interessante “National Populism: The Revolt Against Liberal Democracy” (edizioni Pelican). La sua profezia potrebbe avverarsi molto presto. Come scritto nella prima puntata di questa rubrica (…senza Brexit alle urne ridono…), il leader euroscettico del nuovo “Brexit Party” è il grande favorito di queste controverse elezioni europee nel Regno Unito che, visto l’ennesimo rinvio della Brexit, è oramai quasi certo che si terranno. Secondo un recente sondaggio (su Twwitter) di YouGov il Brexit Party di Farage sarebbe nettamente il primo partito con il 27 per cento delle intenzioni di voto, seguito dal Labour di Jeremy Corbyn al 22% e dai conservatori “crollati” al 15%.
Non solo: Farage ha iniziato da settimane la sua campagna elettorale mentre i partiti tradizionali sonnambulano nel limbo della Brexit e dei negoziati bipartisan, attirando migliaia di nuovi iscritti ogni giorno e un fiume di donazioni. In questo momento è uno schiacciasassi politico e non sembra incontrare alcuna opposizione verso un trionfo clamoroso. Solo nel giorno di Pasqua, una festività in genere molto poco “politica”, il suo Brexit Party ha ricevuto 3mila nuove iscrizioni e 75mila sterline in una sola giornata. Di questo passo, Farage potrebbe stravincere alle prossime elezioni europee.
È vero, anche alle elezioni europee 2014 Farage vinse con il 26,6% e 24 seggi al Parlamento Ue. Ma attenzione: c’è una differenza sostanziale che dimostra come la politica britannica basata sui due partiti tradizionali (conservatore e laburista) potrebbe cambiare per sempre dopo le elezioni europee del 2019. Perché se cinque anni fa sul fronte euroscettico c’era solo Farage (che allora guidava l’Ukip, poi abbandonato perché troppo di “estrema destra” pure per i suoi gusti), stavolta c’è anche l’Ukip, con a capo ora Gerald Batten, che secondo il sondaggio di YouGov è al 7%. Dunque il fronte euroscettico (Brexit Party + Ukip) totalizzerebbe il 34% mentre i partiti tradizionali (Tories + Labour) arriverebbero solo al 37%. Insomma, un sostanziale pareggio.
“La novità alle elezioni di quest’anno”, spiega al telefono Sir John Curtice, statistico considerato mago dei sondaggi oltremanica (un po’ come Nate Silver per gli Stati Uniti), “è che il fronte dei partiti conservatori non è più attaccato soltanto dai partiti euroscettici, ma anche dal lato europeista, dopo la formazione di “Change UK” fondato da alcuni ribelli di Labour e Tories come Chuka Umunna e Anna Soubry. Quindi, conservatori e laburisti sono stretti da due fuochi. Anche se i partiti chiaramente europeisti sono spaccati, perché i liberal democratici non vogliono allearsi con Change UK, ed è un altro elemento che favorisce Farage”. Secondo Curtice, il Brexit Party di Farage ha due importanti fattori dalla sua parte: “Il primo, è un partito euroscettico, che alle elezioni Ue prende sempre più voti rispetto alle elezioni generali. E, in secondo luogo, è un partito nuovo”.
Ma c’è anche un terzo elemento che gonfia le vele di Nigel Farage verso la terra promessa. “È il partito più chiaro e comprensibile sulla Brexit e per questo sta dilaniando il partito conservatore”, continua Sir Curtice, “c’è almeno un 11% complessivo di elettori che dai Tories si sposteranno verso il Brexit Party perché delusi da come May e i suoi abbiano gestito sinora l’uscita dall’Ue, e questi sono voti che i conservatori non rivedranno più neanche alle prossime elezioni legislative. Poi c’è un’altra fetta simile di conservatori che stavolta voteranno per Farage o per l’Ukip alle europee, in segno di protesta, ma che poi torneranno alla base alle prossime elezioni generali”.
“Quindi aspetterei a dire che il partito conservatore di May sia moribondo e prossimo all’estinzione”, conclude Sir John, “ma certo è in una situazione molto complicata. Si potrebbe salvare soltanto se completasse la Brexit (ora in stallo) in tempi brevi, magari prima delle elezioni europee di maggio. Al contrario, l’errore fatale che potrebbero compiere i Tories è quello di pensare prima a defenestrare May (a Londra sono tornate a circolare le voci di golpe, ndr) e mettere al suo posto un leader euroscettico come Boris Johnson o Nigel Farage, pensando così di recuperare i voti perduti a destra. Secondo i miei calcoli, così non recupereranno quasi niente, quegli elettori rimarranno dove sono. Anzi, in questo caso provocherebbero di sicuro la spaccatura dal lato europeista del partito conservatore che abbandonerebbe la barca senza troppi rimorsi”. Insomma, l’unico modo per salvare la politica britannica come la conoscevamo è raggiungere un accordo sulla Brexit prima delle elezioni Ue, cosa complicatissima, anche perché i negoziati bipartisan tra May e Corbyn stanno andando malissimo. Ma anche in quel caso Farage urlerà al voto mutilato perché “hanno paura di noi”. E alle prossime elezioni generali, il leader euroscettico potrebbe raggiungere comunque un risultato clamoroso.

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