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Dic 10

Mafia, Renzi: sei anni pena minima per i corrotti. Alfano delega il prefetto: indaghi in Campidoglio

CRONACHE

Fonte: La Stampa

ANSA - La Stampa

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Il premier annuncia il pacchetto anti-corruzione. Il Viminale: Pecoraro avrà poteri di accesso. Sfuma ipotesi scioglimento. Orfini con Marino: «Rimpasto? Spetta al sindaco».

Dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta “Mafia Capitale”, si muove il governo. Da un lato il premier Matteo Renzi annuncia un pacchetto anti-corruzione in Consiglio dei ministri già giovedì. Dall’altro il ministro dell’Interno Angelino Alfano che ha delegato il prefetto di Roma a esercitare potere di accesso e di accertamento nei confronti del Comune di Roma.

IL PREMIER: «ALZIAMO LE PENE PER I CORROTTI»

Giovedì in Cdm il governo «allungherà il periodo di prescrizione per i reati di corruzione», annuncia Matteo Renzi in un video postato su YouTube. Inoltre sarà reso «molto più semplice procedere alla confisca dei beni di chi ha rubato ed è condannato con sentenza passata in giudicato». E «si dovrà restituire il maltolto fino all’ultimo centesimo se è provata la corruzione». E specifica: «Porteremo quattro piccole grandi modifiche al codice penale: si alza la pena minima della corruzione, da quattro a sei anni, per cui se hai rubato puoi patteggiare, ma un po’ di carcere lo fai», spiega.

LA DELEGA DI ALFANO

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha delegato il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, a esercitare i poteri di accesso e di accertamento nei confronti del Comune di Roma. Il prefetto verificherà l’esistenza dei presupposti per chiedere al governo il commissariamento del Comune.

SFUMA L’IPOTESI SCIOGLIMENTO

Si allontanerebbe quindi l’ipotesi dello scioglimento, per il prefetto una delle tre possibilità per il Comune insieme al mancato intervento per non interferire sull’attività giudiziaria. La materia dello scioglimento per mafia, l’ipotesi più dolorosa, è regolata del testo unico sugli enti locali, che prevede la possibilità di sciogliere i consigli comunali e provinciali quando «emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori», o su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi.

ORFINI: «RIMPASTO? DECIDE MARINO»

Il neo commissario del Pd romano Matteo Orfini si è recato in Campidoglio per incontrare il sindaco Ignazio Marino: «La giunta la fa il sindaco e lui fa quello che ritiene. Per noi va bene» ha risposto a chi gli chiedeva se con il sindaco di Roma Ignazio Marino discuteranno il rimpasto. «Marino è un buon sindaco – dice il neocommissario del partito romano inviato da Matteo Renzi – inoltre dalle carte dall’inchiesta emerge che è un nemico della criminalità organizzata e della mafia». E poi parlando del Pd di Roma osserva che «da anni era ostaggio di gruppi dirigenti che pensavano più alle guerriglie di potere e corrente piuttosto che occuparsi della città: questo rende un partito più permeabile». Altolà quindi alle “tribù”, benvenuto solo quello che qualcuno ha definito il «correntone unico della legalità».

NUOVI INTERROGATORI

Intanto, sono continuati tutto oggi, in un’aula del tribunale di Roma, gli interrogatori di garanzia degli indagati finiti agli arresti domiciliari. Tra oggi e domani, davanti al gip Flavia Costantini dovranno comparire Rossana Calistri, Franco Cancelli, Patrizia Caracuzzi, Raniero Lucci, Sergio Menichelli, Marco Placidi, Emanuela Salvatori e Mario Schina arrestati, a seconda delle posizioni, per reati che vanno dalla turbativa d’asta alla rivelazione del segreto d’ufficio, alla corruzione aggravata.

IL LEGALE DI CARMINATI: ”LA MAFIA ROMANA NON ESISTE”

«Carminati è tutto tranne che un mafioso. Non esiste la mafia romana». Lo ha detto a Sky TG24 l’avvocato di Massimo Carminati, Giosuè Bruno Naso, commentando l’inchiesta “Mondo di Mezzo” che vede coinvolto il suo assistito.

Sui soggetti intercettati e le loro dichiarazioni Naso ha commentato: «Stiamo parlando di personaggi tipici del sottobosco romano, quindi con quella burineria e volgarità che è tipica di questo humus umano. Se andiamo a grattare, dopo quattro anni di indagini, milioni e milioni spesi per pedinare, intercettare, documentare, non è che sia venuta fuori poi questa cosa…».

A proposito dell’umore del suo assistito in carcere ha invece detto: «Carminati è una roccia. Mi chiede se uscirà indenne dalla faccenda? Ha un buon avvocato».

 

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