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Set 19

M5S, Di Maio unico “big” in corsa da premier. Contro di lui sette candidati minori

Fonte: La Repubblica

Di Battista e Fico rinunciano, il vicepresidente della Camera sfidato da altri sette iscritti non notissimi. Da una senatrice che ieri ringraziava Di Maio di essere sceso in campo, a un ex consigliere comunale di Monza; da un assemblatore di pc a un perito elettronico. Grillo a Roma per placare gli ortodossi, show contro i giornalisti che lo costringono a essere “recluso” in albergo. Il Financial Times: “Scarsa trasparenza dei capi del Movimento”. Pd all’attacco: “Buffonarie finite prima di iniziare”. E Roberto Saviano: “Allora mi candido io”

Da imbattibile super-favorito a imbattibile per assenza di avversari “alla sua altezza”: scaduto il termine per l’invio delle candidature, Luigi Di Maio resta per ora l’unico “big” in corsa per le primarie del M5S. A metà pomeriggio, il blog del Capo rende noti i nomi di altri sette possibili concorrenti, esponenti poco noti del Movimento: da Giammarco Novi, un ex consigliere comunale di Monza che si propone pubblicamente con una video-candidatura, alla senatrice Elena Fattori, che appena ieri sulla sua pagina Fb ringraziava Di Maio per essere sceso in campo, e Vincenzo Cicchetti, già candidato sindaco di Riccione, Andrea Davide Frallicciardi, perito elettronico ed ex consigliere comunale di Figline Valdarno, Domenico Ispirato, ex consigliere circoscrizionale a Verona, Nadia Piseddu, candidata a sindaco di Vignola, Marco Zordan, artigiano di Arzignano, provincia di Vicenza.
Alle 12 si sono chiuse le votazioni, ma nessuno dei leader pentastellati di peso si è fatto ufficialmente avanti per sfidare il vicepresidente della Camera. Né, a metà pomeriggio, sono stati resi noti sfidanti credibili. Lo stesso Alessandro Di Battista su Faceboo aveva ribadito di non voler correre: “È la scelta giusta. Tra poco si inizierà a votare e invito alla massima partecipazione”. Aveva rinunciato definitivamente a candidarsi anche Roberto Fico, esponente dell’ala ortodossa e in dissenso con la regola secondo cui il vincitore delle primarie sarà anche il capo politico del M5S, ruolo finora tenuto da Grillo.
Un dissenso che Beppe Grillo, arrivato ieri sera a Roma, proverà a placare incontrando probabilmente lo stesso Fico, che paventa il rischio che una serie di poteri sia accentrata non più nel “garante” ma in un suo esponente, presumendo così un conflitto di interessi. Un tema ripreso anche dal Financial Times, che dedica un’intera pagina alla “scarsa trasparenza” dei capi del M5S, in riferimento a Davide Casaleggio e al ruolo della sua società all’interno del Movimento. Ruolo che, secondo quanto sostiene il principale quotidiano economico britannico, sarebbe “coperto da segretezza”.
Nell’attesa, il leader prende in giro i molti giornalisti in attesa sotto il suo abituale albergo romano, calando delle lenzuola annodate come se fosse un recluso. In compenso, a rompere gli schemi nell’ombra del voto 5 Stelle arriva Roberto Saviano che lancia la sua provocazione: “Mi candido anche io a possibile premier per i Cinquestelle”.
E lui, Luigi Di Maio, rifugge da ogni dichiarazione da candidato superfavorito dagli altrui dinieghi:  “Della questione della candidatura parlo solo a Italia 5 stelle, (il meeting M5s convocato a Rimini dal 22 settembre ndr) per ora sono impegnato in Sicilia per sostenere la candidatura di Cancelleri a governatore della Sicilia.
Dobbiamo vincere in questa Regione e come primo atto dobbiamo tagliare vitalizi e stipendi. Di tutto il resto parlerò a Rimini, sì, parleremo tutti lì” dichiara frettoloso oggi pomeriggio a Catania dopo le tappe di Linguaglossa e Castiglione di Sicilia, nella provincia etnea.
Silenti anche altri possibili avversari di peso, Barbara Lezzi e Nicola Morra. Fuori dai giochi anche Roberta Lombardi, che venerdì ha annunciato ufficialmente su Facebook la sua candidatura alla presidenza della Regione Lazio nel 2018. Mentre un altro potenziale avversario di Di Maio, Carlo Sibilia, si fa da parte augurando “in bocca al lupo” a chi correrà alle primarie e richiamando il Movimento delle origini.
In serata, poi, su Facebook, un post del M5s difende la trasparenza delle primarie: “I giornali volevano delle primarie fiction, noi gli abbiamo dato la realtà!.. Per i giornali ogni scusa è buona per parlare male del M5S e in queste ore discettano sulla qualità del voto per la candidatura a premier del M5S. Candidarsi alla guida del Paese è una grande, enorme responsabilità e tanto di cappello per chiunque ha deciso di mettersi in gioco. Il più grande in bocca al lupo di tutto il M5S”. Poi una dura critica al Partito democratico: “Tutti sanno come funzionano certe primarie, ad esempio quelle del Pd: c’è un candidato sostenuto dal partito e gli altri pescati dentro (per simulare un vero e proprio match), ai quali viene garantita una quota specifica di voti, giusto perchè perdano con dignità riuscendo a restare capi della loro piccola corrente. Le primarie del Pd servono a pesarsi e poi a riposizionarsi dentro al partito e nelle correnti. È una fiction, ma contenti loro. Da noi questo non esiste, nessuno deve pesarsi, nessuno deve spartirsi quote di potere”.
Ma in coda alle polemiche interne c’è un’altra ombra all’orizzonte delle primarie, quella dei ricorsi. “Le regole violano l’art.7 del ‘Non Statuto’ sul punto degli indagati e il codice civile vietando a chi ha fatto causa al Garante di candidarsi”, spiega l’avvocato Lorenzo Borrè rivelando di essere stato contattato, in via precauzionale, già da diversi iscritti. E Borré oggi sarà al Tribunale di Palermo, chiamato a decidere se confermare o meno il congelamento delle Regionarie in Sicilia dopo il ricorso di Mauro Giulivi. L’Isola dove, anche ieri, è tornato il candidato premier in pectore Di Maio, a testimonianza di una partita che si preannuncia più difficile del previsto.

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