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Giu 21

Nel Pd è l’ora della resa dei conti Statuto nel mirino

Fonte: La Repubblica

politica

La prima resa dei conti nel Pd ci sarà venerdì prossimo. Ma la Direzione già convocata per analizzare il pessimo risultato delle amministrative sarà solo un assaggio di ciò che succederà fino a ottobre, lungo un’estate che si annuncia di fuoco. La sinistra è già all’attacco e già divisa tra chi chiede le dimissioni di Renzi da segretario e chi per ora si limita a pretendere un deciso cambio di strategia. Il segretario-premier non ha alcuna intenzione di cedere su nessun punto alle richieste della minoranza interna e anzi annuncia ulteriori e più drastiche rottamazioni. Ma qualcosa succederà, e anche se non si arriverà al Congresso straordinario, almeno una Assemblea che potrebbe cambiare lo Statuto del partito è da mettere in conto. Renzi continua a dire che non si è trattato di un voto con valenza nazionale e che non è stato un voto contro lui. Forse c’è della propaganda in questa analisi che contraddice tutte le considerazioni fatte dagli esperti da ieri notte a questa parte. E nemmeno il dato di fatto che la destra ha riversato i propri voti sui Cinquestelle fa cambiare idea a Renzi. Eppure secondo la maggior parte degli osservatori si è trattato proprio della prova generale di un asse che potrebbe formarsi in occasione del referendum di ottobre. Il fronte del No potrebbe quindi mettere assieme sinistra e destra allo scopo di dare un colpo definitivo al premier e segretario del Pd. Non è detto che i Cinquestelle si vogliano spendere più di tanto contro il referendum di Renzi, che è fortemente legato a una riforma elettorale che, si è visto domenica, favorisce il movimento di Grillo al ballottaggio. In altre parole il voto di domenica dimostra che quando al ballottaggio vanno i Cinquestelle contro il Pd, prende tutti i voti della destra che si aggiungono ai propri. Renzi si dice convinto di vincere il referendum è di andare al ballottaggio delle politiche con il centrodestra e non con i Cinquestelle. Avrà sicuramente degli elementi per formulare simili previsioni, ma certo il risultato di domenica che consegna Roma e Torino alle candidate Cinquestelle, sembra smentire clamorosamente le previsioni del premier-segretario.

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