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Ott 27

Nuovo Dpcm, ristori fino al 200% per bar, ristoranti, palestre e (forse) taxi

Fonte: Corriere della Sera


Aiuti per le categorie penalizzate: dagli attori ai tassisti
Si aggiungono nuove attività e nuove categorie di lavoratori alla lista di quelle che avranno diritto ad un aiuto dello Stato dopo le nuove chiusure decise dal governo. Entrano ad esempio gli attori, le biglietterie esterne e le società di noleggio per gli eventi: tutte attività che in teoria non vengono chiuse dall’ultimo dpcm ma che in ogni caso vengono «colpite» neanche troppo indirettamente. Nella lista potrebbero entrare anche i tassisti: anche loro in teoria non sono stati fermati, non hanno un orario ridotto. Ma con il Paese bloccato sono in difficoltà da mesi e le cose potrebbero andare peggio con il coprifuoco serale. La questione è ancora aperta perché aiutare una categoria non oggetto di chiusura o divieti, per quanto in oggettiva difficoltà, potrebbe innescare un effetto domino difficile poi da controllare. Il cosiddetto decreto ristori è atteso oggi in consiglio dei ministri. Dovrebbe valere 4,5 miliardi di euro. Resta il problema di far quadrare i conti, visto che utilizza gli avanzi di cassa degli interventi degli ultimi mesi.

Imu, rata cancellata per palestre, piscine, ristoranti e bar
La cancellazione della seconda rata dell’Imu, in scadenza il 16 dicembre, dovrebbe riguardare tutte le attività «colpite» dall’ultimo Dpcm. Non solo le palestre e le piscine, che chiudono, dunque. Ma anche i ristoranti e i bar, che devono ridurre l’orario di apertura. Sull’operazione, che costerebbe 114 milioni di euro, c’è tuttavia ancora discussione. Chi paga un affitto avrà invece un credito d’imposta, cioè uno sconto sulle tasse future, pari a tre mensilità. Il credito potrà essere anche girato al proprietario del locale e quindi scontato dal canone d’affitto. Qui il costo è invece di 260 milioni di euro. Confermata poi la reintroduzione per un mese del reddito d’emergenza, l’aiuto per le persone in difficoltà che può arrivare fino a 800 euro, a seconda di quante persone ci sono in famiglia.

Altre sei settimane di cassa integrazione per coprire l’anno
Nel decreto legge ci saranno altre settimane di cassa integrazione utilizzabili dalle aziende in difficoltà. Dovrebbero essere sei, per un costo di 1,6 miliardi di euro. Ma potrebbero arrivare anche a dieci, e in questo caso il costo salirebbe a 2,6 miliardi. Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo preme per le dieci settimane. Ma nel governo si preferisce procedere per gradi: le sei settimane consentirebbero in ogni caso di estendere la copertura fino alla fine dell’anno, visto che al momento la cassa integrazione arriva fino alla metà di novembre. Mentre per la settimane necessarie nel 2021 si potrebbe provvedere con la legge di Bilancio, già approvata salvo intese una settimana fa ma ancora in fase di elaborazione con il nodo del blocco dei licenziamenti ancora ben stretto.

Per i rimborsi spunta un tetto di 150 mila euro
Contributi a fondo perduto «già entro novembre, forse persino entro l‘11 novembre» si sbilancia il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. La cifra complessiva dedicata agli indennizzi per imprese o soggetti con fatturato fino a 5 milioni di euro che subiranno perdite a causa di limitazioni di orario o chiusure si aggira tra 1,5 e 2 miliardi di euro. Cifra che coprirà le perdite con un tetto massimo di 150mila euro a impresa e che, come ha spiegato il ministro, finirà direttamente sui conti correnti dei richiedenti: sarà un rimborso automatico per chi aveva già usufruito dei sussidi previsti dal precedente decreto Rilancio; gli altri dovranno invece fare una nuova richiesta. Tra i beneficiari entrano anche le aziende con fatturato sopra i 5 milioni di euro. Le categorie beneficiarie saranno identificate con i codici Ateco.

Hotel per ora esclusi. Ma forse entrano i taxi
Sì a bar e ristoranti. No (per ora) ad alberghi e strutture ricettive. Forse a taxi e Ncc. E poi ancora palestre e sale giochi, discoteche e piscine, cinema e teatri. Sono molte le categorie cui verranno destinati gli indennizzi per cali di fatturato dovuti alle nuove restrizioni anti-Covid: sono tutte quelle imprese che dovranno chiudere in anticipo le proprie attività o non potranno aprirle per niente. O, come nel caso delle sale da ballo e delle discoteche, non hanno mai riaperto. Si stimano circa 325 mila attività per le quali la percentuale dei ristori varierà proprio in base alle diverse limitazioni subite. Quindi per i bar, costretti a chiudere alle 18, il ristoro sarà del 100%, percentuale che per i ristoranti salirebbe al 150%. Indennizzi fino al 200% invece per chi è costretto a chiudere del tutto, come palestre e centri termali e fino al 400% per chi non ha più riaperto.

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