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Ott 31

“Migranti accolti dal paese con cui hanno reali legami”. Parla l’eurodeputata Cecilia Wikstrom

Fonte: Business Insider

di Luciana Grosso

Se, entro pochi mesi, il sistema di immigrazione in Europa cambierà, buona parte del merito sarà dell’eurodeputata svedese Cecilia Wikström (del gruppo Alde)  quello che regola l’accoglienza dei richiedenti asilo in Europa e che impone che questa tocchi al primo paese Europeo nel quale i profughi arrivano.
Il nuovo testo, da poco approvato dal Parlamento, prevede che l’accoglienza dei richiedenti asilo non spetti più esclusivamente al cosiddetto “Paese di approdo” ma a quello con il quale il profugo dimostri di avere “reali legami” (per esempio parenti già in loco, o conoscenza della lingua, possibilità di lavoro o una rete in grado di accoglierlo). In assenza di un concreto legame, i richiedenti asilo verrebbero automaticamente assegnati ad uno Stato membro dell’Ue in base ad un metodo di ripartizione standard.
Al Paese di approdo rimarrebbero, comunque, le pratiche di riconoscimento e controllo e la valutazione dell’ammissibilità della domanda di accoglienza in Europa.
Per capire che cosa potrebbe cambiare nel concreto, abbiamo intervistato l’eurodeputata.

Onorevole, cosa c’è di sbagliato nel Trattato di Dublino per come è scritto ora?
Di base, l’errore di fondo è che è un testo superato, perché superate sono le condizioni e i criteri di immigrazione: si tratta di un testo che era stato redatto negli anni ’90, un’epoca molto lontana, in cui, ancora, l’immigrazione avveniva in buona parte in aereo. In quei termini sembrava  sensato pensare che l’accoglienza toccasse ai Paesi di approdo. Ora però le cose sono cambiate e gli arrivi sono soprattutto via terra o via mare, cosa che fa si che si concentrino su pochi Paesi costieri: Italia, Spagna, Grecia, Balcani. Il che non è né sostenibile né gestibile. E porta a situazioni paradossali come quella della Grecia, che con 10 milioni di abitanti si è ritrovata a dare asilo a 1 milione di profughi”.

Come dovrà essere il sistema che esce dalla revisione del trattato di Dublino?
Diffuso e condiviso da tutti i Paesi membri che, insieme, devono occuparsi degli arrivi in Europa. Si tratta di una delle prime sfide che i Paesi dell’Unione devono accettare insieme. L’obiettivo è creare un sistema d’asilo veramente nuovo basato sulla solidarietà, che non deve essere solo verso i rifugiati ma verso tutti i Paesi europei, che in questo come in altri casi non possono essere lasciati soli a farsi carico di un problema comune”.

Quali sono gli ostacoli principali che si pongono all’approvazione del nuovo sistema?
Il più grave è la lunghezza dell’iter affinché il nuovo testo divenga operativo: ora serve il via libera del Consiglio dell’Unione europea, dove il testo troverà l’opposizione annunciata di Paesi che non vogliono che Dublino cambi”.

Chi si oppone?
A oggi a non volere la ripartizione dei profughi tra tutti i Paesi membri sono Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia”.

E perché?
“Immagino perché ritengano che la soluzione del problema dell’immigrazione non debba essere condivisa tra tutti i Paesi membri”.

E gli altri Paesi? 
Il nuovo testo ha avuto il via libera di tutti i Paesi, a parte quelli citati sopra, e soprattutto di buona parte del Parlamento. Ci sono Paesi come Germania e Francia, che pur non essendo quasi mai Paese di approdo, sono comunque destinazioni privilegiate e ambite dai profughi, e che sono a favore del nuovo testo. 
Occorre dire una cosa però: tra chi è favorevole alla modifica del trattato di Dublino si è instaurata una comunione di intenti che raramente si è vista. Nel caso dell’Italia, per esempio, hanno lavorato fianco a fianco deputate che in genere sono su posizioni inconciliabili, come Alessandra Mussolini (eletta con Forza Italia) e Elly Schlein (eletta con il PD, oggi in Possibile). Al contrario ci sono state posizioni di rifiuto della nostra proposta che ho stentato a comprendere”.

Per esempio quali?
Per esempio quella dell’italiana Laura Ferrara, del gruppo del Movimento Cinque Stelle: ha votato contro un testo che di fatto è stato pensato per alleggerire il peso di un problema che oggi il Paese si trova a sopportare più di altri e non capisco la ratio della sua posizione

(Ndr: in realtà la deputata Ferrara ha dato conto della sua posizione e del suo voto contrario alla riforma del testo di Dublino in un video nel quale definisce il nuovo testo una “truffa per l’Italia”, dal momento che al nostro Paese rimarrebbe comunque in toto la gestione delle richieste di asilo per le procedure di sicurezza e per la fondatezza della domanda, con l’obbligo di gestire i migranti economici e i casi di richiesta respinta per ragioni di sicurezza o sospetto terrorismo).

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