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Giu 23

L’errore degli sconti annunciati (e non realizzati)

Fonte: Corriere della Sera

di Daniele Manca


L’ultima idea è un taglio dell’Iva per agevolare i consumi. Gli Stati generali voluti dal governo hanno prodotto anche questo. Una possibilità, peraltro già attuata in un Paese come la Germania, dove l’aliquota è stata ridotta temporaneamente dal 19 al 16% e dal 7 al 5% per i generi alimentari. Chi non sarebbe contento di un taglio delle tasse? Prova ne sia che qualsiasi partito in occasione di qualunque campagna elettorale se n’è fatto promotore. Perlomeno a parole. Peccato che soprattutto nel caso dell’Iva, il parlarne potrebbe non essere privo di effetti. Negativi soprattutto. I consumi a maggio sono scesi secondo l’indicatore della Confcommercio di quasi il 30% (29,4%). E seguivano una caduta di aprile ancora più forte, del 47% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La difficoltà, con una crisi prima sanitaria ed ora economica, di riprendere il ritmo normale nei consumi è evidente.

Il rischio
Di fronte alla possibilità di un taglio dell’Iva per quanto temporaneo il rischio è rimandare gli acquisti non certo quelli di prima necessità, ma gli altri, spesso più sostanziosi. Tanto più che come avvertito dal governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, in materia fiscale non si deve e non si può ragionare «imposta per imposta». Ma serve «una visione complessiva». Questo non è il momento delle approssimazioni. Nel libro «Le scomode verità» di Alberto Brambilla (Ed. Solferino) si rivela come solo poco più di 30 milioni di cittadini paghino l’Irpef, cosa che significa che il 50,71% degli italiani non ha reddito. Un quarto dei cittadini italiani pagano l’80% di tutta l’Irpef.

Il ribilanciamento
Un conto è adoperarsi per una riforma del Fisco, che attui un ribilanciamento delle imposte, un altro è lanciare «idee» che se proposte da chi ha incarichi di governo per di più ai massimi livelli non possono che essere recepite come indicazioni sul futuro. Posto che quelle idee abbiano gambe. È per questo che lo stesso presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, si è dichiarato a favore di una riduzione dell’Iva, ma ancora di più alla certezza delle regole. Provocare smottamenti in una economia già terremotata dalla pandemia, non è il modo migliore per infondere fiducia nei cittadini. Tanto più in chi, come le imprese, è motore della crescita e deve intraprendere scelte di investimento. Se a questo ci si aggiungano altre «idee» come far balenare ingressi in società quotate in posizione importante (vedi il caso Tim); o continuamente rinviare decisioni come su Autostrade; il quadro si completa. Un quadro che consiglierebbe di fermarsi e passare dalle «idee» alle decisioni. E, vista l’esperienza di questi mesi, preoccupandosi che diventino «fatti».

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