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Lug 06

Ora cosa succede? Atene, l’Europa e quel futuro da separati in casa

GREXIT

Fonte: La Stampa

grecia

Il referendum greco e le possibili conseguenze per banche, governo e trattativa con Bruxelles

1.La moneta parallela
A poche ore dalla chiusura dei seggi, quando le prime indicazioni di voto davano già in vantaggio il «No» all’accordo tra Atene e creditori europei, il governo greco si è affrettato a sottolineare che «non sta valutando una moneta parallela». Non è un caso. Nei giorni scorsi si è spesso parlato di questa possibilità: un veicolo monetario convertibile alla pari con l’euro ma necessario per ricapitalizzare le banche e permettere di riaprire gli sportelli prima che ad Atene scoppi il caos. Perchè gli scenari ipotizzati nei giorni scorsi, in caso di vittoria del «No», dicevano tutti le stesse cose: Grexit, banche in default con Atene esclusa da ogni programma di salvataggio. Sarà proprio così?

«Non lo sappiamo – spiega Carlo Secchi, professore di politica economica europea all’Università Bocconi – ma da giorni i rappresentanti di Syriza continuano a insistere che un “No” ai creditori non significa un ”No” all’euro. La verità è che Tsipras può pure vincere il referendum ma la sua rischia di diventare presto una vittoria di Pirro: non dimentichiamoci infatti che la scelta del voto, che ha fatto saltare il tavolo della trattativa, non è stata affatto digerita dai rappresentanti europei».

 

2.Separati in casa
Ed è proprio il rapporto con i rappresentanti europei che, con la vittoria del «No», rischia di subire un’ulteriore frattura. «Tsipras ne esce rafforzato a livello politico ad Atene ma completamente indebolito dal punto di vista europeo – spiega Andrea Montanino, che fino a sette mesi fa ricopriva il ruolo di direttore esecutivo del Fondo monetario -. La Grecia ha bisogno di 60 miliardi nell’arco dei prossimi tre, quattro anni. Difficile che l’Europa decida di concedergli ancora fiducia dopo quello che è successo. L’Fmi, dopo che Tsipras non ha pagato l’ultima rata del debito, si sfilerà. Potrebbe rimettersi in partita solo in caso di ampie garanzie dall’Europa. Ma dopo quanto accaduto, siamo sicuri che l’Europa si rimetterà al tavolo della trattativa?»

L’irrigidimento europeo sarebbe quindi la prima conseguenza politica. «E per fare un accordo – aggiunge Secchi – bisogna essere in due». Angela Merkel lunedì si incontrerà con François Hollande a Parigi per studiare la strategia da adottare nei prossimi giorni e hanno chiesto insieme la convocazione di vertice dell’Eurozona per martedì. In questi giorni Atene e Bruxelles potrebbero essere condannate a trattare ancora con un destino da separati in casa. Difficile che la Merkel ceda di fronte a un voto che va contro tutto quello che lei e la Germania, con la politica del rigore, hanno sempre rappresentato. Non solo: cedere potrebbe voler dire anche indebolirsi nei confronti di quei movimenti e voci anti europee che il partito greco di sinistra radicale ormai rappresenta.

3.La liquidità e il ruolo della Bce
Quel che è certo è che ormai la Grecia deve fare i conti con una crisi di liquidità impressionante. La Banca di Grecia ha fatto sapere che chiederà alla Bce di aumentare il tetto «Ela» sulla liquidità di emergenza per le banche greche. Si tratta del fondo bloccato dal Consiglio dei governatori della Banca centrale alla data del 26 giugno. Le istituzioni europee sono già in stato di massima allerta. L’Eurogruppo si riunirà presto, anche solo in videoconferenza, per valutare la situazione e compiere un primo tentativo di riavvio del dialogo. La Bce ha già convocato il consiglio direttivo nelle cui mani è il destino delle banche elleniche.

«Il ruolo della Banca centrale europea sarà fondamentale nei prossimi giorni – aggiunge Montanino – ma dovrà preservare anche tutti gli altri Paesi. Le analisi tecniche del Fondo monetario dimostrano che Atene non è più sostenibile e le perdite della Grecia sono anche perdite nostre e di tutti gli altri paesi che fanno parte dell’Ue. Probabilmente la Bce prenderà delle decisioni che daranno il tempo alla politica di agire. Ma tutti gli strumenti che userà non saranno mai abbastanza per rendere il sistema bancario greco sostenibile». Per Jp Morgan ora, con la vittoria del «No», l’uscita della Grecia dall’euro è lo scenario base. Sarà così oppure si riaprirà il tavolo della trattativa? «Il popolo greco ha votato ma se votassero tutti gli altri stati che fanno parte dell’Ue» si chiede ancora Secchi.

4.Il tavolo
Da Atene il portavoce del governo ha fatto sapere che Atene farà «tutti gli sforzi possibili per arrivare a un accordo» con i creditori «anche entro 48 ore». Ma bisogna vedere, a questo punto, se i creditori vorranno ancora mettersi a trattare con il governo Tsipras. Quale saranno le basi per far ripartire il dialogo?

L’ultima lettera inviata da Tsipras ai creditori europei cedeva su molte, non tutte, le richieste arrivate da Bruxelles. Ma la stessa Merkel aveva subito fermato le speculazioni su ipotesi di accordo posticipando le discussioni al dopo referendum. Sfogandosi nei giorni scorsi con alcuni colleghi di partito, la cancelliera ha giudicato la politica del premier greco «dura e ideologica», sostenendo che essa «lascia andare il Paese a occhi aperti contro un muro». «Con questo governo – ha detto la Merkel – la Grecia non si attiene ai principi dell’Ue» e in particolare «viola quello della collaborazione». Cambierà qualcosa ora?

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