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Set 28

Manovra e deficit: cosa contiene l’accordo di governo

Fonte: La Repubblica

Lega e 5 Stelle: deficit al 2,4% per tre anni. Vale 27 miliardi, per finanziare l’avvio della flat tax, il reddito e la pensione di cittadinanza e il superamento della legge fornero Fornero.

due leader di maggioranza, Luigi di Maio e Matteo Salvini, hanno raggiunto l’accordo, sul quale ci sarebbe anche l’ok del ministro dell’economia, Giovanni Tria: la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef) indicherà un rapporto tra deficit e Pil al 2,4%  e per tutti e tre anni gli anni 2019, 2020 e 2021. La notizia è arrivata in serata durante il consiglio dei ministri presieduto dal premier Giuseppe Conte, appena rientrato dagli Stati Uniti, a cui hanno partecipato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, i vicepresidenti del consiglio, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e il ministro degli Affari Ue, Paolo Savona.
“Ci sono 10 miliardi per il reddito di cittadinanza” e ci sarà anche la “pensione di cittadinanza”, ha esultato Luigi di Maio. Le “tasse saranno abbassate al 15% per più di un milione di lavoratori italiani”  e 400mila persone avranno diritto alla pensione “superando la legge Fornero”, ha detto Matteo Salvini.
La manovra, secondo gli accordi raggiunti, conterrà dunque un primo avvio della flat tax per oltre un milione di partite Iva, l’avvio del reddito e della pensione di cittadinanza, una nuova rottamazione delle cartelle, il superamento della legge Fornero e un fondo da 1,5 miliardi per i truffati delle banche.

La manovra in dettaglio: Il reddito di cittadinanza
Le risorse a disposizione per l’avvio del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza amontano a 10 miliardi di euro. Secondo i calcoli del M5s il provvedimento riguarderà 6,5 milioni di persone che ora sono sotto la soglia di povertà. Si partirà da un rafforzamento dei centri per l’impiego. C’è anche il via libera alle pensioni di cittadinanza, che fissa una soglia di 780 euro per le pensioni minime.

Flat Tax al 15% per oltre 1 milione 
La flat tax comincerà dalle piccole imprese. Per loro è in arrivo un prelievo fisso del 15% che – secondo le previsioni della Lega – riguarderà oltre un milione di italiani. Di fatto è un allargamento del fisco forfettario che include l’Iva: proprio per questo il beneficio nel 2019 per i contribuenti riguarderà l’imposta sul valore aggiunto per poi spostarsi nel 2020 sui redditi guadagnati. Per gli altri cittadini – ipotizza invece una bozza del Def – si arriverà alle due aliquote del 23% e del 33% a fine legislatura.

Superamento della Legge Fornero
I sondaggi dicono che è il tema più atteso della manovra e sia Lega sia M5s puntano ad intestarsi la misura. La possibilità di andare in pensione anticipatamente – attraverso un meccanismo di quota 100 – riguarderà almeno 400 mila persone e – secondo i partiti di maggioranza – si tradurrà in altrettanti posti di lavoro per i giovani.

I risarcimenti per i risparmiatori
Aumentano i fondi per i “truffati dalle banche”. Inizialmente si ipotizzava un fondo di 500 milioni, ieri il vicepremier Di Maio ha parlato di un miliardo: si sarebbe arrivati a trovare 1,5 miliardi per un fondo ad hoc alimentato dai conti dormienti.

Nuova rottamazione e “pace fiscale”
L’accordo di governo contiene anche il provvedimento per la cosiddetta ‘pace fiscale’ che prevede la chiusura delle cartelle Equitalia e che avrà un impatto una tantum sui conti. Una bozza del Def indica una soglia fino a 100 mila euro, ma la soglia potrebbe non essere stata fissata nell’accordo.

Cosa dice la bozza del Def 
Una bozza del Def circolata nel pomeriggio anticipa anche i piani sull’Irpef, con il livello delle aliquote che verrà “gradualmente ridotto, fino ad arrivare ad un’unica aliquota del 23 per cento per i redditi fino a 75 mila euro e del 33 per cento sopra a tale livello entro la fine della legislatura”. Nel documento ancora parziale si si specifica che “si passerà inizialmente dalle attuali 5 aliquote a 3 e quindi a due a partire dal 2021”.
Novità anche per le infrastrutture. Il Governo intende sottoporre “ad un riesame, attraverso un’attenta analisi costi-benefici, le grandi opere in corso (i.e. la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione)”, dice la bozza: l’analisi sarà elaborata dalla Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture.
Invece sul fronte delle concessioni, entro la fine del prossimo anno si prevede “una completa mappatura delle concessioni governative e alla predisposizione di una legge quadro di riordino e valorizzazione delle partecipazioni”. I proventi che potrebbero derivarne potrebbero essere direttamente o indirettamente rilevanti dal punto di vista della finanza pubblica e della riduzione del rapporto debito/pil, ma è difficile a questo stadio ipotizzare cifre precise.
Al capitolo energetico, l’obiettivo del governo “è arrivare al 2050 con un sistema energetico alimentato solo da fonti rinnovabili e sostenibili. In tale contesto, sarà varato il piano per le energie alternative, finalizzato a raggiungere gli obiettivi europei per il 2030”. I contenuti del piano saranno: la mobilità sostenibile, nella forma specifica della mobilità elettrica, lo sblocco del mercato nazionale delle fonti rinnovabili e la lotta alla povertà energetica.
Infine previste alcune riforme istituzionali: il potenziamento degli istituti di democrazia diretta e l’eliminazione del quorum strutturale nel referendum abrogativo; la riduzione del numero dei parlamentari, con la diminuzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200 e la soppressione del Cnel.

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