Migranti, l’Ue rinvia l’intesa all’autunno. Resta il nodo sui ricollocamenti

Fonte: La Repubblica

di Claudio Tito

La bozza del documento che verrà approvato al Consiglio europeo di domani a Bruxelles

Un passo avanti ma anche uno indietro. Per ora sull’emergenza migranti l’Europa non riesce ad uscire dallo stallo che la accompagna da diverso tempo. Anche in vista del Consiglio europeo di domani, infatti, la bozza di documento finale non assume ancora una linea definitiva e soprattutto concludente. In particolare rispetto alle urgenze che attanagliano da anni Paesi di confine come l’Italia.
Il governo italiano ha di certo ottenuto che l’Ue prendesse coscienza di quel che sta accadendo ai limiti meridionali dell’Unione. E per la prima volta in maniera esplicita — almeno nella dichiarazione ancora in fase di preparazione — si accoglie la necessità che gli accordi con i Paesi da cui partono i migranti debbano essere siglati non dai singoli Stati europei ma dall’Unione stessa. La «dimensione esterna», una sorta di accettazione che il cosiddetto “Modello Turchia” può essere utilizzato anche in altre occasioni e in altre contesti. Il passo indietro, però, riguarda i tempi. Perché tutto questo viene rinviato al prossimo autunno. Quando, cioè, l’emergenza migranti avrà esaurito buona parte dei suoi effetti estivi. Perché come noto il flusso più consistente si registra con il bel tempo e con il mare calmo.
«Saranno intensificati i partenariati e la cooperazione — si legge nel documento — come parte integrante dell’azione esterna dell’Unione europea». Ma il comma successivo prevede, appunto, l’invito alla Commissione e all’Alto Rappresentante (il ministro degli Esteri dell’Unione) «a presentare piani d’azione per i Paesi di origine e transito nell’autunno del 2021». Il punto rimane, dunque, sempre lo stesso. I 27 non riescono per ora ad assumere una linea comune sulla gestione della migrazione e sui cosiddetti ricollocamenti. Ossia sulla possibilità di distribuire sull’intero territorio europeo gli extracomunitari che sbarcano nei Paesi di primo approdo.
Un altro punto che il governo italiano può segnare riguarda la Libia. L’Ue conferma esplicitamente «l’impegno a favore del processo di stabilizzazione della Libia sotto gli auspici delle Nazioni Unite». In effetti, un percorso che renda definitivamente pacifica la situazione in quel Paese è fondamentale per l’Italia. Perché da lì partono la gran parte dei clandestini diretti nel nostro Paese. E solo un governo stabile è in grado di controllare le coste e, eventualmente, di gestire i fondi che Bruxelles potrebbe mettere a disposizione. Entro l’anno si dovrebbero svolgere le elezioni, la vera cartina al tornasole per dare solidità a un’area spaccata almeno in due dopo la morte di Gheddafi. Anzi, fino ad ora gli alleati europei hanno utilizzato la confusione che regna a Tripoli proprio come scusa per non adottare il modello turco.
L’Ue, con la spinta decisiva della Germania, ha infatti stanziato 6 miliardi ad Ankara per controllare la rotta balcanica. Ma si tratta di una strada percorribile solo con una struttura statale solida. Resta il fatto che il capitolo 4 del documento finale è tutto dedicato proprio alla Turchia con termini molto più imperativi. Il Consiglio invita infatti la Commissione «a presentare senza indugio una proposta per la prosecuzione del finanziamento dei rifugiati siriani e delle comunità di accoglienza in Turchia, Giordania e Libano». Insomma, al momento una soluzione definitiva non appare. Ma proprio la conferma dei fondi ad Ankara, potrebbe essere lo spunto per la Germania per accettare un intesa a tre con Italia e Francia. Un’ipotesi che accompagnerà in parallelo i lavori del vertice di domani e dopodomani.

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