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Lug 01

Nomine Ue, rivolta contro Merkel: Timmermans non sfonda

Fonte: Corriere della Sera

di Ivo Cavizzi

L’olandese frenato per la Commissione. No di Visegrád e di parte del Ppe. Conte: ho le mani libere

Una sollevazione nel partito europopolare e dei quattro Paesi dell’Est del gruppo Visegrád ha frenato la candidatura del vicepresidente socialista della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermans, a diventare il prossimo numero uno dell‘istituzione al posto dell’uscente lussemburghese Jean-Claude Juncker. «Non sarà molto facile prendere decisioni, penso che ci vorrà del tempo», ha ammesso la cancelliera tedesca Merkel, entrando nel summit dei 28 capi di Stato e di governo dell’Ue a Bruxelles sulle euronomine, sintetizzando la difficoltà di concordare i nuovi presidenti di Commissione europea, Consiglio dei governi, Banca centrale europea (Bce), Europarlamento, e il responsabile Esteri dell’Ue. Il presidente francese Emmanuel Macron dei liberali RE ha addirittura ridotto il negoziato a «tre nomi», rinviando «quello della Bce un po’ più avanti» e sottintendendo che, per la Camera Ue, spetta agli eurodeputati votare a Strasburgo il 3 luglio.
«Per me è importante evitare un conflitto interistituzionale tra il Consiglio e il Parlamento», ha spiegato Merkel, riferendosi alla volontà degli eurodeputati di difendere il sistema degli Spitzenkandidat, i candidati dei due maggiori partiti, il tedesco Manfred Weber dei popolari (Ppe) e Timmermans per i socialisti (S&D), presentatisi alle elezioni europee come successori di Juncker. Il Ppe ha avuto più seggi e, quindi, Weber sarebbe dovuto prevalere sull’olandese. Ma, per la prima volta, Ppe e S&D hanno bisogno del liberali di RE e forse anche dei Verdi per fare maggioranza. A quattro, Weber è rimasto minoritario. Al vertice del G20 a Osaka il presidente polacco del Consiglio Ue Donald Tusk, dopo incontri con Merkel, Macron e il premier spagnolo Pedro Sánchez, ha così mediato un «pacchetto» con Timmermans alla Commissione e Weber presidente dell’Europarlamento.
Ma il premier popolare ungherese Vicktor Orbán, che è stato messo sotto accusa da Timmermans per violazioni dello Stato di diritto in Ungheria e ha replicato contestando il noto ottimo rapporto dell’olandese con George Soros, ha definito «errore storico» l’eventuale nomina. Gli altri tre premier di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) e, a distanza, il vicepremier Matteo Salvini hanno appoggiato Orbán. Ma, soprattutto, altri leader popolari hanno bocciato Timmermans. «Come Ppe non abbiamo approvato il pacchetto di Osaka», ha detto il premier irlandese Leo Vardkar. «No» netto è arrivato dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani di Forza Italia/Ppe: «continueremo a sostenere il principio dello spitzenkandidat e la candidatura di Weber» per il dopo Juncker.
Il summit si è esteso nella notte con girandole di possibili candidati. «Cercheremo di essere costruttivi», ha promesso Merkel. C’è da tenere insieme vari principi. Innanzitutto vanno accontentati i tre o quattro partiti destinati a costituire la maggioranza nell’Europarlamento. Serve rispettare equilibri tra grandi e piccoli Paesi, tra quelli del Nord, del Sud e dell’Est. Vanno considerate le «quote rosa». Il premier Giuseppe Conte, che ritiene di avere «mani libere» nella trattativa, ha incontrato separatamente Merkel, Macron e i quattro premier di Visegrád. Punta a ottenere uno dei commissari Ue «con portafoglio economico di peso», che verranno decisi successivamente. Ma, nell’immediato, cerca soprattutto alleanze per evitare il rischio di una procedura d’infrazione Ue per l’alto debito, offrendo in cambio il suo appoggio nel solito «mercato delle vacche» per le euronomine, dove la competenza dei candidati risulta spesso trascurata.

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