Materie prime, prezzi ai massimi: chi guida i rincari (e perché ci sarà la stangata d’autunno)

Fonte: Corriere Sera

di Fausta Chiesa


Prezzi, più inflazione
Prezzi ancora in salita in autunno? A guardare quello che sta succedendo ai prezzi delle materie prime, anche quelle che sono scambiate sui mercati con i contratti futures (cioè i prezzi che gli investitori pensano ci saranno nel prossimo futuro) si direbbe proprio di sì. Dopo la ripresa dell’inflazione, proseguita ad agosto (+2% su anno) sulla spinta dai beni energetici, a certificare l’attesa di nuovi rincari è l’Istat. «Dalle aspettative di inflazione degli operatori economici ad agosto sono emerse indicazioni di nuovi incrementi dei prezzi per i prossimi mesi», indica l’Istituto di statistica nella nota mensile sull’economia italiana. Si rileva anche che è «salita la percentuale dei consumatori che si attendono un forte aumento dei prezzi, mentre tra le imprese si manifestano attese di rincari nel settore delle costruzioni e per i beni del comparto manifatturiero destinati al consumo».

Gas ai massimi: da inizio anno costo triplicato
I maggiori responsabili del possibile impennata dell’inflazione sono i prezzi dei beni energetici e in particolare quelli del gas naturale. Il prezzo registrato sul mercato gestito dal Gme ha toccato un massimo a 200 euro /MWh per una media di quasi 175 euro, mentre un mese fa il prezzi era intorno a 120 euro. Da inizio anno il costo è triplicato. La causa principale è il calo dei flussi di gas provenienti dalla Russia verso l’Europa, che stanno limitando le forniture in un mercato che ha poche scorte, ma anche per via di una forte domanda a fronte di un’offerta minore. A poche settimane dall’inizio dell’accensione dei riscaldamenti, le scorte europee sono in calo di circa il 20%, al di sotto della media stagionale.

Sale il prezzo del petrolio (ma a ritmi più contenuti)
Anche il petrolio, pur se con ritmi più contenuti rispetto al gas, si è messo a risalire e il prezzo a livello internazionale è tornato sopra 70 dollari al barile. Gli ultimi contratti futures il 15 settembre indicano il Wti in rialzo a 70,91 dollari al barile mentre quelli sul Brent avanzano a 74,06 dollari al barile. L’aumento è causato sia dal calo oltre attese delle scorte settimanali negli Stati Uniti, sia sulla scia delle aspettative di una ripresa della domanda per dare l’energia necessaria alla ripresa economica.

Ferro e acciaio per l’edilizia: + 150% da novembre 2020
Corrono anche i prezzi di ferro e acciaio e questa è una pessima notizia per il settore dell’edilizia e delle costruzioni, ma anche per chi dovrà comprare una casa nuova. Il caso più eclatante è quello del «ferro – acciaio tondo per cemento armato»: nel solo mese di maggio rispetto al mese precedente, manifesta un rincaro del prezzo base del 15,4 per cento. Con il dato di maggio l’incremento di prezzo, da novembre del 2020, raggiunge il 150 per cento.

Alluminio ai massimi al London Metal Exchange
Volano ai massimi i prezzi per l’alluminio, schizzato dopo la notizia del colpo di stato in Guinea che ha fatto temere lo stop della fornitura di bauxite, la materia prima utilizzata per produrre il metallo. Il prezzo del metallo, in rialzo del 39% da gennaio, ha aggiornato il record al London Metal Exchange (Lme), arrivando a 2.782 dollari per tonnellata nel primo giorno in cui la Borsa londinese ha riaperto dopo la chiusura legata al Covid-19. Si tratta del prezzo più alto degli ultimi 10 anni. Le quotazioni a Londra sono salite di oltre un terzo da inizio anno e questo anche a causa della Cina, che ne produce meno ma ne importa sempre di più.

Grano e altri cereali, salgono gli indici Fao
Anche i prezzi globali delle materie prime alimentari sono rimbalzati rapidamente ad agosto dopo due mesi consecutivi di calo. Il balzo emerge dal report mensile dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. L’indice Fao dei prezzi alimentari ha registrato una media di 127,4 punti ad agosto, in crescita del 3,1% rispetto a luglio e del 32,9% rispetto allo stesso mese del 2020. L’Indice Fao dei prezzi dei cereali è stato in media del 3,4% in più in agosto rispetto a luglio. I prezzi mondiali del grano sono aumentati dell’8,8% a causa della riduzione delle aspettative di raccolto in diversi importanti paesi esportatori. Ecco perché ci si attende che saliranno i prezzi anche della pasta. Le prime indiscrezioni provenienti dal mondo della grande distribuzione parlano di richieste di aumenti di listino da parte di alcuni produttori fino al 20%.

Olio e zucchero in salita
Brutte notizie sul fronte prezzi anche per olio e zucchero. L’indice Fao dei prezzi dello zucchero è aumentato del 9,6% ad agosto rispetto a luglio, spinto dalle preoccupazioni per i danni causati dal gelo alle colture in Brasile, il più grande esportatore di zucchero al mondo. L’indice dei prezzi dell’olio vegetale è aumentato del 6,7% ad agosto, con i prezzi internazionali dell’olio di palma che sono tornati ai massimi storici a causa delle protratte preoccupazioni sulla produzione al di sotto del potenziale e dei conseguenti tagli delle scorte in Malesia. Sono aumentate anche le quotazioni per l’olio di colza e l’olio di girasole. Tra aumento del grano e dell’olio si attende anche un aumento del costo del pane e dei prodotti della panificazione.

Prezzo della carta, 18 mesi di aumenti
Prezzi esplosi anche nell’industria della carta, come riporta Assocarta. Da fine 2020 a giugno 2021, quindi in sei mesi, le cellulose per produrre carta e cartone, hanno subito rincari del 60% (fibra lunga Nbsk) e del 70% (fibra corta eucalipto) toccando rispettivamente i 1.350 dollari/tonnellata e 1.150 dollari/tonnellata. Il mercato europeo è in tensione per un’offerta insufficiente a soddisfare la domanda che resta solida. Rincari record anche per le quotazioni della carta e del cartone da riciclare, saliti rispettivamente del 138% e 143% in sei mesi, da ottobre 2020 a maggio 2021, a 155 e 170 euro/tonnellata. Chi vuole comprare materia prima da riciclare oggi la paga molto di più anche perché il mercato europeo la richiede per il packaging, visto il boom dell’ecommerce durante la pandemia. Ma, oltre a una dinamica di mercato e della legge della domanda e dell’offerta, sui prezzi pesano anche i costi di produzione. Il settore, spiegano da Assocarta, è “energy intensive” e il prezzo del gas in Italia e in Europa è in continua ascesa dall’estate 2020 e non mostra segni di rallentamento. Rispetto al minimo del 2020 il prezzo del gas è oggi nove volte superiore e rispetto al gennaio 2021. «La carta, industria “essenziale” — spiega il presidente di Assocarta Lorenzo Poli — non si è fermata neanche per la pandemia. Corre il rischio di farlo adesso perché è impossibile scaricare rincari quotidiani di energia e CO2 su clienti e mercati. La sostenibilità corre lo stesso rischio: il nostro settore, che rappresenta una parte importante dell’infrastruttura di riciclo nazionale, utilizza principalmente il gas nei propri impianti. Occorre intervenire a breve, riducendo gli oneri in bolletta per le imprese, in particolare quelli per il gas e dando le compensazioni europee per la CO2. Se potessimo utilizzare nelle nostre cogenerazioni biogas, biomasse e scarti avremmo qualche strumento in più».

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