L’Italia è ancora indietro sul digitale ma non c’è alcun divario tra Nord e Sud del Paese

Fonte: Corriere della Sera

di Lorenzo Nicolao

Il nuovo report di EY mette in guardia sulla disomogeneità tecnologica della Penisola: all’avanguardia le grandi città ma è forte il digital divide con le province più isolate


L’indagine
Divario Nord-Sud? Per la digitalizzazione non è il problema, se si fa riferimento all’ultimo report presentato da EY. L’ultima versione della ricerca che riguarda le 107 province italiane sullo sviluppo delle infrastrutture legate alla tecnologia e all’innovazione presenta delle criticità da risolvere, ma evidenzia anche il superamento di un gap che per tanti anni aveva caratterizzato il territorio del Paese. Il livello di efficienza in tale settore può essere ancora notevolmente migliorato, ma gli ultimi dati permettono di rivedere alcuni dei classici cliché. Questo però non vuol dire, stando alle valutazioni di Andrea D’Acunto, Media & Technology Leader di EY, che l’Italia debba ancora fare tantissimo nel campo della digitalizzazione.

Il territorio
Nel Bel Paese la sofferenza digitale è presente un po’ ovunque, perché quasi tutte le province italiane mostrano come ad aree di eccellenza si possano facilmente alternare altre ancora arretrate, completamente ignorate dal processo di digitalizzazione del territorio. Non riguarda solo regioni come Sardegna, Sicilia e Calabria, ma anche Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Forti discrepanze sono presenti anche nel Lazio, appena al di fuori di Roma, come anche nelle Marche, in Toscana e in Abruzzo. Nell’area adriatica in particolare mancano utilities che sono presenti quasi ovunque nel resto del Paese, mentre eccellenze nel campo tecnologico sono presenti al Sud tanto come al Nord. Maggiore è il divario fra le zone urbane e quelle rurali, con le campagne che, meno digitalizzate, vanno a penalizzare settori come l’Agrifood e il Retail Food. Le differenze sono emerse anche dalla capacità di reagire alla pandemia, con le zone meno digitalizzate che non hanno potuto comportarsi allo stesso modo delle altre, che invece hanno saputo attrezzarsi meglio anche nell’ambito dello smart working.

Le prime in classifica
Chi svetta sulla classifica per particolari meriti sono le grandi città, rispetto a una semplice distinzione Nord-Sud, perché Napoli e Cagliari sono comunque a buon punto rispetto ad altre realtà più settentrionali come le province di Rovigo, di Pesaro Urbino e di Fermo. Facile invece da intuire che in classifica città come Genova e Milano siano meglio collocate di Isernia, Vibo Valentia ed Enna. Particolari differenze emergono nel momento in cui realtà non collegate rimangono isolate, prive di adeguate infrastrutture tecnologiche che possano supportare per esempio internet, la banda ultralarga e il 5G. Invece anche nel Sud, contesti di eccellenza circoscritti riescono a rilanciare il territorio, ma sempre e solo in modo capillare.

Le fragilità
Al di là della disomogeneità, il rilancio economico in tutto il Paese oggi fa particolarmente fatica perché privo di infrastrutture che possano favorire una rapida digitalizzazione sul territorio. Non si tratta inoltre di semplici investimenti come la connessione, ma dovrebbero anche comprendere cloud computing, reti IoT e sensoristica, elementi che oggi fanno parte del concetto di smart city ideale. Un’accelerazione che quindi deve ascoltare maggiormente le necessità delle imprese, in uno stretto legame fra infrastrutture ed esigenze territoriali, proprio per favorire il processo produttivo di queste aree del Paese. Il gap infrastrutturale è quindi un problema da risolvere per tutte le province, non solo per determinate regioni. Un ecosistema che, secondo lo studio di EY, può essere migliorato rispetto allo status quo anche grazie alle risorse del Recovery Fund e dal Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza. Un’opportunità sia per i grandi gruppi, sia per le Pmi.

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