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Apr 15

L’Unione europea che ci serve (e non usiamo)

Fonte: Corriere della Sera

di Daniele Manca

a matematica Cathy O’Neill ama dire che gli algoritmi sono opinioni espresse sotto forma di numeri. E questo ha una conseguenza di non poco conto se pensiamo che nel nostro ecosistema sempre più digitale l’intelligenza artificiale (AI) sta assumendo un’importanza crescente. I programmi su cui si basa l’AI sono scritti da esseri umani con tutti i loro difetti e la connaturata poca oggettività. È per questo che l’Europa si è preoccupata di indicare sette principi ai quali l’industria si deve uniformare per creare affidabili software di intelligenza artificiale. Una notizia alla quale si è prestata poca attenzione. Ma che, al di là dell’oggetto delle linee guida, ci dice quanto l’Unione europea sia fondamentale per regolare i rapporti tra consumatori e aziende. Oltre a garantire una competizione corretta tra le imprese. Si tende a sottovalutare il ruolo dell’Ue in questo campo.

Se non ci fosse l’Europa a sancire alcuni principi, noi ci troveremmo a importare dagli Stati Uniti polli lavati al cloro o chissà quali altri prodotti senza controlli. In quella sorta di tiro al piccione verso Bruxelles nella quale tutte le forze politiche sono impegnate da anni, si tende a mettere tutto assieme, il buono e il cattivo dell’Europa. Da cittadini dovremo essere più attivi nel chiedere ai partiti che si apprestano a una campagna elettorale che porterà alla formazione del nuovo Parlamento europeo, una maggiore chiarezza su quello che hanno intenzione di cambiare o mantenere dell’Unione. Paradossalmente è già un passo avanti. Il timore lo scorso anno era che la campagna elettorale potesse essere addirittura sullo stare dentro o fuori da euro e Ue. Ma la Brexit e i danni da essa creati hanno forse portato consiglio. Anche se non depongono a favore di una politica che appare quanto mai superficiale e attenta al troppo facile consenso.

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