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Apr 26

Napolitano, polizia postale apre indagine su insulti social

Fonte: La Repubblica

Lo ha annunciato ieri di ritorno da Bruxelles il capo della Polizia, Franco Gabrielli, al deputato pd Michele Anzaldi che gli aveva scritto una lettera denunciando la violenza sul Web contro il presidente emerito. Ironia macabra anche di alcuni militanti grillini sul blog delle Stelle

Gli uffici della polizia postale si sono già “attivati nei termini di legge” in merito agli auspici di morte e ai pesanti insulti di cui è stato vittima in queste ore il presidente emerito della repubblica Giorgio Napolitano, sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Ironia macabra era giunta anche da alcuni militanti grillini che, commentando sul blog delle Stelle l’incontro Di Maio-Fico, avevano legato il malore di Napolitano al possibile accordo Pd-M5s.
Il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha annunciato ieri, di ritorno da Bruxelles, l’apertura dell’indagine della polizia postale rispondendo alla lettera del deputato del partito democratico Michele Anzaldi. Il parlamentare dem chiedeva di “attivare la specialità della polizia postale e di verificare la presenza di eventuali reati in quei macabri auspici nonchè di attivare le procedure di rimozione degli insulti e degli auspici di morte rivolti in rete al presidente emerito Napolitano”.
“Il presidente emerito Giorgio Napolitano – ha scritto Anzaldi nella lettera a Gabrielli – sta affrontando in queste ore una difficilissima condizione che riguarda la sua salute, sottoposto a un delicatissimo intervento al cuore. Purtroppo, l’imbarbarimento della nostra società fa registrare su social network e siti insulti e auspici di morte rivolti al presidente Napolitano. Siamo ben al di là di ogni più estesa interpretazione dell’inviolabile principio di libertà di espressione”.
“Commenti inumani – ha aggiunto Anzaldi – che cadono tra l’altro in una giornata simbolo della nostra democrazia e che sono stati ripresi dagli organi di informazioni. Per il barbaro linguaggio usato andrebbero quanto meno rimossi. Purtroppo, invece, la rete appare una sorta di zone franca dove tutto appare lecito. Non è difficile immaginare che quella stesse affermazioni pronunciate de visu avrebbero per la legge ben altra valenza e ben altre conseguenze”.

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