Movimento 5 Stelle, 16 no alla Camera. È guerra anche sulle espulsioni

Fonte: Corriere della Sera

di Alessandro Trocino

Crimi annuncia la linea dura, mail collegio dei probiviri decide oggi. Lezzi e Morra: ci candideremo al nuovo organismo collegiale». Grillo: «I grillini non sono più marziani»


«I grillini non sono più marziani», avverte Beppe Grillo. Comunque la si voglia interpretare, per citare Ennio Flaiano, è da un po’ che molti parlamentari del Movimento quando vedono un post del fondatore non si fanno più impressionare e dicono «A marzia’, te scansi?». E’ anche per questo – per la mancanza di una leadership politica e per l’appannamento di quella dei fondatori – che il Movimento si sta spaccando irrimediabilmente, con un’emorragia che rischia di creare un secondo gruppo numeroso.

I numeri dei dissidenti
Se al Senato i no sono stati 15, alla Camera è andata peggio: 16 no, 4 astenuti, ma anche 12 assenti. Un drappello di una trentina di deputati dissidenti, che riducono i ranghi della maggioranza contiana e che fanno rischiare un’implosione del Movimento. Intanto i ribelli pianificano le contromosse. All’annuncio dell’espulsione, Barbara Lezzi, seguita da Nicola Morra, spiega: «Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa)». Ma lo Statuto, all’articolo 11, recita che chi è espulso dai gruppi parlamentari lo è anche dal Movimento, e viceversa. Crimi è inflessibile. il Collegio dei Probiviri sembrava voler attendere il nuovo direttorio prima di decidere, ma invece annuncia: «Ci riuniremo già domani (oggi, ndr) per prendere una decisione».
Alcuni dei dissidenti sono orientati a fare ricorso contro le espulsioni. Altri, come Matteo Mantero, a «imbullonarsi» allo scranno. Chi è in uscita, non sa bene dove andare. Non tutti vorrebbero entrare in uno stesso gruppo. C’è chi è attratto dall’Italexit dell’ex M5S Gianluigi Paragone. E chi, come Morra, sonda Lorenzo Fioramonti, che da tempo lavora a un gruppo ambientalista.

Il ruolo di Casaleggio
Nella partita entra anche Davide Casaleggio, che manovra i fili di Rousseau e che ormai è in duello aperto con Grillo. Per Rousseau, come per la Lezzi, Crimi non è più in carica, vista che è stata approvata la modifica dello Statuto. Grillo lo ha subito smentito. E ora, guarda caso, sono parecchi tra gli espulsi – tra loro Morra – a chiedere che il provvedimento venga messo al voto su Rousseau, con conseguenze imprevedibili.
Intanto si fa risentire il leader in pectore dei dissidenti, Alessandro Di Battista, che annuncia un live per domani che somiglia a una discesa in campo: «Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere ed una sana e robusta opposizione da costruire».

Il nodo del simbolo
Ci sarebbero, prima, da sciogliere anche una serie di nodi piuttosto complicati. Come il simbolo. Che è di Grillo e della sua Associazione del 2012, ma è stato ceduto in comodato all’Associazione M5s del 2017, in cui risultano fondatori Luigi Di Maio e Casaleggio (Grillo era solo garante). Di chi è ora? E che succederà con la nuova leadership? Sicuri che Grillo alla fine non preferisca un capo politico, o primus inter pares, magari Luigi Di Maio? O magari invece quel Giuseppe Conte ancora indeciso tra una sua lista, il ruolo di federatore e l’adesione al M5s? «Faccia il leader politico, non il federatore», è il consiglio del suo ex portavoce Rocco Casalino. Chissà.

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