Né Green Pass né obbligo. La Germania a un passo dal voto ha un problema vaccini

Fonte:  Huffington Post

La vaccinazione di massa rallenta. Si punta a una strategia mista, tra bastone e carota, per scongiurare un inverno difficile

Se in Inghilterra le pressioni politiche hanno spinto Boris Johnson a fare dietrofront sul passaporto vaccinale, una Germania in piena campagna elettorale sta cercando la sua via per spingere più persone a vaccinarsi. Una via mista, fatta di bastone e carota, come scrive il Financial Times, ma che per ora non prevede l’introduzione a livello federale di alcun Green Pass equiparabile a quello italiano, né tanto meno di un obbligo vaccinale.
Il caso tedesco è interessante perché offre una prospettiva particolare della sfida – sanitaria, politica, culturale – che i politici di tutto il mondo si trovano a dover affrontare. Non solo il voto del 26 settembre è considerato il più incerto della storia recente tedesca, dopo 16 anni di governo Merkel, ma è un voto che avviene in un momento di profonda incertezza sul piano sanitario e organizzativo.
Nelle ultime settimane la campagna vaccinale tedesca è entrata in una fase di stagnazione che preoccupa le autorità sanitarie, che temono una quarta ondata di infezioni. Il 62,2% della popolazione residente in Germania è vaccinata completamente e il 66,5% ha ricevuto almeno una dose. Si tratta di percentuali leggermente superiori rispetto alla media europea, ma inferiori rispetto a Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Danimarca, Regno Unito e altri paesi. In alcuni Länder, poi, come la Sassonia, la quota dei vaccinati supera appena il 50% della popolazione.
Il governo ha lanciato lunedì la “settimana della vaccinazione”, offrendo iniezioni gratuite a persone senza appuntamento in più di 700 luoghi pubblici, tra cui uno zoo a Rostock, uno stadio di hockey sul ghiaccio a Colonia e un aeroporto a Berlino. Se la possibilità di vaccinarsi ovunque – dai negozi di kebab alle ferramenta – si colloca sul lato della carota, il lato del bastone è più sfumato per ragioni sia politiche sia culturali.
Più che spingere sulle limitazioni ai non vaccinati, il governo Merkel, ormai agli sgoccioli, si prepara a togliere di mezzo i tamponi gratuiti, considerati ormai un incentivo a indecisi e No Vax (in teoria ogni cittadino aveva diritto a un test gratuito a settimana, ma nei fatti questa limitazione è saltata con il paradosso di poter fare tamponi gratis anche tutti i giorni). I test anti-Covid diventeranno a pagamento a partire dall’11 ottobre, una finestra di tempo sufficientemente larga da minimizzare l’effetto di questa novità sul voto.
In alcuni Stati le autorità hanno annunciato l’introduzione di misure più severe nei confronti di chi non è disposto a vaccinarsi. La Renania settentrionale-Vestfalia e il Baden-Württemberg, ad esempio, hanno affermato che smetteranno di risarcire i lavoratori non vaccinati per i mancati compensi percepiti durante i periodi di quarantena, ovvero dopo essere risultati positivi al coronavirus o essere tornati da un’area ad alto rischio. Ci si aspetta che un cambiamento del genere venga implementato anche a livello nazionale, ma difficilmente ciò avverrà prima del 26 settembre.
Lo stesso discorso vale per Green Pass e affini. Alcuni governi regionali, come quello di Amburgo, stanno intensificando la pressione a vaccinarsi limitando l’accesso agli spazi pubblici interni solo a vaccinati, guariti o muniti di test negativo. Ma a livello nazionale la strada è tutta in salita. Per ora, l’unico compromesso che il ministro per la Salute Jens Spahn è riuscito a strappare ai socialdemocratici è il riconoscimento di un “diritto” a chiedere una certificazione in alcuni luoghi “sensibili” come ospedali e case di riposo, ma anche scuole, asili, carceri, centri d’accoglienza. Nessun obbligo, dunque, ma la possibilità per i responsabili di tali servizi di richiedere la vaccinazione o un tampone negativo, fermo restando che “nessun lavoratore deve in alcun modo sentirsi obbligato a vaccinarsi”.
In un Paese da sempre estremamente attento alla privacy, dettaglio su cui stanno insistendo soprattutto i sindacati, la Spd ha voluto anche che i dati sanitari degli impiegati vengano registrati soltanto finché ci sarà la pandemia. Le associazioni degli imprenditori, al contrario, avevano insistito su un obbligo generalizzato del Green Pass per tutelare lavoratori, fornitori e clienti.
Ancora più in alto mare il discorso sull’obbligo vaccinale. L’unica a non averlo escluso per alcune professioni, come gli operatori sanitari, è Annalena Baerbock, candidata alla cancelliera del partito dei Verdi. Armin Laschet, il candidato del centrodestra CDU/CSU, si è detto contrario a una simile mossa sostenendo il diritto delle persone a decidere da sole.
L’idea dell’obbligo non piace neanche al candidato dei socialdemocratici, il vice cancelliere e ministro delle Finanze Olaf Scholz, attaccato la settimana scorsa da Angela Merkel per una battuta poco felice sui vaccinati come “cavie domestiche” o “porcellini d’India”. L’intento di Scholz era quello di dissipare scherzosamente le preoccupazioni di chi teme gli effetti del farmaco ritenendolo ancora sperimentale. Parlando qualche giorno fa alla radio locale NRW, ha dichiarato: “50 milioni di persone sono state completamente vaccinate… Siamo stati tutti cavie per coloro che finora hanno indugiato. Quindi, come uno di quei 50 milioni, dico: è andata bene. Per favore, unisciti”.
Nel suo ultimo intervento al Bundestag, Merkel ha preso di mira le dichiarazioni del suo stesso ministro: “Di sicuro nessuno di noi è stato una cavia quando si è sottoposto alla vaccinazione. Né Olaf Scholz, né io, né nessun altro”. I vaccini in Germania – ha sottolineato la cancelliera – hanno attraversato tutte le fasi necessarie dei test clinici e tutte le procedure di approvazione. Scholz non l’ha presa bene: quando è stato il suo turno di intervenire, ha ribattuto affermando che è possibile convincere le persone a vaccinarsi anche usando l’umorismo.
Il guaio è che con le terapie intensive in aumento c’è poco spazio per l’ironia. “Dobbiamo motivare le persone a vaccinarsi”, ha affermato Gernot Marx, presidente dell’Associazione interdisciplinare tedesca di cure critiche e medicina di emergenza (DIVI), dopo che il numero di pazienti Covid-19 in terapia intensiva è passato da 350 all’inizio di agosto a 1.500 questa settimana. “Quando arriveremo al 75% delle persone completamente vaccinate, avremo una differenza importante”, ha aggiunto, sottolineando che più della metà dei pazienti tedeschi di Covid-19 in terapia intensiva ha meno di 60 anni. “Siamo preoccupati per il recente aumento dei pazienti; se si continua così, la situazione sarà molto difficile entro l’inverno”.

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