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Mar 10

Pagamenti, la legge «europea» non funziona: solo il 17% incassa in tempo

ECONOMIA/EUROPA
Fonte: Corriere della Sera
economia

Le aziende e i crediti, il peggiore debitore è la pubblica amministrazione

 

Fatta la legge gabbato lo santo. Dal primo gennaio del 2013 in attuazione di una direttiva europea è entrata in vigore una normativa (il decreto legislativo 192/2012) per contrastare i ritardi dei pagamenti tra imprese e tra queste e la pubblica amministrazione, ma a poco più di un anno dall’entrata in vigore il bilancio è sconsolante e può essere sintetizzato con la parola «fallimento». A sostenerlo è la Cna che ha condotto un sondaggio tra 300 imprese artigiane dei principali settori manifatturieri (costruzioni, meccanica, alimentari, moda, servizi e autotrasporto). Si tratta in prevalenza di imprese micro (fino a 9 addetti) e piccole (da 10 a 49) e il risultato è deprimente: solo il 17% delle imprese vanta pagamenti da parte della clientela entro i termini contrattuali. Il peggior pagatore è la pubblica amministrazione (11%) seguita dal commercio e dalle imprese non commerciali, che pagano entro la scadenza rispettivamente nel 14 e nel 20% dei casi. Le costruzioni e l’impiantistica sono i settori nei quali la situazione è più drammatica perché solo il 2% delle aziende riesce a incassare con puntualità il lavoro prestato. In totale l’11% delle imprese del campione Cna viene pagato con un ritardo di 180 giorni ed oltre. Il 19% subisce una dilazione tra i 60 e i 180 giorni, il 22% tra 31 e 60, il 20% tra gli 11 e i 30 giorni e il 12% meno di 10 giorni. È quasi un bollettino di guerra. E testimonia il disagio dei Piccoli che sono costretti ad attendere la fine del mese con il cuore in gola, aspettando di quantificare il cosiddetto insoluto.

 

La legge europea

La legge «europea» fissa il termine di pagamento in 30 giorni dall’emissione della fattura o consegna delle merci e prevede una deroga a 60 solo per gli enti sanitari pubblici ma la maggioranza assoluta delle imprese (57%) pur di non perdere la commessa si vede costretta già nei contratti a prevedere uno sforamento di favore oltre i 60 giorni. E ciò avviene con maggiore frequenza quando il cliente è una pubblica amministrazione e si tratta, secondo la Cna, di una palese violazione delle norme perché il tetto dei 30 giorni non è derogabile quando in campo c’è lo Stato, a differenza delle transazioni tra imprese nelle quali le parti possono concordare termini diversi. Il risultato di tutto ciò è che il 2013 non è stato il tempo della riforma bensì l’annus horribilis dei pagamenti: oltre l’80% delle imprese ha registrato un allungamento della tempistica. Nell’autotrasporto siamo arrivati addirittura al 100% delle aziende che dichiarano di aver subìto dilazioni e percentuali solo di qualche punto inferiori a quelle che si riscontrano nelle costruzioni e nell’impiantistica. Anche in questo caso i comportamenti (e i pagamenti) della pubblica amministrazione si segnalano tra i più pigri.

Le contestazioni

Il deterioramento delle condizioni di pagamento emerge anche in altre forme. La diffusione degli incassi in forma frazionata (a tranche) e le contestazioni finalizzate a chiedere sconti ex post. Il primo fenomeno riguarda il 58% delle imprese ed è più frequente nel legno-arredo e nell’impiantistica. In crescita anche le contestazioni o le richieste di sconti. «Basta la minima discussione o anche solo un cavillo sulla qualità di un lavoro o di una commessa per originare l’alibi per non pagare» raccontano alla Cna. E le costruzioni sono il settore più colpito. È chiaro che in queste condizioni salta qualsiasi logica razionale d’impresa e quindi nonostante la legge preveda interessi di mora per i ritardatari, l’89% delle aziende intervistate dichiara di non applicarlo. Gli artigiani vanno in soggezione verso gli enti debitori e temono che l’applicazione della mora possa tradursi in una perdita di commesse. E quindi prima di bloccare una consegna ci pensano due volte. L’unica soddisfazione, per chi riesce ad esportare, viene dall’estero. «Loro pagano nei tempi giusti».

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