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Dic 08

Mafia Capitale, Prefetto: “Tre ipotesi per il Comune”. Marino: “Dimissioni? Non ci penso”

SCANDALI

Fonte: La Stampa

ANSA - La Stampa

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Pecoraro: «Per ora niente commissari». Il primo cittadino risponde alle critiche di Forza Italia e Cinque Stelle. Boschi: «Non ci sono gli estremi per il commissariamento»

Sono ore febbrili negli uffici della prefettura romana: fuori la città è avvolta dalle polemiche per l’inchiesta che ha svelato una holding del crimine con risvolti politici, mentre in una stanza di palazzo Valentini c’è un gruppo di persone di fiducia che, insieme al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, studia le carte dell’inchiesta. Dovranno capire, valutare e poi riferire al ministro Angelino Alfano, che deciderà le sorti del comune di Roma, per il quale è stato chiesto dal centro destra e dal M5S lo scioglimento per infiltrazione mafiosa.

«Per Roma potrebbero esserci tre ipotesi, dopo la valutazione delle carte dell’inchiesta: o un accesso agli atti, o lo scioglimento, o una terza via che prevede di non intervenire essendo in corso l’attività giudiziaria», dice oggi il prefetto Pecoraro. Una dichiarazione che fa capire quanto la decisione debba essere valutata con attenzione e senza fretta. Senza dubbio sarà una decisione dal peso politico.

«In virtù di questo quadro della situazione non ancora definito è prematuro parlare di cose già decise. Per il Campidoglio, allo stato, non è stato deciso nessun invio di commissari prefettizi con compiti ispettivi», ha aggiunto il prefetto. Pecoraro ha quindi ribadito la necessità che ogni valutazione sia fatta dopo un incontro con il ministro Alfano. La materia dello scioglimento per mafia di un comune è regolata del testo unico sugli enti locali, che prevede la possibilità di sciogliere i consigli comunali e provinciali quando «emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori», o su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi.

«Roma non è una città di mafiosi. Ha tre milioni di abitanti, la stragrande maggioranza persone perbene, che in questo momento soffrono per la crisi economica, spesso per la mancanza di lavoro, spesso per la difficoltà di trovare un alloggio a un prezzo compatibile con il salario che ricevono». Così il sindaco di Roma, Ignazio Marino, intervistato da Rainews24. Netta la risposata alla richiesta di dimissioni da parte di Berlusconi: «Il leader di Forza Italia in questo momento sta scontando una pena ed è stato il presidente del Consiglio che, su richiesta del suo ministro degli Interni per provata presenza e controllo mafioso di un comune del Lazio, si rifiutò di procedere allo scioglimento di quel comune, il comune di Fondi. È questo il pulpito da cui io devo ascoltare delle prediche?».

Sulla vicenda questa mattina anche l’intervento di Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme ed esponente del Pd, nel corso del programma “L’Intervista” su Sky Tg24: «È giusto individuare le responsabilità ma attenzione a tirare in mezzo il Comune di Roma, per arrivare al commissariamento ci vogliono estremi di legge precisi e qui non ci sono. Marino deve restare e governare bene. Non si faccia di tutta l’erba un fascio, è giusto che si facciano nomi e cognomi e si accertino responsabilità specifiche. Il Pd ha saputo fare autocritica, c’è il commissariamento, ma gli altri partiti cosa hanno fatto? Non credo stiano facendo pulizia» ha detto.

«Mai avrei potuto immaginare uno scenario di portata così disgustosa». Questo il commento di Linda Sandulli, il giudice del Tar del Lazio contro cui si mobilitò Sandro Buzzi. Sandulli sostiene che su lei furono pubblicati dati «riservati» che potevano venire solo «dal sistema della giustizia amministrativa: qualcuno ha cercato di farmela pagare». Lega l’ipotesi di una ritorsione nei suoi confronti da parte di ambienti della giustizia amministrativa, al suo ruolo passato di presidente del sindacato dei giudici. Un sospetto «avvalorato» anche dalla decisione del Csm dei giudici amministrativi di presentare un mese fa una denuncia contro ignoti «per le fughe di notizie su dati riservati che mi riguardavano».

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