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Lug 02

Nomine Ue: da Macron a Sanchez, le pagelle dei leader

Fonte: Corriere della Sera

di Paolo Valentino

Non è finita finché non è finita. La partita delle nomine europee riprende oggi a Bruxelles nella più totale incertezza sull’esito finale. Ma già a questo punto è possibile tentare una valutazione dei protagonisti. Pagelle di metà tempo.


Emmanuel Macron: ha vinto il suo ostruzionismo
Il presidente francese aveva due obiettivi primari, entrambi negativi: impedire ogni automatismo nella procedura degli Spitzenkandidat e impedire che Manfred Weber, da lui considerato inadeguato per l’incarico, diventasse presidente della Commissione. Li ha conseguiti entrambi. In più, se il “pacchetto Osaka” andasse in porto, otterrebbe la presidenza della Banca Centrale per un francese. E anche se così non fosse, i nomi che circolano in alternativa a Frans Timmermans, quelli di Margrethe Vestager e di Michel Barnier, una liberale l’altro francese,lo metterebbero fra i veri vincitori della partita. Voto: 8

Angela Merkel umiliata dalla rivolta dei vassalli
La cancelliera ha fatto il gioco di sempre. Ha sostenuto Weber sapendo però che non sarebbe andata al rogo per lui. Ha osservato ai margini. E quando ha capito che il cosiddetto “pacchetto Osaka” poteva rappresentare il punto di equilibrio, lo ha fatto suo. Aveva funzionato sempre. Ma questa volta Merkel ha dovuto fronteggiare la rivolta interna dei suoi popolari, scoprendosi Angela senza terra, umiliata dai vassalli ribelli. Una maestà tramonta, la donna che negli ultimi 14 anni ha determinato come nessun altro i destini d’Europa, ha commesso errori impensabili e inspiegabili. Comunque finisce, nulla sarà più come prima. Voto: 5

Il (bel) debutto di Sá nchez negoziatore
È il «new kid on the block» della politica europea. Quando ha visto aprirsi la finestra di opportunità per Timmermans, suo compagno di partito, il premier socialista madrileno ha negoziato con abilità, triangolando con Macron e facendo valere il nuovo peso specifico della Spagna in Europa. Di fronte alla rivolta del Ppe, Sanchez ha ammesso di provare “una grande frustrazione” pur dicendosi certo che oggi sarà la giornata giusta. Una cosa è certa, il leader spagnolo si è già ritagliato un posto centrale nei nuovi equilibri dell’Unione europea. E anche se non sarà un socialista a guidare la Commissione, il tempo è dalla sua parte. Voto: 7

Frans Timmermans: in futuro avrà un peso
Protagonista di una grande campagna elettorale, il risultato più importante dello Spitzenkandidat socialista dopo le elezioni è stato di vedersi riconoscere da tutti le qualità e le competenze necessarie per fare il presidente della Commissione. Perfino chi lo contesta invoca o un insanabile disaccordo politico o, è il caso dell’Italia, il metodo. La corsa dell’Olandese Volante si è fermata tra le secche dell’arcipelago popolare. Difficile dire se potrà uscirne, ma nella prossima architettura di vertice dell’Unione, Frans Timmermans avrà in ogni caso una posizione di rilievo. Voto: 7

Manfred Weber: errori fino alla fine
Probabilmente una candidatura sbagliata sin dall’inizio. Ottimo capogruppo dei popolari a Strasburgo, il deputato cristiano-sociale bavarese non ha mai impressionato da Spitzenkandidat del Ppe: scarso comunicatore, incolore nei dibattiti, privo di carisma. Ma l’errore più marchiano lo ha fatto dopo le elezioni, ostinandosi a difendere come diritto acquisito la sua nomina a presidente della Commissione, pur fronteggiando una valanga di no e soprattutto non in grado di costruire una maggioranza a suo favore a Strasburgo. Con ostinazione teutonica, Weber è rimasto vittima di un Konzept al quale è rimasto fedele anche quando ha mostrato di non funzionare. Voto: 5

Martin Schulz: il regista occulto dell’operazione
The man who wasn’t there, l’uomo che non c’era, ma che secondo una ricostruzione di Politico, è stato regista nascosto di quello che è poi diventato il pacchetto Osaka. Sarebbe stato l’ex presidente del Parlamento ed ex leader della Spd a suggerire il ticket Timmermans alla Commissione e Weber al Parlamento al premier portoghese e suo amico Antonio Costa, uno dei negoziatori socialisti. Sarebbe stato Schulz fare le telefonate, compresa quella a Weber. E a snidare Merkel al Bundestag, durante un dibattito, costringendola a ribadire l’appoggio agli Spitzenkandidat. Il gioco potrebbe ancora riuscirgli. Voto (se è così): 7

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