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Gen 04

L’Iran, il terrorismo e i numeri in calo

Fonte: Corriere della Sera

di Danilo Taino

Secondo i dati del Dipartimento di Stato, pubblicati dal portale Statista.com, nel 2016 ci sono stati 11.072 atti di terrorismo a livello globale. In calo rispetto ai 13.482 del 2014


Nel rapporto annuale sul terrorismo internazionale del giugno scorso, il Dipartimento di Stato americano ha scritto che «l’Iran è rimasto il maggiore Stato sponsor del terrorismo nel 2016». Con ogni probabilità, l’affermazione, che Washington ripete da anni, rimarrà anche nel rapporto che riguarda il 2017. La repressione interna, in azione in questi giorni in Iran, è insomma portata avanti in parallelo a operazioni internazionali di destabilizzazione, soprattutto in Medio Oriente. I casi più terribili e conosciuti di terrorismo degli anni scorsi sono stati compiuti dall’Isis (che è considerata un attore non statuale). Il numero di attacchi nel mondo è però stato sempre elevato anche prima della nascita dell’Isis e poi durante il declino dell’organizzazione guidata da al-Baghdadi, che alla fine del 2016 aveva già perso più del 60% del territorio in Iraq, il 30% in Siria, il 100% in Libia e nel 2017 è stata sconfitta ovunque.
Secondo i dati del Dipartimento di Stato, pubblicati dal portale Statista.com, nel 2016 ci sono stati 11.072 atti di terrorismo a livello globale. In calo rispetto ai 13.482 del 2014. Già tra il 2006 e il 2011, quando l’Isis non era attivo, il numero di attentati era stato elevatissimo, sopra i diecimila all’anno con un record di 14.414 nel 2007. Poi si era registrato un calo, a 6.771 nel 2012, seguito da una risalita con l’arrivo sulla scena dello Stato Islamico. Il numero di morti da terrorismo ha raggiunto un picco nel 2014, a 32.763, per poi scendere a 29.424 nel 2015 e a 25.621 nel 2016. Il Paese di gran lunga più colpito è l’Iraq, 2.965 attentati nel 2016, seguito da Afghanistan (1.340), India (927), Pakistan (734), Filippine (482). Gran parte delle vittime degli scorsi anni sono dovute ad attentati di Isis e Al-Qaeda, organizzazioni non statuali. Un ruolo rilevante nel sostenere altre organizzazioni terroristiche l’ha però giocato Teheran, secondo le autorità americane. «I corpi della Guardia Rivoluzionaria Islamica iraniana, assieme a partner, alleati e organizzazioni collegate, hanno continuato a giocare un ruolo destabilizzante nei conflitti militari in Iraq, Siria e Yemen», dice il rapporto del Dipartimento di Stato: attraverso il reclutamento di fighters per le milizie sciite e in collaborazione «stretta» con Hezbollah. È anche contro queste attività internazionali di sostegno al terrorismo che si stanno mobilitando molti iraniani.

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