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Set 15

“L’Isis trasferisce soldi in Europa per finanziare nuovi attacchi”

Fonte: La Stampa

di Giordano Stabile

L’allarme degli esperti russi: colpirà anche quando non avrà più uno Stato

I capi dell’Isis trasferiscono soldi all’estero, anche per organizzare nuovi attentati, e in quel che resta del califfato impongono «una manovra» durissima sui loro sudditi volta a raddrizzare le finanze e a spremere tutto il possibile. È il quadro della situazione economica dello Stato islamico negli ultimi mesi: il collasso sempre più rapido a livello militare, la perdita di circa l’80 per cento del territorio rispetto al picco del 2015, non hanno ancora piegato del tutto la capacità organizzativa degli islamisti. E i seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi sembrano guardare già al dopo e alla possibilità di continuare a colpire anche senza più uno «Stato».
A lanciare l’allarme è stato Dmitry Feoktistov, a capo del dipartimento sulle «Minacce terroristiche» del ministero degli Esteri russo. «Prima ci concentravamo sulla capacità dell’Isis di accumulare risorse finanziare – ha spiegato a una riunione della Financial Action Task Force (Fatf) -. Ma ora stiamo notando che comincia a trasferire fondi all’estero, anche in Paesi europei, in vista della perdita totale dei suoi territori. È evidente che queste risorse saranno usate per sostenere le cellule terroristiche in Europa e condurre nuovi attacchi».
Sono risorse molto più limitate. Secondo i calcoli del centro di analisi Ihs Markit, le entrate dello Stato islamico sono crollate da 80 milioni di dollari al mese nel 2015 a 16 milioni nel 2017. La causa principale è la perdita dei pozzi di petrolio, distrutti dai raid o riconquistati dalle forze irachene e siriane, e il fatto che il califfato è passato da un’estensione di circa 250 mila chilometri quadrati e 10 milioni di abitanti a meno di un quinto. I documenti recuperati a Mosul e in altre città liberate hanno permesso di capire meglio i flussi finanziari e svelato una burocrazia capillare, come quella di un vero Stato.
L’Isis ha reagito con tre misure, secondo quanto riferito dai russi alla Fatf. Ha imposto ai suoi sudditi di usare soltanto la valuta del califfato, il dinaro, coniato in oro, argento e rame. In questo modo è riuscito a sequestrare gran parte delle valute locali e dei dollari, di uso comune in Iraq e Siria. La moneta da 1 dinaro in oro, del peso di 4,25 grammi, vale circa 140 dollari per il metallo prezioso, ma viene fatta pagare 180 dollari. Il «ministero delle Finanze» dell’Isis è riuscito a piazzarne 100 mila, per un introito di 18 milioni di dollari in valuta.
La seconda misura della «finanziaria» è stata abbassare i prezzi di acquisto dei pezzi archeologici recuperati dai tombaroli autorizzati dagli islamisti. L’Isis ha così aumentato i suoi margini di guadagno. Infine ha puntato all’inserimento nei traffici di eroina dall’Afghanistan, finora monopolio dei Taleban. I jihadisti riescono poi a imporre ancora tasse islamiche, la zakat, e vendono prodotti agricoli. Hanno però il problema di inviare il denaro all’estero.

Come inviano il denaro
In questo caso sono tre le strategie adottate. Parte dei dollari escono fisicamente dal califfato e vengono portati in Libano e in Turchia attraverso i canali usati per l’emigrazione clandestina. I mediatori poi posso usare i money transfer o in alcuni casi banche mediorientali dagli standard più rilassati, anche il giro di vite internazionale sta riducendo queste possibilità. Una terza via è l’uso di Internet. Negli Stati Uniti è stato arrestato ad agosto un cittadino americano, Mohamed Elshinawy, che ha ricevuto attraverso PayPal 8700 dollari dall’Isis con una finta vendita di stampanti. Come per la propaganda, lo Stato islamico riesce a sfruttare al meglio le possibilità offerte dalla Rete e questo resterà un fronte caldo anche quando il califfato sarà ridotto in macerie.

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