L’Europa sta tornando, ma la crisi non è affatto finita

SPECIALE EUROPA
Fonte: La Stampa

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Economisti a confronto a Davos: le sfide sono crescita e disoccupazione

Il problema del debito in Europa “va affrontato in modo aggressivo”. Di recente Kenneth Rogoff aveva espresso in un articolo chiaramente la sua convinzione che prima o poi paesi come l’Italia avrebbero dovuto affrontare un taglio del debito. A Davos, una tavola rotonda dal titolo “L’Europa è tornata?” gli ha dato l’opportunità di tornare su uno dei suoi principali argomenti di studio. E l’economista di Harvard non ha avuto remore a ripetere la sua tesi – senza citare paesi specifici – che una ristrutturazione di alcuni debiti andrà affrontata, per riportare l’Europa in un porto sicuro.

 

Apparentemente poco ammaccato dallo scandalo che ha colpito l’anno scorso uno dei suoi saggi più famosi, citatissimi da innumerevoli politici, ma rei di aver omesso non pochi dati per arrivare alla conclusione che esista una soglia di debito oltre la quale non sia più possibile per un paese crescere, Rogoff ha sostenuto che “sì”, l’Europa “sta tornando”, ma deve affrontare anzitutto il problema “dei suoi terribili tassi di disoccupazione”, tanto più scioccanti “per società che stanno invecchiando velocemente”. Insomma, “le sfide aperte sono ancora tante”, a cominciare da quella “enorme” della crescita. E poi, l’affondo: l’Europa, ha sottolineato l’economista, “non si sta occupando del proprio futuro, dimenticando i giovani”.

 

Ancora più cupo, il quadro tratteggiato dal top manager di Ubs Axel Weber, noto per essersi dimesso dalla Bce quando la banca centrale cominciò a bombardare gli speculatori anti-euro con le misure straordinarie che l’hanno, di fatto, salvata. Oggi il banchiere riconosce serenamente che “le politiche monetarie hanno stabilizzato” il Vecchio continente. Alla nostra domanda, posta a margine della tavola rotonda, se dunque avesse sbagliato a dimettersi dal board, l’ex presidente della Bundesbank ha preferito non rispondere.

 

Il problema, ha sostenuto Weber durante la discussione, è che non bisogna guardare ai tassi di crescita, ma “a quanti paesi sono tornati ai livelli pre-crisi”. L’unico tornato ai livelli di Borsa e di produzione pre-2008 e che ha addirittura abbassato il tasso di disoccupazione, ha osservato, è la Germania. Che tuttavia non è sempre stata così forte: all’inizio degli anni 2000 era il “malato d’Europa” e “grazie alle riforme Schroeder” si è rimessa in carreggiata. Adesso, però, Weber è di nuovo “preoccupato”, ammette, per le intenzioni del governo tedesco, ad esempio, di ritoccare le pensioni. Così come è ancora “preoccupato” per la situazione complessiva in Europa e teme, tra l’altro, che l’esame imminente dei bilanci delle banche di Bce ed Eba possa rincatenare la furia dei mercati: “alcune banche non supereranno il test”, ha sottolineato.

 

L’unico ad entrare nello specifico della situazione italiana è stato il presidente di Enu, Giuseppe Recchi, che ha ricordato che l’università produce ogni anni laureati in eccesso, ben tremila rispetto alla domanda che arriva dal mercato. E il presidente del Cane a sei zampe ha affrontato il nodo che tutti citano, quando si parla di elementi di rischio per la ripresa italiana: la politica. Recchi ha detto che “non è in grado di riformarsi” ma che ora c’è aria di novità. “Renzi – ha osservato – è molto energico, sta cambiando la scena e sta guidando un ‘momentum’ unico; sta aprendo una nuova era”.

 

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